Appello di Architetti ed Ingegneri per il restyling del Franchi: “La nostra professionalità al servizio della città”

Intervista all'Architetto Pier Matteo Fagnoni e l'Ingegner Giancarlo Fianchisti

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FIRENZE – La lettera del ministero, la conferenza stampa del sindaco Nardella e la questione stadio Franchi sono ormai diatribe note a Firenze, da mesi, o meglio, da anni. Naufragata in tutto o in parte l’idea del nuovo stadio, si è sicuramente aperta una certezza: lo stadio Artemio Franchi di Pier Luigi Nervi (ma anche, è doveroso farne menzione, di Gioacchino Luigi Mellucci e Alessandro Giuntoli) deve rimanere. Appurato questo assioma, allora, è fondamentale pensare al futuro di quello che è considerato, almeno a Roma, un bene da tutelare. Si potranno aggiungere nuovi volumi, coprire l’intero stadio e modificarlo in modo da renderlo polifunzionale e moderno.

Il sindaco Nardella, in conferenza stampa, ha annunciato che il comune, dalla sua, metterà tutto l’impegno possibile nel far si che lo stadio torni agli antichi fasti, ovviamente in chiave moderna. Inizieranno, difatti, i lavori di adeguamento sismico già finanziati, per un importo di 8 milioni di euro e poi al vaglio il da farsi sulla parte esteticamente e funzionalmente più impattante, il vero e proprio restyling. Annunciato un mega concorso al quale parteciperanno i più grandi architetti del globo, i cosiddetti Archistar. Non sono mancate le polemiche alla dichiarazione di uno di loro, Massimiliano Fuksas, il quale ha dichiarato che il quartiere Campo di Marte: “É lo stadio Artemio Franchi”. I cittadini di Campo di Marte non l’hanno presa bene, Campo di Marte è altro, profondamente altro.

Risulta importante partire dalle parole di questo valente architetto per interrogarsi sul futuro del Franchi. La città è di chi la vive, chi abita i quartieri e la conosce, la coccola e la subisce in tutti i suoi aspetti. É dunque spontaneo chiedersi se non possa essere fondamentale dar voce a chi questa città la abita da cittadino ma anche da professionista del settore. Ingegneri ed Architetti gigliati conoscono Firenze come le loro tasche, nei suoi quartieri, nella sua urbanistica, la conoscono ne profondo del suo carattere. Ma il comune per adesso non ha accennato ad accorgersi di loro, eppure sono un piccolo esercito di cittadini di Firenze, nonché di validi professionisti, pronti a mettersi a disposizione di Palazzo Vecchio, come fiorentini (di nascita o d’adozione), come tecnici e spesso come tifosi. Basti pensare che l’Ordine degli Ingeneri della Provincia di Firenze conta oltre 4000  iscritti (di cui 3000 civili), quello degli Architetti quasi 5000.

Abbiamo sentito ai nostri microfoni l’Ingegner Giancarlo Fianchisti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze. Fianchisti è nato nel 1953, ironia della sorte nel quartiere di Campo di Marte, dove è cresciuto, risiede e dove lavora. Nessuno meglio di lui ha a cuore e conosce la questione Franchi. Dopo una vita come dirigente del Genio Civile in Regione Toscana, dal 2016, è titolare di uno studio professionale.

Ingegnere, il Comune vi ha contattato per parlare della questione Franchi?

Al momento non ancora, ma speriamo che possa farlo presto. Noi Ingeneri vogliamo mettere a disposizione della nostra città le competenze che possediamo, conosciamo il territorio e siamo tecnicamente preparati, crediamo che il comune debba attivare un tavolo tecnico dove chi lavora da sempre a Firenze abbia modo di dire la sua. Vorrei che l’Ordine diventasse un organo consultivo dei professionisti locali. Come Ordine degli Ingegneri ci siamo anticipati organizzando una tavola rotonda a tema stadio il 29 p.v. alla quale il Comune è invitato, ad oggi ci hanno fatto sapere che parteciperanno. Il nostro appello a Palazzo Vecchio è semplice, dateci modo di rendere il nostro sapere utile a Firenze. Altresì chiederemo al Comune se sono state effettuate delle indagini sulla sismicità della zona ed eventualmente di mostrarcele.  

Personalmente come ritiene che si debba agire per il futuro dello stadio Franchi?

Il Ministero è stato chiaro, appurato che il Franchi non può esser buttato giù, è fondamentale ridisegnarne il futuro. Quanto detto dall’Architetto (Fuksas, n.d.r.) mi fa sorridere, sottolinea quanto sia fondamentale il nostro coinvolgimento. L’affermazione ha un problema di fondo. Campo di Marte non vive di stadio, ci saranno 10 bar e 5 ristoranti che campano sullo stadio, il resto del quartiere mi verrebbe da dire che lo stadio lo subisce. Basti pensare a tutte le attività che nelle domeniche sportive chiudono per paura di subire danni al locale. Il Franchi rinnovato dovrà integrarsi con il quartiere, diventare fulcro di Campo di Marte e non un mondo a sé. Per questo reputo fondamentale una rete infrastrutturale e di viabilità che permetta allo stadio di non essere una cattedrale nel deserto, ma una parte viva del quartiere. 

