Antony Harris, nato nel 1988, primo di cinque fratelli e proveniente da famiglia modesta, è appassionato fin da tenera età di mitologia e misteri legati alle religioni e alle cospirazioni internazionali. Spesso si cimentava in dibattiti che riguardavano questi argomenti, talvolta scontrandosi anche con gli insegnanti scolastici che spesso lo definivano come un ragazzo chiuso, dovuto al fatto che sentiva di non essere capito, avendo una diversa visione della storia comunemente accettata. In seguito a svariate esperienze di vita, decide di cominciare a scrivere romanzi ispirati a queste tematiche e rimasti per anni custoditi nella sua mente soltanto sotto forma di idea.

Il mio nome non è Dio, il romanzo di Antony Harris pubblicato da Albatros il filo nel 2021, fonde in un unico racconto il mito della creazione sumero che è stato ritrovato su una tavoletta, tra le rovine dell’antica città mesopotamica di Nippur, fondata nel 5000 a.C. circa, con la genesi biblica che presenta innumerevoli e sconcertanti analogie. Secondo i sumeri, nessun dio è autore o responsabile della creazione e gli stessi creatori sono parte di essa. La mitologia sumera sostiene che gli esseri umani ebbero origine da extraterrestri che governarono la Terra, provenienti da un pianeta lontano. Quegli esseri, o divinità, viaggiavano attraverso il cielo in veicoli di forma circolare o razzi e tramite l’ausilio di macchinari, cominciarono a lavorare il suolo della Terra, scavando per renderlo abitabile ed estrarre minerali come l’oro. In questo romanzo facciamo così un viaggio alla scoperta dell’origine della Terra e dell’essere umano, tra laboratori clandestini, esseri meccanici chiamati keruvim, luoghi misteriosi come gli Edèn dove si studiavano gli esseri prodotti dalla sperimentazione genetica, circondati dal buio dell’universo e con occhi diversi guarderemo la vita sulla Terra.

Leggendo Il mio nome non è Dio ci chiediamo anzi si chiede Antony Harris ma siamo veramente soli nell’universo? Da millenni, presenze extraterrestri si sono manifestate sulla Terra e leggendo con un approccio analitico quanto tramandato dalle civiltà più antiche, sovrapponendolo a ciò che la stessa Bibbia racconta, ci si accorge che ci sono innumerevoli analogie.

Se guardiamo alla storia dell’uomo ci rendiamo conto che le testimonianze di questi incontri più o meno ravvicinati sono sempre presenti. Ma, al di là delle leggende, dei miti e dei testi delle tradizioni religiose, è con la Storia documentabile che il percorso diventa quanto mai affascinante e irto di interrogativi.

La quantità di fatti accertati e registrati fedelmente, gelosamente conservati in archivi solo recentemente aperti agli studiosi non lascia spazio ai dubbi, così come il ritrovamento di reperti risalenti a ben prima delle datazioni ufficiali date dall’archeologia e dalla paleontologia, riguardanti tecnologie di cui, in quelle epoche, l’essere umano non avrebbe mai potuto disporre. L’uomo non è frutto di evoluzione né di un intervento divino. Qualcuno ha dato una “spinta” attraverso la manipolazione del DNA.

Ma allora perché si chiede l’autore non abbiamo mai incontrato specie aliene in carne e ossa?

Questo paradosso ha una soluzione molto semplice in realtà. Gli extraterrestri, almeno in parte, sono gli stessi esseri umani.

Gli extraterrestri sono già qui, ma non ce ne siamo accorti e non c’è bisogno di cercarli chissà dove. Tra tutte le specie animali molto più antiche dell’essere umano, com’è possibile che soltanto una specie sia arrivata a un tale livello di consapevolezza e di conoscenza civilizzando il pianeta ed edificando nel corso del tempo città, costruendo macchinari e sperimentando tecnologie? Qualcuno ha tramandato queste conoscenze, non c’è alcun dubbio.

Inoltre lo scrittore approfondisce portando a ritenere che l’umanità sia stata in origine concepita da quegli esploratori come forza lavoro, impiegata in svariate mansioni atte all’occupazione del pianeta e allo sfruttamento delle sue risorse.

In tutte le culture terrestri si incontrano leggende di dei “astronauti” e leggende in cui si accenna ripetutamente a esperimenti genetici, partendo dal medio oriente, viaggiando attraverso l’Africa, l’Europa e il sud America. Questo fa pensare che i contatti da parte di civiltà extraterrestri servissero a vigilare e tenere sotto controllo la loro stessa creazione.

Possiamo- sostiene- quindi parlare di visitatori alieni? Realtà o immaginazione? Complotto o disinformazione?

È un libro che propone riflessioni intrecciando realtà e immaginazione, che offre spiegazioni logiche e scientifiche a quanto le religioni sostengono sia stato intervento divino.

Bella l’impostazione e gradevole la narrazione in prima persona che attinge dalla stessa Bibbia ripercorrendo l’intero arco temporale della genesi e mostra aspetti della vita e del carattere di quegli individui che pur provenendo da un altro luogo, hanno molto in comune con l’essere umano.

Alessandra Trotta  (giornalista scrittrice)


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