Il Pane Nero, L’ultimo libro di Edith Bruck

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IL PANE NERO, L’ULTIMO LIBRO DI EDITH BRUCK

di Giacomo D’Ambrosio

“Da figlia adottiva dell’Italia, che mi ha dato molto di più del pane quotidiano, e non posso che essergliene grata, oggi sono molto turbata per il Paese e per l’Europa, dove soffia un vento inquinato da nuovi fascismi, razzismi, nazionalismi, antisemitismi, che io sento doppiamente; piante velenose che non sono mai state sradicate e buttano nuovi rami, foglie che il popolo imboccato mangia, ascoltando le voci grosse nel suo nome, affamato com’è di identità forte, urlata e italianità pura, bianca; che tristezza, che pericolo.”  È uno dei passaggi centrali dell’ultimo libro di Edith Bruck  “Il pane nero”, edito da La Nave di Teseo e finalista al Premio Strega di quest’anno. La scrittrice novantunenne, di origine ebrea ungherese, ma italiana d’adozione, moglie del poeta e regista Nelo Risi, ha un’esperienza di vita alle spalle molto particolare, in quanto da ragazzina venne deportata nel campo di sterminio di Aushwitz  ma riuscì a salvarsi. Questa tragedia ha, infatti, segnato  tutta la sua vita, tanto che la sua memoria non si è spenta e continua a raccontare quell’abominio provato sulla propria pelle.

Ma “Il pane nero”, non parla solo dell’esperienza nel campo di sterminio. Aushwitz e Dachau sono solo alcune tappe, perché qui si parla di tutta la vita dell’autrice, tra un prima e un dopo. Il “prima” è la vita di una normale ragazzina che conduceva con la propria famiglia in Ungheria prima dell’arrivo della Gestapo, prima che bussassero alla loro porta e li portassero via. Poi c’è il “dopo”, davanti ad un soldato americano e  tutto improvvisamente finisce.

Ecco allora che, Edith Bruck, come pure Primo Levi, decide di scrivere perché nulla dovesse essere dimenticato e perché gli uomini ricordassero a cosa può arrivare la banalità e l’ignoranza. “Il pane perduto” è forse l’ultima sua testimonianza (come annunciato dalla stessa scrittrice), ma non l’ultimo appello agli uomini del nostro tempo. D’altronde, nell’ultimo capitolo del libro (ma anche di recente nella trasmissione televisiva de La7, “Piazza Pulita” condotta da Corrado Formigli) la Bruck fa una considerazione sulla nostra epoca, affermando: “Mi fa male questo mondo che ricomincia da capo con razzismo, discriminazione, antisemitismo, questa destra che in Europa ha alzato la testa, compresa l’Italia”.


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