Arrestato in Germania l’assassino di Giulia Cecchettin. Giulia è l’83° vittima di femminicidio dall’inizio dell’anno

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Quando la polizia lo ha fermato era a bordo della sua auto, nel sud della Germania, e non in Austria, dove era stato visto domenica scorsa, l’ultima volta prima di sparire nel nulla. In quella Fiat Grande Punto nera su cui si erano concentrate le attenzioni della polizia di tutta Europa. Alla fine è stato fermato Filippo Turetta, dopo una settimana di latitanza. Su di lui pende un’accusa ignobile: omicidio aggravato. Ovvero: ha ucciso a coltellate la sua ex fidanzata e ha cercato di nascondere il cadavere, facendolo ruzzolare lungo un dirupo, per oltre 50 metri, fino a fermarsi in un canalone nei pressi del lago di Barcis, in Friuli-Venezia Giulia. Poi è fuggito di nuovo, sempre con la sua auto. Prima il procuratore di Venezia, poi i suoi genitori gli hanno chiesto di fermarsi, di costituirsi, di assumersi le responsabilità di ciò che ha fatto. Stamattina la notizia dell’arresto, a poco meno di 24 ore dal ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin.

Giulia Cecchettin è l’83esima vittima di femminicidio dall’inizio dell’anno. A raccontare alle agenzie di stampa la svolta è stato l’avvocato del giovane, Emanuele Compagno, che ne ha avuto conferma poco fa e ha informato i genitori. Adesso sarà un giudice tedesco a dover valutare il Mae, ossia il mandato di arresto europeo, e a decidere sulla consegna. Nel frattempo emergono nuovi dettagli sull’omicidio: in base a quanto ha riferito il medico legale Antonello Cirnelli, che ha svolto l’ispezione esterna della salma per conto della Procura di Pordenone, gli investigatori sono convinti che Giulia fosse già morta quando il suo corpo è stato lanciato nella scarpata. Le ferite da arma da taglio alla testa e al collo erano infatti svariate e molto profonde, segno di coltellate inferte con grande violenza: appare dunque impossibile che la ragazza fosse ancora viva molte ore dopo, quando l’ex fidanzato ha scaricato il cadavere a centinaia di chilometri dal luogo dell’aggressione.


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