Il nome stesso, Sbullonati, gioca sul contrasto ironico tra la precisione millimetrica richiesta dalla robotica e quell’approccio un po’ folle, creativo e fuori dagli schemi che caratterizza i veri innovatori. Non si tratta solo di assemblare mattoncini o saldare componenti: dietro ogni vite stretta c’è un lavoro immenso di squadra, fatto di nottate passate a scrivere righe di codice, calcolare traiettorie e risolvere problemi che metterebbero in crisi ingegneri professionisti.
La robotica educativa, promossa all’interno del liceo, non viene vissuta come una semplice materia extra-curriculare, ma come una vera e propria palestra di vita. Qui si impara il Problem Solving STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), ma soprattutto si impara a fallire e a ripartire. Se il robot non risponde ai comandi o sbaglia un movimento millimetrico durante una gara, non ci si dispera: ci si siede, si analizza il log degli errori e si ricomincia. È questo lo spirito originario che ha cementato il gruppo.
A rappresentare l’Italiasono stati 10 studenti : Davide Baldasseroni,Andrea Cappadonia , Gaia D’Onofrio, Giorgia Iacoboni, Lorenza Iannotti, Flavia Laurucci, Luca Lozito,
Gabriele Palmigiani, Emanuele Salvadori e Raffaele Viola, accompagnati dal coach, Francesco Cirilli e Gianmarco Proietti e dal dirigente scolastico Vincenzo Lifranchi.La competizione si è svolta nel centro Cultural Universitario di Guadalajara, uno dei più importanti poli clturali del Messico che si è trasformato in un laboratorio mondiale di innovazione scienza e incontro tra culture. Migliaia di studenti, famiglie volontari e docenti hanno condiviso non solo la gara, ma una straordinaria esperienza di dialogo internazionale in un clima di festa delle differenze, di collaborazione e amicizia tra popoli.
Il percorso degli Sbullonati non è stato una linea retta, ma una progressione geometrica di successi conquistati sul campo. Il team ha iniziato a farsi notare nelle competizioni regionali e nazionali della First Lego League e di altri prestigiosi campionati di robotica.
Le competizioni internazionali di robotica non premiano semplicemente la macchina più veloce o più forte. Il punteggio complessivo è il risultato di un delicato equilibrio tra diverse discipline fondamentali:
Robot Game: Le performance pure del robot sul campo di gara, dove deve eseguire compiti complessi in totale autonomia entro un tempo limite.
Robot Design: La qualità della programmazione, l’efficienza ingegneristica e la pulizia del design del mezzo.
Progetto Innovativo: Lo sviluppo di una soluzione reale a un problema globale (dall’efficienza energetica alla gestione dei rifiuti).
Core Values: Lo spirito di squadra, l’inclusività e il rispetto per gli avversari (il cosiddetto Coopertition).
Gli Sbullonati hanno dimostrato una maturità sorprendente in ognuna di queste aree. La giuria internazionale è rimasta colpita non solo dall’algoritmo di navigazione del loro robot, ma dalla capacità dei ragazzi di Latina di saper raccontare, argomentare e “vendere” le proprie idee in lingua inglese a esperti provenienti da tutto il globo.
La qualificazione alle finali mondiali ha rappresentato il punto di svolta: vedere il nome di Latina e del Liceo Grassi proiettato sui maxischermi accanto a colossi della tecnologia provenienti da Stati Uniti, Giappone, Singapore e Nord Europa ha reso evidente a tutti la portata dell’impresa.
Cosa c’è dietro il successo degli Sbullonati? Sicuramente il talento dei singoli studenti, ma sarebbe ingiusto non menzionare la fitta rete di supporto che ha reso possibile questo miracolo tecnologico. In prima fila ci sono i docenti mentor, che hanno sacrificato i propri fine settimana per guidare i ragazzi, e la dirigenza scolastica, che ha creduto nel progetto investendo risorse e spazi. Non da ultimo, il supporto delle famiglie e di alcuni sponsor locali che hanno compreso l’enorme valore sociale e formativo dell’iniziativa.
L’impatto di questo traguardo va ben oltre i trofei portati a casa. Gli Sbullonati sono diventati un modello ispirazionale per i loro coetanei e per le future generazioni del territorio pontino. Hanno dimostrato che la provincia italiana non è un limite, e che con determinazione, metodo e passione si può competere (e vincere) contro chiunque.
“La robotica ci ha insegnato che i confini esistono solo sulla carta. Quando accendi il robot e il codice gira, non importa da dove vieni, importa solo dove vuoi arrivare.”
Oggi il team guarda al futuro. Molti dei componenti storici si avviano verso l’università, pronti a diventare i futuri ingegneri, scienziati e innovatori del Paese. Al contempo, il passaggio di testimone all’interno del Liceo Grassi è già avviato: una nuova leva di studenti “sbullonati” è pronta a scendere in campo, ereditando un patrimonio di competenze, ma soprattutto la consapevolezza che nessun traguardo è davvero impossibile.
Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)
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