Il soffio del vento: Gli ultimi

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Ci sono donne e uomini che sono maltrattati e perdono la vita a causa del loro impegno per rispondere alla domanda di giustizia a favore degli ultimi, degli indifesi senza potere. (Nelson Mandela)

 Il soffio del vento, nel corso delle varie stagioni della mia vita, ha costantemente fatto sentire la sua voce perché non tralasciassi mai gli ultimi, le persone che si trovano e occupano il grado più basso della società, che sono considerate inferiori agli altri per potere e ricchezza, per meriti e per posizione sociale.

Fin dai primi anni di scuola ho sempre manifestato una particolare attenzione e interesse verso i compagni meno bravi, più deboli, più bisognosi, più svantaggiati socialmente, che arrancavano nel raggiungere risultati brillanti non certamente per mancanza di intelligenza o volontà, ma  per ragioni del tutto oggettive più che soggettive.

Ricordo che questa predilezione per gli ultimi si è manifestata, anche durante il periodo adolescenziale, nei giochi di gruppo e nelle diverse attività sportive (ping pong, calcio-balilla, pallavolo, calcio, tennis) nei quali non volevo che i miei compagni di squadra rimanessero esclusi, “scartati”, emarginati e umiliati.

Nel corso della mia crescita culturale e morale, intellettuale e spirituale, politica e sociale l’attenzione agli ultimi, alle persone, per dirlo con le parole di Cesare Pavese, che nella loro esistenza trovano difficoltà nel «mestiere di vivere», ha assunto nuovi e importanti significati da essere presi in considerazione nello svolgimento dell’attività professionale, nell’agire della vita comunitaria e nell’impegno politico-amministrativo.

Già negli anni Sessanta incominciai ad avvicinarmi alla problematica degli ultimi invitando, insieme ad altri, a Priverno padre David Maria Turoldo (difensore degli ultimi della terra) alla presentazione del film Gli ultimi (1963) diretto da Vito Pandolfi e ispirato al racconto autobiografico di Turoldo e  alla vita dei contadini friulani negli anni Trenta.

Questo evento ha segnato l’inizio di un lungo percorso durante il quale ho imparato ad ascoltare il grido degli ultimi, dei poveri, a dare voce a chi non ha voce, a proteggere uomini deboli e indifesi come i bambini, i vecchi, i malati, le vittime innocenti delle violenze e delle persecuzioni, a includere le persone svantaggiate che, per vari motivi sono emarginate ed escluse dalla società, e a ricercare le strategie migliori per realizzare un mondo di giustizia e di pace, di fraternità e di amore.

Nei primi anni Settanta ho vissuto l’esperienza di volontariato, come barelliere, accompagnando sul «treno bianco» i malati a Lourdes. Ricordo che fu una prova dura, ma anche esaltante sul piano esistenziale, perché per la prima volta mi trovai in stretto rapporto con gli ultimi, bisognosi di aiuto fisico e psichico e soprattutto di calore umano.

Durante lo svolgimento del mio lavoro, nel campo della formazione e dell’educazione delle nuove generazioni e nell’attività di amministratore pubblico, sono stato sempre attento, impegnato e partecipe alle problematiche degli ultimi. Ho sempre ritenuto la scuola un luogo straordinario dove è possibile aiutare i ragazzi in difficoltà a scoprire se stessi e a liberare le loro energie.

Nell’ambito dell’attività scolastica l’attenzione ai bambini «diversamente abili» è stata un costante impegno professionale nel promuovere il massimo della loro autonomia, di acquisizione di competenze e abilità espressive e comunicative e di strumenti culturali per evitare ogni loro forma di emarginazione.

Nella scuola, come direttore didattico presso il V Circolo di Latina, ho accolto e sostenuto per diversi anni l’associazione di volontariato Migrantes che aveva come finalità insegnare nelle ore pomeridiane, agli alunni stranieri e alle loro famiglie l’apprendimento della lingua italiana.

Inoltre tutte le scuole dell’infanzia ed elementari, da me dirette, hanno partecipato attivamente al Progetto Aquilone; un progetto educativo interculturale di scambio e di solidarietà tra gli insegnanti del Movimento di Cooperazione Educativa e gli educatori del Brasile, che hanno dimostrato come sia possibile vivere fecondi rapporti di reciproca accoglienza e convivenza, al di là di ogni barriera.

Un’esperienza che, per diversi anni, ha messo in comunicazione una rete di scuole italiane e alcune realtà educative delle favelas della città di Florianopolis, per la formazione di ragazzi italiani e brasiliani. Questa esaltante esperienza pedagogica è stata descritta e raccontata, da me, nel saggio Investire sui poveri. Una proposta educativa di frontiera, (Città Nuova editrice, 2010).    

L’impegno per gli ultimi è stato sostenuto, oltre che dalle mie profonde convinzioni culturali e politiche, anche dalla ricerca e dallo studio delle Sacre Scritture e in particolare dall’intensa lettura e vicinanza del pensiero di Carlo Maria Martini e dalla condivisione dell’esperienza umana e spirituale di don Andrea Santoro.

Gli ultimi secondo il messaggio del Vangelo sono i poveri i più bisognosi, i più trascurati, le persone inghiottite nelle nebbie dell’indifferenza umana, che Gesù ha amato, sono coloro che hanno soprattutto bisogno della speranza che deriva dall’amore. Ha scritto Mahatma Gandhi: «Dobbiamo agire nei confronti degli ultimi proprio come vorremmo che il mondo agisse nei nostri».

La vera umanità, infatti, si scopre dall’attenzione agli ultimi, dalla tutela dell’infanzia, dal rispetto della dignità di ogni persona. Esprimere vicinanza concreta per gli emarginati, gli esclusi, avere un cuore e una mente pronti ad ascoltare e imparare da loro, a portare le loro istanze nelle istituzioni, ad ascoltare la loro voce, i racconti della loro vita, mi è stato naturale.

Agli ultimi ho dedicato anche il saggio Dalla Parte degli ultimi. Venga il tuo regno (pubblicato nel 2015) nella cui introduzione ho scritto: «Avere attenzione per gli ultimi della società, per quell’umanità spesso dimenticata, vuole essere un appello per tutti, in particolare per i giovani, ad impegnarsi a combattere le intollerabili ingiustizie presenti nel mondo di oggi, segnato dall’incertezza, lacerato dalle violenze e dalle guerre, da massacri etnici e dalle malattie, dalla fame e dalla miseria e dalla crescita delle sperequazioni sociali e a costruire un mondo più pacifico, più giusto, basato su orizzonti di bene comune e di interesse generale».

Nella conclusione di questo libro auspicavo che nella nostra epoca, caratterizzata dalla disattenzione verso gli ultimi, fosse viva la speranza di credere sempre più e con maggior convinzione, in un mondo in cui «i valori profondi di pace e eguaglianza, di libertà e giustizia, di fratellanza e di comunione solidale si potessero realizzare».

Voglio sperare che la voce del soffio del vento non si affievolisca mai verso gli ultimi e accompagni la mia vita sempre a favore e in difesa degli ultimi.


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