Il gesto di Caino

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È vero che coloro che preferiscono le fiabe sono sordi quando si parla loro della tendenza nativa dell’uomo alla “cattiveria”, all’aggressione, alla distruzione e quindi anche alla crudeltà.        Sigmund Freud, Il disagio della civiltà

Massimo Recalcati, uno tra i più famosi psicanalisti in Italia, ha affrontato nel breve e denso saggio Il gesto di Caino (Einaudi editore) il problema della violenza efferata dell’odio, un gesto distruttivo che nella narrazione biblica precede l’amore per il prossimo. Con questo disperato gesto fratricida, caratterizzato dalla violenza del crimine, ha inizio la storia dell’uomo poiché la rottura tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e il suo simile (l’altro) definisce l’uomo in quanto tale.                                                                                                                                              Utilizzando le categorie interpretative della psicanalisi freudiana e lacaniana, l’autore con convinzione e passione sostiene che nella violenza si manifesta il carattere perverso e narcisistico del desiderio umano, la spinta distruttiva e l’aspirazione dell’uomo ad essere come Dio. Il desiderio dell’uomo è attratto dall’illusione di realizzarsi come un essere “padrone” che basta a se stesso, e che non tiene conto della mancanza, dell’esperienza negativa generata dalla «Legge della parola che vincola il soggetto all’Altro», come afferma lo psicanalista  francese Jacques Lacan.                                                                                                      Il racconto biblico della Genesi si apre con due importanti trasgressioni: la prima scaturisce dalla proibizione di Dio verso Adamo ed Eva che violano la Legge che ha il valore del limite, che investe la conoscenza, il sapere; e questa interdizione divina spinge il desiderio dell’uomo e della donna a infrangere il limite imposto dalla Legge per conoscere il senso della vita umana e per «voler essere come Dio».

La seconda trasgressione è quella di Caino che viene spinto dall’invidioso e scaltro serpente a pensare che Dio è un Padre dispotico, senza scrupoli, egoista e incapace di pensare al bene dell’Altro. Le insinuazioni velenose del serpente portano ad avere un’immagine di Dio screditata, pervertita perché Dio invece è generoso, ama l’uomo creato a sua immagine e somiglianza.                                                                                                        Anche Caino trasgredisce la Legge ed è costretto a fare esperienza del trauma dell’impossibile e di superare il suo limite interno insopportabile: l’alterità dell’Altro. Come primogenito Caino, infatti, non sopporta, per il narcisismo del suo Ego, la presenza di Abele che viene preferito da Dio per i suoi doni, accolti con gioia. Con il suo gesto brutale Caino dimostra di percepire suo fratello non come altro degno di amore, ma di odio. Per lui «Colpire il prossimo viene prima dell’amore per il prossimo».

Dopo il suo gesto spietato, Caino inizia un complesso percorso di redenzione, simile a quello di Edipo di Sofocle, che passa dalla tormentata assunzione della colpa alla maledizione divina, dall’erranza e dalla fatica del lavoro alla costruzione della prima città umana e della paternità. Un difficile cammino è quello di Caino che ha come presupposto il gesto di protezione di Dio con un “segno” sulla fronte, perché Dio non vuole che la colpa di Caino si identifichi con il suo essere assassino, e perché vuole interrompere la violenza fra gli uomini e la ripetizione senza fine dell’odio mortale.

Nel seguire l’interpretazione di Freud, secondo la quale il fratricidio è l’evento primordiale che dà inizio alla storia universale dell’umanità, Recalcati sostiene che l’assassinio è la matrice del genere umano in quanto Caino nell’uccidere il fratello nega l’alterità dell’Altro, vissuta come limitazione insopportabile della sua libertà.

Nell’episodio di Caino prevale la distruzione dell’Altro e non l’amore, la fiducia, la solidarietà e l’accoglienza dell’Altro. La violenza genera morte e Caino tenta con l’uccisione di liberarsi dal peso della presenza dell’alterità, dell’Altro. Secondo l’autore ciascun uomo porta con sé la spinta, la pulsione ad uccidere, a eliminare il rivale, l’Altro.

Il Dio della Bibbia, attraverso l’atto della creazione dal nulla (ex nihilo), dà vita al mondo dove tutti gli esseri umani possono sperimentare nella diversità la loro singolarità e libertà. La bellezza della creazione sta proprio nell’indipendenza-dipendenza dell’uomo da Dio, nella capacità attraverso il linguaggio di nominare le cose del mondo differenziandole e farle esistere estraendole dal caos, dalle tenebre e dall’abisso. È la parola la luce che illumina tutte le cose sottraendole all’indistinto e all’indeterminato.

