“America Latina”, è una disamina straziante sull’afflizione di un uomo in conflitto con se stesso alla ricerca della dolcezza

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Titolo: America Latina

Regia: Fabio D’Innocenzo, Damiano D’Innocenzo

Sceneggiatura: Fabio D’Innocenzo, Damiano D’Innocenzo

Musica: Verdena

Produzione Paese: Italia, Francia, 2021

Cast: Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico, Carlotta Gamba, Federica Pala, Filippo Dini, Massimo Wertmüller, […]

Il titolo fa pensare all’emigrazione italiana verso l’America, terra promessa, che si è verificata tra la seconda metà del XIX secolo e l’inizio del secolo scorso così come è avvenuta in Italia dopo la Bonifica pontina a Latina. Territorio brullo e informe, la cui estetica esteriorizza l’etica di Massimo Sisti (Elio Germano), un dentista affermato, corretto e serio, dove vive assieme alla sua famiglia, in una villa isolata, fredda, dalla forma geometrica bizzarra, innovativa, inespressiva alla vista, circondata da uno squallido, trascurato e indefinito paesaggio. Massimo adora la sua famiglia, ama sua moglie Alessandra (Astrid Casali) e le sue due figlie Laura (Carlotta Gamba) e Ilenia (Federica Pala). Ha rapporti di amicizia sincera con Simone (Maurizio Lastrico) ma la sua relazione col padre (Massimo Wertmuller), che abita lontano, è basata sull’ eracliteo contrasto sentimentale tra amore e odio. Un giorno, uno dei tanti, Massimo scende nel piano interrato della villa e trova una sorpresa imprevista,  inimmaginabile, inconcepibile, senza senso, che gli stravolge la vita ponendolo in una crisi interiore profonda.

Scrivono i registi nella presentazione del film in concorso alla 78^ edizione della Mostra del Cinema di Venezia:«Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché, semplicemente, era quella che ci metteva più in crisi. In crisi come esseri umani, come narratori, come spettatori. Una storia che sollevava in noi domande alle quali non avevamo (e non abbiamo, nemmeno a film ultimato) risposte che non si contraddicessero l’una con l’altra. Interrogarci su noi stessi è la missione più preziosa che il cinema ci permette e America Latina prende alla lettera questa possibilità, raccontando un uomo costretto a rimettere in discussione la propria identità. Essendo gemelli, anche i nostri due film precedenti raccontavano storie di famiglie, di senso di appartenenza, di sangue, ma non ci eravamo mai addentrati così a fondo nel tema e abbiamo scelto la via per noi più rischiosa: la dolcezza. La dolcezza e tutte le sue estreme conseguenze. America Latina è un film sulla luce e abbiamo scelto il punto di vista privilegiato dell’oscurità per osservarla».

In effetti, America Latina è un film che non lascia indifferenti, che pone in continua attesa così come avviene nella vita di ogni giorno, che fa riflettere sul protagonista e per traslazione su noi stessi che, spesso, addossiamo la causa delle nostre azioni alla nostra superficialità d’animo oppure  ai nostri vuoti di memoria o, ancora, agli altri, a chi ci sta vicino o per amore o per amicizia. In definitiva, nello scorrere della vita si cerca, senza trovarla, negli altri la causa delle proprie fisime e delle proprie ossessioni, del proprio modo di essere, che porta a troncare amicizie e a perdere gli affetti più cari e a non liberarsene se non con una purificazione della mente e l’espiazione. Ci si imbatte in  uno stato di disagio inspiegabile che affonda le radici in un passato che non si riesce a “seppellire” e da cui emerge una violenza insopportabile e priva di senso. Soltanto la ragione sottoposta ad un lavacro forte e rigenerativo può ridare senso all’agire umano e risvegliare quei sentimenti umani che uniscono e danno vigore alla vita. Essere intrappolati in se stessi, costretti a stare nella gabbia della mente, non dà alcun respiro, alcuno sbocco vitale, fa gustare solo per un attimo il dolce che subito dopo viene “vomitato”, e non fa nemmeno intravedere la luce in fondo al tunnel. Si osserva, infatti, un’intensificazione di un conflitto interiore, profondo, continuo, estenuante, nell’ambito di un continuo accrescimento di un dramma personale che, per forza, si trasferisce negli altri, e che porta Massimo a mettere in discussione la propria identità ed a pensare di fare delle scelte disumane, che però vengono annichilite dalla morale che gli è dentro e dall’attaccamento alla famiglia che nel contempo idealizza e infastidisce. E sulla quale i registi dicono che: « famiglia è al centro delle nostre indagini perché è lì che si formano i problemi e le battaglie che combattiamo giornalmente. Credo che il senso della famiglia vada riletto in maniera moderna. La famiglia di questo film è molto particolare ed è fondata sull’amore, letteralmente fondata e generata da un grandissimo amore, che poi sia non corrisposto, intrappolato o poco visibile non importa, è in secondo piano».

È magistrale l’interpretazione di Elio Germano, che, attraverso i continui primi piani e grazie ad una sceneggiatura originale e coinvolgente, riesce a mettere in chiaro i continui stati d’animo del protagonista dando bellezza ad una storia caratterizzata da bruttezza.

Filmografia

La terra dell’abbastanza (2018) Favolacce (2020).

Francesco Giuliano


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Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).