Lo scandalo dei rientri dall’estero; nessun tampone e aerei senza misure di contenimento

La denuncia di una lettrice di rientro dalla Spagna

374
foto Quifinanza.it

Com’è viaggiare in aereo in piena pandemia? Si rispettano le distanze di sicurezza? E le promesse di tamponi e rigidi controlli sbandierate da governo e regioni vengono effettivamente rispettate?

Ce lo racconta una nostra lettrice che tra fine agosto e inizio settembre ha viaggiato in Spagna.

Arrivata all’aeroporto di Pisa le premesse sono positive. L’ingresso e l’uscita sono stati posizionati ai due poli opposti dell’edificio, in modo che i viaggiatori in partenza e in arrivo non si incontrino. L’entrata è consentita ai soli viaggiatori. Sono le 14 e fuori dall’aeroporto non c’è quasi nessuno.

Varco la porta di ingresso e lo scenario si fa ancora più surreale: tutto il salone è stata isolato attraverso enormi pannelli bianchi e l’accesso è consentito solo dopo il passaggio attraverso una porta che nebulizza del disinfettante. Una volta dentro mi dirigo ai controlli sicurezza e poi attendo al gate. Ho fame e vorrei comprare una di quelle barrette ai cereali che vendono alle macchinette. Tuttavia, in epoca di pandemia acqua e snack sono stati sostituiti da pratici pacchetti monouso forniti di guanti, gel e mascherine. Rinuncio alla mia barretta e aspetto l’imbarco.

In aereo siamo poche decine di persone, ma nonostante questo i posti sono stati assegnati senza rispettare alcun criterio di distanziamento. Ho la sfortuna di trovarmi nel posto al centro. Tutte le 4 file davanti e dietro di me sono vuote, eppure la hostess, forse intercettando il mio sguardo speranzoso, si premura di dirci che è vietato cambiare posto per non sbilanciare l’aereo. Premettendo che non ho una laurea in fisica, mi risulta difficile credere che, vista la quantità esigua di passeggeri, non fosse possibile distribuirci diversamente.

Tuttavia, la vera sorpresa (negativa) è stata il ritorno in Italia. Prima di imbarcarmi ho provveduto diligentemente a completare la dichiarazione di rientro dall’estero e la segnalazione online al Servizio Sanitario della Toscana. Una volta arrivata a Pisa però, non c’era nessuno a ritirare la mia dichiarazione. Confidando che entro 24 ore sarei stata chiamata dalla USL per sottopormi al test molecolare, mi sono sottoposta all’isolamento fiduciario. Tuttavia, il telefono non è mai squillato, nemmeno nei giorni successivi.

Difficile credere che questa pessima esperienza rappresenti un unicum e che non sia purtroppo, una delle solite dimostrazioni che in Italia, troppo spesso, le regole esistono solo in linea teorica.


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.