La didattica a distanza o DaD in una scuola che non c’è più

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La didattica a distanza, meglio nota con l’acronimo DaD, è la metodologia che viene utilizzata durante l’attuale pandemia causata dal coronavirus Sars-CoV-2 al fine di evitare un aumento della diffusione del contagio. Ma è ciò che si vuole, oppure altro? Con l’esperienza maturata come professore di chimica negli ISS statali, senza soluzione di continuità per otto lustri, e contemporaneamente, negli ultimi anni, come  supervisore di tirocinio e docente di didattica della chimica, presso la Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario (o SSIS) del Lazio dell’Università RomaTre, mi corre l’obbligo di manifestare il mio punto di vista sulla DaD, in modo molto sintetico.

La didattica a distanza, o DaD, non ha una consolidata e verificata validità pedagogica perché esclude il potenziamento della coscienza sociale e della verve empatica dello studente in tutte quelle parti costitutive, atte a renderlo partecipe attivamente e in modo creativo, sia intellettualmente che praticamente, nel divenire della realtà. Presumibilmente ciò potrebbe, con l’accentuazione dell’isolamento forzato, così come si prospetta, determinare gradualmente nel giovane uno stato di disagio misto a inquietudine e senso di insicurezza, consapevole e in parte inconsapevole, di tal misura da poter causare difficoltà nell’istaurare proficui rapporti interpersonali e da alterare il suo status psicologico. La didattica a distanza credo che stia infliggendo un grave torto a ciascun studente perché gli sta negando, tra l’altro, nella sua fase di realizzazione anche il vestito democratico – e ciò è un ossimoro in una Repubblica democratica – basato sui consolidati valori umani di uguaglianza, fratellanza e libertà; gli presenta un futuro profondamente incerto e lo priva di quel substrato culturale necessario per una partecipazione consapevole al processo sociale, economico e politico. La didattica a distanza sta usando metodi e mezzi di un mondo virtuale, sempre più in auge negli ultimi anni, che allontana irreversibilmente mente e corpo di ognuno dalla realtà, che in tal modo non può essere vissuta come dovrebbe essere vissuta, e lo distacca indubbiamente da quella scuola grande come il mondo altamente formativa, che Gianni Rodari descriveva nel suo famoso Libro degli errori (Einaudi, 1964): “C’è una scuola grande come il mondo./ Ci insegnano maestri, professori,/ avvocati, muratori,/ televisori/giornali,/ cartelli stradali,/ il sole, i temporali, le stelle.// Ci sono lezioni facili/ e lezioni difficili,/ brutte, belle e così così.// Ci si impara a parlare, a giocare,/ a dormire, a svegliarsi,/ a voler bene e perfino/ ad arrabbiarsi.// Ci sono esami tuti i momenti,/ ma non ci sono ripetenti:/ nessuno può fermarsi a dieci anni,/ a quindici, aventi,/ e riposare un pochino.// Di imparare non si finisce mai, e quel che non si sa/ è sempre più importante/ di quel che si sa già./ Questa scuola è il mondo intero/ quanto è grosso:/ apri gli occhi e anche tu sarai promosso.” Una scuola, tanto osannata a ragione dal maestro Rodari, dove si poteva imparare in modo esaustivo e socialmente giusto e che adesso non c’è più.

Francesco Giuliano


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Francesco Giuliano
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).