Fabrizio Corona, colpevole “a prescindere”

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Ci sono storie che, se lette con la giusta luce, mostrano assai bene l’obiettivo opaco della giustizia italiana. Uso non a caso una metafora fotografica, ché alludo al caso di Fabrizio Corona.

Riassumere le vicende giudiziarie del fotografo dei vip ed imprenditore è pressocché impossibile. L’odissea del nostro ha inizio nel 2007 con la prima inchiesta denominata “Vallettopoli” condotta dalla Procura di Potenza (Potenza della noia!),segnatamente dal magistrato Woodcock. Da allora la macchina giudiziaria per Corona non si è più fermata: Milano, Roma, Torino sono tantissime le Procure italiane che si sono occupate del re dei paparazzi.

Il reato originariamente contestato era associazione per delinquere finalizzata all’estorsione. Si contestava, cioè, a Corona il lavoro che egli ha sempre svolto: quello di fotografo e, successivamente, titolare dell’agenzia Corona’s.

L’idea che mi son fatto, tentando di rileggere dopo anni questa tempesta giudiziaria, è che per alcuni Magistrati Fabrizio Corona sia colpevole, come direbbe Totò, “a prescindere”. Anzi, colpevole per essere troppo bravo nel suo lavoro.

Poi, certo, ci sono i gesti plateali, le intemperanze che possono essere comprese anche alla luce di alcune patologie psichiatriche di cui Corona è risultato essere affetto. Questo particolare non vuole sembrare una attenuante, ma è utile per inquadrare e contestualizzare il personaggio.

La verità è che, nel bene e nel male, Fabrizio Corona ha plasmato e cambiato la narrazione dello spettacolo italiano, del gossip e di una televisione che, povera di qualità e di cultura, aveva bisogno di creare dal nulla dei personaggi richiesti dal mercato.

Questa operazione la si può giudicare negativamente da un punto di vista culturale, appunto, o morale ma difficilmente possono negarsi i meriti di Fabrizio Corona a livello professionale. Un caso su tutti: quando scoppiò la vicenda di Lapo Elkan sentitosi male a casa del trans Patrizia, al secolo Donato Brocco, l’unico ad avere l’intervista esclusiva con il trans che aveva salvato la vita al rampollo di casa Agnelli fu, appunto, Corona.

La quantità innumerevole di misure cautelari inflittegli, siano esse in carcere, ai domiciliari o presso strutture, le multe infinite, i controlli notturni da parte delle forze dell’ordine sono degni del peggior criminale della storia moderna.

L’impressione è che Fabrizio Corona paghi il fio, oltre che per il suo carattere (sempre meglio averne uno!) anche per un filo di latente invidia generale: bravo, bello, ricco, Corona dà fastidio ancora a tanti. Varrebbe la pena ricordare il bellissimo passo di Schopenhauer: “Chi ha meriti riconosce anche i meriti altrui, s’intende quelli genuini e reali. Ma colui a cui manchi ogni pregio e merito desidera che non ce ne siano affatto: vederli negli altri è come venir disteso sull’eculeo; la pallida, verde, gialla invidia gli rode il cuore”.


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