Microplastiche anche nei rapaci, l’inquinamento non risparmia nemmeno le foreste

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BUSSOLENGO – Non c’è ecosistema al mondo che sfugga all’invasione di plastiche e microplastiche. E le vittime non sono più solo gli uccelli acquatici, abituali frequentatori di ambienti marini, lacustri e fluviali nei quali per primi si deposita l’inquinamento. Ma anche i rapaci, ai quali si pensava finora come a specie meno soggette al pericolo, per modalità di caccia ed esigenze di predazione. A lanciare l’allarme nella Giornata Mondiale dell’Ambiente il Parco Natura Viva di Bussolengo, casa di 34 esemplari di rapaci tra avvoltoi e gufi, appartenenti a 8 specie inserite nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Con risultati scientifici d’oltreoceano, pubblicati da uno studio che ha indagato la presenza di microplastiche nel tratto gastrointestinale di uccelli ospitati all’Audubon Center for Birds of Prey della Florida.
“Tutti gli individui coinvolti nelle analisi medico veterinarie – spiega Cesare Avesani Zaborra, CEO del Parco Natura Viva – hanno riportato la presenza di queste sostanze inquinanti, per un totale di 1.197 elementi estratti e con una presenza largamente preponderante di fibre sintetiche (86%), seguite da microframmenti, macroplastiche e microsfere. Ma il dato più allarmante è stato quello registrato a carico degli esemplari di poiana spallerosse, che hanno restituito il più alto numero medio di polimeri di microplastica per grammo, trovato nei tessuti gastrointestinali di tutti i campioni. Un riscontro inaspettato, poichè la poiana spallerosse è una specie che non abita gli ambienti acquatici. E’ un uccello degli ecosistemi forestali, che preda piccoli mammiferi, serpenti e anfibi, considerati al riparo dalle contaminazioni massicce che subiscono invece i pesci e gli altri abitanti dell’acqua. Eppure la quantità di plastica rinvenuta è stata anche maggiore rispetto a quella – pur preoccupante – riportata dalle analisi sui falchi pescatore. Si tratta del primo studio comparato per capire la diffusione della plastica nelle diverse catene trofiche. E ha già dimostrato che non c’è specie e non c’è ecosistema che venga risparmiato quando l’assunzione diretta di plastica si combina con la trasmissione alimentare,” conclude Avesani Zaborra. La scienza infatti prevede che il 100% degli uccelli sia contaminato da plastica entro il 2050.


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