Padre Cantalamessa racconta Francesco ai giovani attraverso il canto del “re dei versi”.

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Papa Francesco con Padre Raniero Cantalamessa

LATINA- Ciò che descrive meglio Padre Raniero Cantalamessa, francescano e Cardinale, è il suo sorriso. In esso riedono la gioia e la letizia del Poverello di Assisi e dei suoi primissimi confratelli. Come Frate Pacifico, ad esempio, a cui il Predicatore della Casa Pontificia dedica l’ultimo suo libro.

Nella “Lettera di Papa Francesco a un giovane fratello in ricerca” che apre il libro, il Santo Padre scrive: “Questo ci mostra una verità ancora più profonda: il Signore desidera che tu lo cerchi perché egli possa trovarti. Deus sitit sitiri disse san Gregorio di Nazianzo, cioè, Dio ha sete che si abbia sete si Lui”.

Per Guglielmo da Lisciano, infatti, quello con Dio è un incontro mediato dalla vista di Francesco. Il cantore di amorosi sensi, amante delle vanità e della gloria, osservando il Poverello di Assisi decide di lasciare ogni cosa e di seguirlo.

Disse Guglielmo a Francesco: “Che bisogno c’è di aggiungere altro? Veniamo ai fatti. Toglimi dagli uomini e rendimi al grande Imperatore!”.

Il giorno seguente il Santo lo rivestì con un’umile tonaca e Guglielmo da Lisciano divenne Frate Pacifico, subito incoronato “re dei versi”.

Il Signore, infatti, non chiede ad un giovane di dimenticare o accantonare i talenti, i carismi o le virtù che gli son proprie ma di orientarle verso la Via, la Verità e la Vita. In sostanza, verso Cristo ed il suo Vangelo.

Frate Pacifico sarà uno dei più fedeli collaboratori di Francesco. Il santo lo teneva in strettissima considerazione proprio per la sua abilità di cantore: non è da escludersi che quando nacque, per divina ispirazione, il Cantico delle Creature il Poverello si sia confrontato con Frate Pacifico che, successivamente, cantò l’opera del fondatore dell’Ordine.

L’auspicio e la preghiera che Padre Cantalamessa rivolge ai giovani è di aprire le porte dello Spirito. Di arrendersi, cioè, alla grazia consolante e liberatrice che viene dal messaggio di Gesù.

Sant’Agostino ha scritto lapidariamente: “E’ stata data la legge (nell’Antico Testamento) perché si cercasse la grazia ed è stata data (in Cristo) la grazia perché si osservasse la legge”.

Non si perviene allo Spirito partendo dalle opere, ma si perviene alle opere e alla pratica della virtù, partendo dallo Spirito. Sta ad ognuno di noi avere orecchie anima e cuore per seguirlo vincendo la tentazione d’ignorarlo.


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Matteo Palombo
Sono laureato in Scienza della Politica con tesi dal titolo: ”L’eccezionale: Storia istituzionale della V Repubblica francese”. Socialista liberale libertario e radicale. Mi sono sempre occupato di politica e comunicazione politica collaborando a campagne elettorali e referendarie. Ho sempre avuto una passione per il giornalismo d’opinione e in News-24 ho trovato un approdo naturale dove poter esprimere liberamente le mie idee anche se non coincidono sempre con la linea editoriale della testata. Ma questo è il sale della democrazia e il bello della libertà d’opinione.