Si è a lungo parlato, durante la conferenza stampa a Palazzo Vecchio, della presenza di numerosi Archistar per questo concorso. Nonostante questo nessuno ha ancora contattato chi rappresenta e racchiude i quasi 5000 architetti che lavorano a Firenze giorno dopo giorno. Noi abbiamo deciso di sentirli a mezzo Pier Matteo Fagnoni, presidente dell’Ordine. Pier Matteo Fagnoni è nato nel 1966, dopo una laurea a Firenze e un dottorato a La Sapienza di Roma è divenuto titolare del suo studio professionale (Fagnoni&Associati).

Fagnoni&Associati si trova in Campo di Marte, diretta concorrenza con il collega Fianchisti (ride, n.d.r.). Per puro caso vi trovate entrambi sul luogo del contendere, come pensa questo Franchi rinnovato?

Anche io, come il collega, lavoro a pochi metri dallo stadio, è un fatto buffo ma che deve far riflettere. Riflettere su come i professionisti siano capillari nel territorio e quanto il loro apporto darebbe un plus a tutto il processo. Io auguro al Franchi di tornare ad essere un orgoglio dei fiorentini per altri 100 anni come lo è stato fino ad oggi, dove vivere il calcio e non solo, dove vivere Campo di Marte.

Presidente, Palazzo Vecchio immagino non abbia contattato neanche voi?

Per il momento assolutamente no. Come detto dal collega auspichiamo che venga fatto presto e speriamo di poter contribuire come Ordine degli Architetti. L’idea del mega concorso può avere una sua validità, ma dev’essere accompagnata da un processo organizzativo adeguato nel quale Palazzo Vecchio non può e non deve ignorare le realtà locali, di Campo di Marte e di tutta l’area fiorentina.

Cosa crede che possa esser fatto dal vostro Ordine? Non crede che davanti a grandi nomi dell’Architettura non ci sia posto per voi?

Partiamo dal presupposto che io rifuggo il termine Archistar. Non mi piace e non lo trovo adeguato. Il mondo è pieno di valenti professionisti, questo è ciò che va ricercato in un Architetto, le capacità tecniche e professionali, non importa un grande nome. Detto questo la frase che abbiamo sentito pronunciare a Massimiliano Fuksas dimostra l’assurdità di distaccare in maniera totale il territorio dall’Architetto che realizza l’opera. A Firenze abbiamo una grande tradizione e, se vogliamo rimanere nell’ambito di mega-studi, ne abbiamo di validi anche in città. Alcuni studi fiorentini sono fra i maggiori d’Italia ed operano in tutto il mondo, a volte non è necessario cercare la qualità a Sydney quando la si può trovare “sotto casa”, con i relativi vantaggi di avere qualcuno integrato con il luogo.

Quindi ritiene che debba essere uno studio locale ad occuparsi del progetto?

Non necessariamente, anche io ho partecipato a concorsi nazionali ed internazionali, ma quando mi è capitato di vincerli mi sono sempre appoggiato a studi locali. Non è possibile occuparsi da soli di una realtà sconosciuta, si va a perdere il Genius loci che è il vulnus dell’architettura. Recentemente ho avuto modo di confrontarmi con Gino Zavanella, l’Architetto dello Juventus Stadium, che mi ha confermato quanto l’aspetto della conoscenza del territorio sia fondamentale davanti ad opere di tali dimensioni. Credere di poter venire dall’altra parte d’Italia o addirittura del mondo e conoscere Firenze, è ingenuo nonché presuntuoso. Siamo una città fatta di architettura e architetti, è giusto dare spazio alla professionalità locale.

Nella pratica cosa chiedete al Comune di Firenze?

Di renderci partecipi nell’analisi prima del concorso, utile a stabilire le linee guida per i concorrenti. Ci auspichiamo che l’ente banditore ponga una clausola per cui chiunque vinca debba appoggiarsi ad un tecnico locale. Speriamo dunque che il comune consideri le realtà locali per le fasi preparatorie e non si dimentichi di noi che lavoriamo giorno dopo giorno a e per Firenze.

L’appello di Architetti ed Ingegneri fiorentini è chiaro: Fondamentale il coinvolgimento di chi lavora a Firenze con amore, competenza e passione per non perdere -come detto da Fagnoni- il Genius loci alla base dell’Archiettura. Questo per far sì che il Franchi ristrutturato non sia, come teme Fianchisti, una cattedrale nel deserto.


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