Da Gramsci a Fedez: l’eclissi della sinistra.

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LATINA- Ignoro l’arte di Fedez. Credo si tratti di un prodotto commerciale, mass mediatico. Araldo e bardo di un capitalismo social che dovrebbe provocare l’orticaria alla sinistra o, almeno, alle sue ceneri.

Scriveva Antonio Gramsci, fondatore di quel Pci che ha rappresentato – comunque la si pensi – una grande speranza collettiva per i più deboli- :” La conquista dell’egemonia culturale è precedente a quella del potere politico e questa avviene attraverso l’azione concertata di intellettuali organici infiltrati in tutti i mezzi di comunicazione, di espressione e nelle università”.

Se Fedez, proletario del bosco verticale di Milano, improvvisamente diventa l’eroe della sinistra sui diritti civili, oggettivamente qualcosa s’è rotto. Nell’alfabeto, nella grammatica, nei cromosomi di quella che un tempo era la sinistra politica.

L’autore di memorabili canzoni, come ad esempio: “Niente cambierà, che cazzo ridi? E’ tutto fumo e pubblicità”.

Rischia d’essere proprio tutto fumo e pubblicità l’ultima polemica a favore di social innescata dal principe consorte di Chiara Ferragni: gli sarebbe stato impedito di comiziare sul ddl zan adducendo ad un “sistema” complesso che governa la Rai. Il termine sistema può legittimamente inquietare. Tuttavia, il funzionario e la Vice Direttrice di Rai 3, ai tempi gloriosi di Sandro Curzi ribattezzata Tele Kabul, cercavano di spiegare al nuovo Ernesto Bassignano della rive gauche italienne, che la tv pubblica non può mandare in onda qualsiasi cosa passi per la testa ad un simpatico figliolo che ama smaltarsi le unghie.

A tal proposito, suscita viva compassione il tweet di Conte feat Casalino, il quale dice di stare dalla parte di Fedez. Come se a nominare i vertici Rai, tra cui la Vice Direttrice che ha interloquito con il rapper, fosse stata una sua controfigura.

Ricordo quando fu impedito a Papa Benedetto XVI di parlare all’università “La Sapienza” di Roma, per non precisate ragioni di opportunità. Allora al Governo c’era Romano Prodi. Nessuno, proprio nessuno, a sinistra alzò le barricate in un’orgia solidariatica come sta avvenendo in queste ore per il marito di Chiara Ferragni.

Ha scritto con ragione Claudio Petruccioli, ex Presidente della Rai e parlamentare comunista, che il 1 maggio si è discusso più dei diritti civili – sacrosanti- che non di politiche attive per i lavoratori.

E’ questo il dramma, l’eclissi, della sinistra: l’aver completamente sostituito i diritti sociali con quelli civili. Le grandi battaglie della sinistra italiana, in questi ultimi anni, sono state la Legge Cirinnà e il ddl Zan. Temi di assoluta civiltà, come il riconoscimento delle unioni civili o la lotta a qualsiasi forma d’odio nei riguardi del diverso. Anche se, in riferimento al ddl Zan, andrebbe eliminata ogni menzione alla teoria gender che renderebbe, di fatto, insostenibile il provvedimento per le tante coscienze cattoliche presenti anche a sinistra.

Quand’è l’ultima volta che qualcuno, a sinistra, ha visitato una fabbrica o un qualsiasi luogo di lavoro? Quand’è stata l’ultima volta in cui la classe dirigente ha dialogato, finanche scontrandosi, con i lavoratori, con gli ultimi piani dell’ascensore sociale? L’impressione è che abbiano smarrito persino il vocabolario, il lessico per potere essere da loro compresi e sostenuti. Difatti, i proletari del 2021 votano altro ed altri.

Continuate così, cari compagni e sarete sempre più un partito senza popolo. Come si sarebbe detto una volta, quando c’era la Politica, privo di un blocco sociale di riferimento.

Col rischio di finire come la succursale periferica della pur gloriosa Arcigay.

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Matteo Palombo
Sono laureato in Scienza della Politica con tesi dal titolo: ”L’eccezionale: Storia istituzionale della V Repubblica francese”. Socialista liberale libertario e radicale. Mi sono sempre occupato di politica e comunicazione politica collaborando a campagne elettorali e referendarie. Ho sempre avuto una passione per il giornalismo d’opinione e in News-24 ho trovato un approdo naturale dove poter esprimere liberamente le mie idee anche se non coincidono sempre con la linea editoriale della testata. Ma questo è il sale della democrazia e il bello della libertà d’opinione.