Antonio Monda, direttore artistico festa del cinema di Roma

di Eleonora Ceccarelli

La quindicesima edizione della festa del cinema di Roma, che è stata inaugurata in questi giorni e che si sta svolgendo in questi giorni all’Auditorium Parco Della Musica, si concluderà il 25 Ottobre con il film di chiusura “Cosa sarà” di Francesco Bruni e con l’assegnazione del premio del pubblico BNL.

Il direttore Antonio Monda, sul modello esemplare della Mostra del cinema di Venezia, ha dato vita a un evento targato covid19 con l’obbligo di mascherine in sala, fuori dalla sala, file distanziate, gel igienizzanti in ogni angolo, misurazione della temperatura ad ogni entrata.

Ad aprire la rassegna romana è stato il film d’animazione Pixar firmato da Peter Docter “Soul” e non poteva esserci titolo migliore.

In questi dieci giorni di programmazione si sta regalando nuova vita all’anima scossa del mondo del cinema, dopo mesi di sale chiuse, set bloccati e film rimandati.

Questa festa di anime ne ha molte.

C’è la musica, a partire dall’omaggio a Sidney Poitier sulla locandina ufficiale di quest’anno, la scena jazz newyorchese in “Soul”, passando per il biopic su David Bowie “Stardust”, già motivo di discussione tra critici e pubblico.

Per finire con l’incontro ravvicinato con il frontman dei Radiohead Thom Yorke.

C’è l’anima stessa di Roma nel docu-film evento “Mi chiamo Francesco”, del giovane talento Alex Infascelli che cerca di raccontare Francesco Totti e il suo legame con la città eterna.

Roma è anche al centro delle prime due puntate di “Romulus” serie di Matteo Rovere, spin-off del suo film rivelazione “Il primo re”.

Sulla scia del movimento Black Lives Matter si colloca invece l’atteso “Small Axe” di Steve Mcqueen, ambientato tra il 1969 e il 1982 nella comunità caraibica di Londra.

Il cinema italiano è presente con gli incontri ravvicinati di Gianfranco Rosi, Gabriele Mainetti che sarà in sala a dicembre con “Freaks Out”, i fratelli d’Innocenzo, i Manetti Bros con l’anteprima di “Diabolick”.

Nicolangelo Gelormini esordisce con un caso di cronaca nerissima trasformato in sogno allucinato nel suo “Fortuna”. Con “Fuori era primavera”, invece, Gabriele Salvatores ci mostra il suo sguardo sull’Italia del lockdown.

“Time” di Garret Bradley, “Supernova” di Harry MacQueen, “Ammonite” di Francis Lee, “Palm Springs” di Max Barbakow: questi i titoli che guardano a Hollywood, con i loro interpreti Colin Flirth, Stanley Tucci, Kate Winslet, Saoirse Ronan, Andy Samberg.

Infine, grande protagonista di questa edizione è il Festival del cinema di Cannes 73, rimandato a maggio per l’emergenza sanitaria ma presente a Roma con più di dieci titoli inseriti dal delegato generale Thierry Fremaux. Tra questi c’è l’ultimo film di Francois Ozon “été85”, leggero e profondo solo come la vita sa essere, soprattutto la vita di un giovane sedicenne alle prese con la scoperta dell’amore. “Immaginiamo le persone che amiamo” è la frase che riassume il senso di questa pellicola dai toni pastello, adattamento del romanzo “La danse du Coucou” di Aidan Chambers. Una scena già iconica quella del ballo sopra la tomba, una profanazione liberatoria. Il diario romanzato del protagonista Alexis (Fèlix Lefebre), trascina lo spettatore dentro un’estate degli anni ‘80 accompagnato dalle note della bellissima “In between days” dei Cure.

Il regista danese Thomas Vintemberg, dopo il “Sospetto” di nuovo affiancato dall’attore Mads Mikkelsen, arriva con “Another Round”, altro titolo importato da Cannes. Durante un incontro con il pubblico il regista ha definito libero il suo cinema, un cinema in cui è lo spettatore a decidere fino a che punto assecondare la follia lucida dei suoi quattro protagonisti, quattro insegnanti di mezza età alla deriva, che decidono di trasformarsi in cavie per un esperimento sull’alcol, il regno dell’imprevedibile, dove tutto è concesso.

Per questo la suo opera va letta come un inno alla vita con tutte le sue contraddizioni. Anche in questo caso difficile da dimenticare è una scena finale di ballo con “What a life” degli Scarlet Pleasure a tutto volume. Infine da non perdere “Ammonite” di Francis Lee, possibile protagonista degli Oscar 2021. Siamo sull’isolata e fredda spiaggia di Lyme in Inghilterra dove la paleontologa Mary Anning (Kate Winslet) vive alla ricerca di fossili da poter vendere al British Museum. Qui il suo nome viene sempre sostituito con quello di altri studiosi uomini, che si prenderanno il merito delle sue scoperte. Oltre ai reperti nascosti tra le rocce, a venire alla luce pian piano è il sentimento verso Charlotte Murchison (Saoirse Ronan), ricca moglie malinconica di un geografo. La bellissima fotografia di Stéphane Fontaine esalta i volti e i corpi delle due protagoniste, presenti in ogni fotogramma, insieme agli oggetti e i piccoli angoli del microcosmo che le circonda. Francis Lee con le sue scelte di regia e sceneggiatura mette in primo piano gli sguardi, la gestualità, il portamento di queste due donne, evidenziandone la profonda diversità. Mentre Mary si aggira per il museo londinese in cerca delle sue scoperte, si ritrova davanti a una serie di ritratti di studiosi e in un momento il suo volto si posiziona al centro di uno dei quadri, coprendo quello di un uomo. Finalmente è nel posto che le spetta. È una delle sequenze più belle di questa Festa del cinema di Roma 2020.


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