Il volto di Gesù

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Il volto di  Gesù                                                                                     Storia di un’immagine dall’antichità all’arte contemporanea.            di Flavio Caroli

Gesù di Nazareth è una figura imprescindibile per la nostra storia, arte, etica, cultura e spiritualità. Gianfranco Ravasi

Credenti e non credenti, nel corso della storia, si sono chiesti quale volto potesse avere Gesù. Lo storico dell’arte moderna e contemporanea Flavio Caroli nel suo intenso saggio  Il volto di Gesù (Arnoldo Mondadori editore) ha tentato di ricostruire la storia delle immagini del volto del fondatore della religione cristiana.

L’autore, che fin da ragazzo ha coltivato questa particolare curiosità, si è più volte interrogato sui vari modi in cui si è cercato, nei secoli, di immaginare e raffigurare Gesù ripercorrendo la millenaria tradizione iconografica, pur sapendo che tutti coloro che l’hanno raffigurato non l’hanno visto. La sua attenta e rigorosa ricostruzione ha inizio dalla prima immagine raffigurante un crocifisso con testa d’asino, che il mondo possiede e deriva da una caricatura nata dalla fantasia di un nemico dei cristiani.

Il critico d’arte, Flavio Caroli, ha raccolto con rigore investigativo e commentato con sagace acume preziose testimonianze delle immagini di Gesù fin dal cristianesimo primitivo, quando le immagini del pesce, dell’agnello nei graffiti e nei dipinti murali delle catacombe, in particolare di Commodilla, raffiguravano Gesù, il Buon Pastore.

Nell’iconografia cristiana delle origini il volto di Gesù mostrava un uomo con i capelli lunghi e la barba folta. Infatti nei mosaici della basilica romana di Santa Pudenziana, eseguiti fra il 402 e il 417, viene raffigurato un «Gesù Maestro» ieratico, guaritore miracoloso e un dispensatore di verità e di leggi per il comportamento dell’umanità. Dovranno passare molti secoli prima che, alla severità di questa immagine di Gesù, si raffigurasse anche l’idea della sofferenza.

Durante il periodo dell’iconoclastia, sviluppatasi in seno alla Chiesa orientale nel secolo VIII, che contestava l’uso delle immagini sacre e ne propugnava la distruzione, Gesù, essendo anche uomo, poteva essere rappresentato. Nel periodo medievale la prima grande immagine di Gesù Crocifisso sofferente fu quella scolpita da un artista anonimo tra il 969 e il 976 per l’arcivescovo di Colonia Gerone.

Il dolore delle ultime ore di vita, le stigmate, lo strazio della croce, il corpo scarnito diventarono le immagini prevalenti e Gesù viene rappresentato nella pittura e  nella scultura come uomo tra gli uomini con il suo corpo, il suo peso e la sua fisicità. Capolavori indimenticabili sono il Crocifisso di Cimabue (1274, che si trova in Santa Croce a Firenze), e il Compianto sul Cristo morto di Giotto (1304-06) situato negli affreschi della cappella degli Scrovegni a Padova: immagini che rappresentano Gesù soprattutto come uomo immerso nel dolore, nella sofferenza umana.

Con la composizione della Trinità di Masaccio (eseguita in Santa Maria Novella, Firenze, 1427), ha inizio l’arte moderna che rappresenta l’Uomo-Dio del cristianesimo come l’unico essere umano morto tragicamente su una croce; e soltanto con la Resurrezione di Piero della Francesca, pittore chiave dell’Umanesimo italiano, e con il Cristo morto di Andrea Mantegna, la cultura artistica prende in considerazione le due dimensioni immaginative della percezione di Gesù: quella espressionistica e quella classicistica.

Con Leonardo da Vinci (Ultima Cena in Santa Maria delle Grazie – Milano) nella rappresentazione di Gesù prevale la componente espressionistica così che Gesù, grazie agli studi fisiognomici, appare spento, malinconico, mortalmente triste. L’artista vinciano, utilizzando l’introspezione e la psicologia, fissa le anomalie del volto e i «moti dell’animo». Con la riforma protestante il tema della Passione e dell’agonia, con la Crocifissione di Mathis Grűnewald a Isenheim, balza in primo piano e l’immagine crocifissa di Gesù è quanto di più terrificante un artista abbia mai saputo immaginare.

Raffaello, con la Trasfigurazione, Michelangelo, con la Pietà Rondanini, e Tintoretto, con la Gloria di San Rocco, con i loro capolavori artistici si soffermano  a meditare sul sacrificio di Cristo e soprattutto sulla estinzione del corpo terreno di Gesù. Ma a seguito del cambiamento del mondo, l’arte italiana e quella europea, nel magico passaggio fra il  Cinquecento e il Seicento, con Ludovico Carracci (Il bacio di Giuda) e Caravaggio (Vocazione di san Matteo) prima e, con Rembrandt (La cena di Emmaus) e Velázquez (Cristo flagellato) poi, nel cuore della Controriforma, registrano nella rappresentazione di Gesù e delle storie sacre, una  rivoluzione caratterizzata dal realismo narrativo di una «divinità umanata».

L’excursus storico e artistico sulla ricerca e sull’analisi dettagliata dell’immagine di Gesù di Flavio Caroli, giungendo all’arte contemporanea, si sofferma sui dipinti di due artisti, come Paul Gauguin e Emile Bernard, che hanno rappresentato, con i loro Cristi gialli, il dolore sia divino che umano di Gesù.

Nell’ultima parte del saggio l’autore, analizzando la molteplice produzione artistica del Novecento, caratterizzata dalla testimonianza della solitudine e dell’infelicità dell’artista e dell’uomo moderno, si attarda a esaminare  il dramma della Crocifissione di Renato Guttuso (1941) e di Picasso che dopo aver dipinto una sua Crocifissione nel 1930 afferma: «Non c’è tema più bello di una crocifissione, tanto è vero che è stato affrontato per più di mille anni milioni di volte».

Per lo studioso d’arte Flavio Caroli la grande macchina immaginativa del XX secolo sull’immagine di Gesù e del suo identikit, si è messa in moto anche nel cinema con Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini, con Gesù di Nazareth (1977) di Franco Zeffirelli e con i Centochiodi (2007) di Ermanno Olmi.

Nessun uomo (se non forse Buddha), per l’autore del libro Il volto di Gesù, è stato raffigurato tanto quanto Gesù che, in futuro, continuerà sempre ad essere immaginato e descritto dalla fervida fantasia degli uomini e in particolare degli artisti.


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