Il cubismo: un’avanguardia storica del Novecento

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L’arte deve turbare, la scienza deve rassicurare.                        Georges Braque

         Il cubismo è stato il movimento artistico-pittorico d’avanguardia che ha avuto inizio a Parigi, intorno al 1907, dalla pittura di Pablo Picasso (1881-1973) e di Georges Braque (1882-1963) e dalla loro proficua collaborazione. Questi due pittori, che furono influenzati dalla scultura africana e dall’opera di Cézanne, rivoluzionarono il modo di intendere lo spazio e le forme dell’immagine artistica.

  La ricerca di Paul Cézanne, che costruiva lo spazio dell’immagine dipinta attraverso sintesi volumetriche, si rivelò fondamentale; la retrospettiva delle sue opere al Salon d’Automne colpì profondamente Picasso, Braque, Fernand Léger e Juan Gris.          Il quadro Le demoiselles d’Avignon (1907) di Picasso è considerato l’incunabolo della nuova visione cubista, il manifesto e il punto di partenza di questa avanguardia storica del Novecento, perché le figure rappresentate in forme geometriche, con caratteri di assoluta originalità, appaiono scomposte.

Lo spazio in questo dipinto-manifesto non è costruito secondo le regole della prospettiva tradizionale ed anche la piatta stesura del colore non dà l’illusione della profondità. L’espressività dei volti, soprattutto delle due donne a destra, sembra ispirarsi alle maschere rituali, primitive africane.

Intorno a questo quadro, che costituisce una specie di basilare antefatto al movimento, e intorno al giovane Picasso, destinato a diventare l’artista più importante del XX secolo, si raccolsero altri pittori di tendenza avanguardista.

Il termine cubismo deriva da un giudizio sommario, denigratorio del critico d’arte Louis Vauxcelles che, a proposito di due dipinti di Braque esposti al XXV Salon des Indèpendants, parlò di «bizzarrie cubiche», e venne reso ufficiale dal saggio Du cubisme, pubblicato nel 1913 dai pittori e teorici francesi Albert Gleizes e Jean Metzinger. Nello stesso anno il letterato Guillaume Apollinaire pubblica I pittori cubisti in cui rievoca la nascita del movimento artistico e ne delinea gli aspetti principali, in particolare «la quarta dimensione» che diventa la caratteristica più appariscente del nuovo stile cubista.

 I pittori cubisti volevano raffigurare l’essenza della realtà, andare oltre la forma esteriore naturalistica e avviare così un processo di trasformazione e astrazione della realtà, rappresentata non come appare, ma come la nostra mente la raffigura. La loro principale preoccupazione era quella di andare oltre le tre dimensioni della geometria euclidea, rompendo definitivamente con la prospettiva classica rinascimentale.

Il problema per loro non consisteva più nel rappresentare gli oggetti (nature morte con bottiglie, bicchieri, pipe, frutti e altre cose a portata di mano negli ateliers) in una collocazione spaziale fissa e monocentrica, secondo un unico punto di vista, ma di restituirne molteplici aspetti e sfaccettature in una simultaneità di visione, come se fosse possibile vederli contemporaneamente secondo una molteplicità di prospettive (da tutti i lati, da sopra e sotto).                                                                                                                                                                                    Il cubismo con il suo rinnovato linguaggio pittorico, che si opponeva alla figurazione tradizionale, pur restando realista, rivoluzionava il convenzionale rapporto plastico-volumetrico-spaziale dell’oggetto rappresentato poiché smantellava in maniera definitiva le strutture della vecchia sintassi formale.                                                                                                                  Dal punto di vista storico il cubismo può essere suddiviso in tre periodi. In una prima fase (1907-1909) i pittori dipingevano figure e oggetti semplificati e ridotti a forme geometriche e cercarono di riprodurre sulla tela una visione multipla, simultanea e tridimensionale della realtà. La frantumazione della forma nello spazio pittorico è determinata dalla moltiplicazione dei punti di vista.

 Tra il 1909 e il 1911, la pittura cubista diventa analitica perché spazio e oggetti sono ridotti a solidi geometrici, scomposti e smembrati negli elementi costitutivi e collocati sulla tela senza alcun rilievo. Questa seconda fase “pura” è caratterizzata da un’evidente severità cromatica basata sui grigi e sugli ocra; l’attenzione dell’artista è interamente rivolta sulla forma e non al colore che svolge un ruolo secondario. Gli oggetti sono analizzati nelle loro componenti plastiche scomposte in singole entità volumetriche le cui facce sono ribaltate sulla superficie dove si intersecano tra loro.                                                                                                                                                              Dal 1911 ha inizio la fase del cubismo sintetico, inteso a riconsegnare all’immagine la possibilità di rappresentare l’essenza stessa dell’oggetto. Infatti l’oggetto rappresentato, dopo essere stato analizzato e frantumato, viene ricomposto “sinteticamente “per ricercarne l’essenza. In questo periodo gli artisti preferiscono dipingere nature morte con frutti, violini, pezzi di carta, ritagli di giornali appiattiti sulla superficie del quadro e recuperano la ricchezza del colore, che mancava nelle opere del periodo analitico.

Nel 1912 tra le innovazioni introdotte dai cubisti, particolarmente interessante è la tecnica del collage  tendente a raggiungere un risultato artistico mediante la disposizione, secondo un ordine voluto, di vari elementi di diversa materia (sabbia, legni, carta da parati…), riuniti con l’unica funzione di costituire un «fatto plastico», indipendentemente da qualsiasi intenzione imitativa.                                                                                                  Dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale si esaurì la grande carica innovativa del cubismo, le cui proposte, caratterizzate da un’inesauribile fantasia inventiva, continuarono, ancora a lungo, a influenzare gli orientamenti dell’arte del Novecento.


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