“Costretto a togliere i colori dell’Ucraina per quieto vivere”

Antonio Morozzi lamenta offese via Facebook da parte di Lenny Bottai ma minimizza e la prende con filosofia

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Antonio Morozzi e una delle sue saracinesche


LIVORNO – “L’avrei lasciata così ma ho dovuto cambiarla per rasserenare l’ambiente”. Antonio Morozzi, artista e scenografo livornese noto per aver dipinto le saracinesche degli esercizi commerciali di Borgo Cappuccini, spiega così perché ha cambiato volto alla sua installazione in questi giorni, colorandola con tutte le bandiere dei paesi in guerra e non solo con quella dell’Ucraina come era in origine. “L’omino” di Morozzi, una sagoma in legno alta un metro e sessanta sorge dal 4 marzo scorso in Largo Fratelli Rosselli sul piedistallo dove si ergeva prima del restauro e del trasferimento a Palazzo Comunale la statua del Villano, simbolo della resistenza dei livornesi all’assedio degli austriaci nel 1496. L’opera di Morozzi quando è stata realizzata, un mese fa, allo scoppio della guerra, stringeva la bandiera ucraina e aveva il corpo dipinto di giallo e di azzurro, l’idea era nata dalla volontà di esprimere solidarietà con il popolo attaccato dalla Russia di Putin. “I cittadini ucraini come i nostri contadini che resistettero agli austriaci, una grossa potenza contro una piccola nazione, il messaggio voleva essere questo” dichiara Morozzi che è stato costretto per un “quieto vivere” come ci tiene a sottolineare, “onde evitare polemiche”, a cambiare se non del tutto almeno in parte, carattere e significato alla sua installazione, che adesso è un messaggio di pace universale contro tutte le guerre. “Qualcuno senza lasciare una firma o provare ad aprire un dialogo ha portato via la bandiera ucraina una notte, io sono una persona che almeno ci ha messo la faccia quando ho realizzato la mia opera” protesta l’artista livornese che denuncia anche delle aggressioni verbali da parte del segretario del partito comunista Lenny Bottai su Facebook: “essere mandato a quel paese su un social network può diventare anche un reato oltre che essere una dimostrazione di maleducazione ma non voglio fare nessuna polemica, sono andato a trovare Lenny alla sua palestra e ci siamo confrontati, ho voluto conoscerlo di persona, lui mi ha parlato della sua visione politica riguardo alla guerra in Ucraina. Credo nel dialogo tra le persone e per me non è stato un sacrificio cambiare la mia installazione, non mi arrabbio e cerco di restare il più sereno possibile. Il significato della mia opera ha preso spunto dalla statua del Villano ma Largo Fratelli Rosselli era già da un po’ che mi faceva pensare, qui sono morti tanti livornesi durante i bombardamenti del ‘43 nel rifugio sotto al Palazzo dell’Aquila Nera, preferisco pensare ad arricchire la piazza che è una realtà per i livornesi e sono per dialogare sul dibattito aperto riguardo a questo spazio pubblico”.


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