Nel creare l’uomo Dio lo ha voluto non autosufficiente e incapace di generarsi da sé, ma soggetto alla Legge che, come dice Lacan, «iscrive nell’umano il senso dell’impossibile», cioè il senso del reale che consiste nell’impossibilità di essere, avere, sapere e godere tutto. La tentazione del serpente è quella di fare credere all’uomo che può diventare simile a Dio, che non esiste la differenza tra l’uomo e Dio, che nega la differenza ontologica che distingue il Creatore dalle creature e che abolisce la distanza che separa l’uomo da Dio.                                                                                                                                                      Attraverso la prima trasgressione biblica, Adamo ed Eva scoprono la colpevole nudità dei loro corpi come la loro condizione naturale, come fragilità che suscita il sentimento della colpa e della vergogna e che rende consapevole l’uomo di essere indifeso e inerme. Ma la Legge divina non punisce, non è sanzionatoria nei riguardi dei trasgressori, ma con un gesto di amore restituisce dignità all’uomo e alla donna che hanno infranto la volontà di Dio.

Attraverso la seconda trasgressione Caino scopre con il suo gesto fratricida che egli non colpisce l’estraneo, il nemico, ma chi gli è più vicino, la vita del fratello, il suo stesso sangue, gli stessi genitori, colui che condivide la stessa provenienza.                   Caino è il primo uomo nella storia umana che compie un crimine, una violenza fatta di odio che è una esperienza originaria, una inclinazione primaria dell’essere umano, una spinta pulsionale della vita umana.

Caino, l’assassino biblico per eccellenza, manifesta il suo intenso odio invidioso verso Abele, l’assassinato, perché il fratello, secondogenito, viene percepito come un intruso, come altro che, abitando nella stessa casa, minaccia la sua identità narcisistica. Per Caino Abele è il rivale, colui che può vantare gli stessi diritti del primogenito, che gli impedisce di essere “tutto”, di essere l’oggetto privilegiato nel desiderio di sua madre, di essere il solo figlio al mondo, il figlio unico.

Caino, trascinato dall’odio nel vortice della violenza sterile e disperata, agisce per difendere i suoi privilegi, per impedire l’intrusione dell’Altro (complesso di intrusione), vissuto come presenza insopportabile.

Dal racconto biblico Recalcati prende in considerazione il rifiuto dei doni di Caino da parte di Dio; rigetto che genera umiliazione e di conseguenza risentimento profondo, irritazione invidiosa e abbattimento depressivo. Caino non comprende il gesto di Dio e resta impigliato nella sua rete narcisistica e, non riuscendo ad arrestare il suo odio invidioso verso l’innocente Abele, si prepara al gesto violento. Ma colpendo con ferocia criminale il fratello, Caino colpisce l’ideale irraggiungibile di se stesso, di cui è innamorato.                                                                                                                       Ulteriore riflessione dell’autore, scaturita dalla domanda di Dio a Caino « Dov’è Abele, tuo fratello?», riguarda la fratellanza che non esiste senza riconoscere la responsabilità etica verso il fratello. La fratellanza non è biologica, naturale ma si costruisce con l’assunzione responsabile del proprio agire, con l’accettazione delle conseguenze dei propri atti, con l’acquisizione di una nuova libertà per una lenta rinascita di una vita rinnovata, eticamente responsabile. La forma umana propria della fratellanza è l’essere in relazione con l’altro, con il prossimo (l’altro da noi), con lo sconosciuto, con il fratello che ancora non ha nome. nome.                                                                                                      L’ultima considerazione esposta da Massimo Recalcati s’impernia sull’eredità di Caino, basata sul suo disperato narcisismo. Questo lascito è trasmesso agli uomini di Babele che, nel costruire una città (la torre di Babele), intendono sopprimere la pluralità delle lingue e delle razze e cancellare le differenze per fare esistere «un unico popolo che parla un’unica lingua» (Genesi 11,6).                                                                                                             In definitiva la tesi di fondo, ben argomentata, del libro di Massimo Recalcati, Il gesto di Caino, è che il gesto distruttivo, fratricida di Caino, il cui odio è determinato dalla profonda ferita narcisistica provocata dalla presenza al mondo della vita di Abele, porta con sé un mistero profondo, di cui ci si interroga da sempre.

 

 


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