Angerlo Izzo, 50 anni dopo la strage del Circeo, si è laureato in legge nel carcere di Velletri

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“Ha studiato molto e alla fine è riuscito a conseguire una laurea in legge. Per lui è una forma di gratificazione personale, per il sistema penitenziario un esempio positivo. Ma la cosa più importante è che, forse, grazie a questi studi, ha compreso ancora meglio gli orrori che ha commesso”. Così l’avvocato Rolando Iorio commenta la notizia della laurea ottenuta in carcere dal suo assistito, Angelo Izzo.

Quasi cinquant’anni dopo il massacro del Circeo e vent’anni dopo il delitto di Ferrazzano, Izzo si è laureato. Ha studiato nel penitenziario di Velletri, dove è detenuto in un reparto speciale insieme ad altri cinque reclusi considerati ad altissima pericolosità. Sta scontando due ergastoli per crimini che hanno segnato la storia nera italiana.

Il primo risale al 1975. Tra il 29 e il 30 settembre, insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira, attirò due ragazze, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, in una villa a San Felice del Circeo, in provincia di Latina. Le sequestrarono, le violentarono, le torturarono. Lopez morì. Colasanti sopravvisse fingendosi morta.

Il secondo delitto è datato aprile 2005. In una villetta a Campobasso vennero trovati i corpi di Maria Carmela Linciano e della figlia Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di un ex collaboratore di giustizia della Sacra Corona Unita. Dietro il duplice omicidio, ancora lui: Angelo Izzo, il “mostro del Circeo”. Uccise mentre si trovava in semilibertà.

Difficile che uscirà mai di carcere. “Dubito che potrà esercitare la professione”, ammette il suo legale. Ma ieri mattina Izzo, come ha rivelato l’Adnkronos, ha conseguito la laurea in giurisprudenza. Voto finale: 92 su 110. Titolo della tesi: “Il lato oscuro dell’illuminismo giuridico”.

“Mi ha chiamato dopo la discussione, era molto contento”, racconta Iorio. “Dal punto di vista psicologico è un segnale positivo, parte di un percorso di risocializzazione”. Festeggiamenti? “Forse gli concederanno un pranzo leggermente diverso dal solito, ma non ne sono certo”, conclude il penalista che lo assiste da 15 anni.

Fonte ( La Repubblica )


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