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Quel ritorno alla normalità, le scuse mancanti e il buon senso di sempre

Ricordate il caso di Lenola con Salvatore Spirito, l’81enne sordomuto e con altre invalidità, multato dai carabinieri, perché colpevole di andare in farmacia? Il figlio Michele si aspettava le scuse dell’Arma.

Se prima era bullismo istituzionale oggi forse è maleducazione istituzionale. O scarso senso civico. Per carità, nessuna mancanza di rispetto ma quello che manda avanti il mondo da sempre è proprio il buon senso.

Riassunto delle puntate precedenti: il 30 marzo, in pieno clima da coronavirus, i carabinieri di Lenola multano un anziano perché ‘sorpreso’ a leggere gli annunci mortuari e ‘colpevole’ di doversi recare in farmacia. A nulla sono servite le timide proteste da parte dell’uomo, Salvatore Spirito, che per di più essendo anche sordomuto faticava non poco a comprendere e a farsi comprendere. Il 4 aprile lo zelante carabiniere che gli aveva comminato il verbale gli notifica in casa l’ammenda di ben 400 euro. Come da decreto. Eh, come da decreto. Quante volte abbiamo telefonato alle forze dell’ordine o chiesto quando le incontravamo in strada come comportarci e interpretare una norma? Cosa ci sentivamo rispondere, come una figura robotica, se non ‘lei si deve attenere al decreto’? Un’autentica farsa istituzionalizzata. Soprattutto, poi, quando certi casi avvengono in un paesino di frontiera col mondo, appena 4mila anime, dove tutti si conoscono e dove, pare, a nulla valgono le motivazioni: né se ti rechi in farmacia, né a sgranchirti le gambe sotto casa per qualche minuto, né se ti fiondi in edicola o al supermercato. Sono scuse ci è stato risposto in alcune frangenti. Certo, ossigenarsi è una pratica criminale, mica quella di confinare i cervelli.

Ma torniamo a Lenola. Abbiamo già scritto di come sia stato poco nobile mostrare i muscoli a un anziano di 81 anni, che, roso dalla vergogna, ormai esce di rado da casa, soprattutto perché è stato indicato come un disobbediente seriale, come se prima che gli venisse comminata la multa fosse stato ripreso e avvisato più volte, aspetto che lo stesso Salvatore ma anche il figlio, Michele, respingono con sdegno, una sorta di giustificazione che dall’altra parte vorrebbe che fosse fatta passare per un atto duro ma giusto ma che in verità non ha nulla di protettivo per il cittadino, soprattutto se indifeso. Per carità, la storia fa sorridere, forse Guareschi ci avrebbe tirato su una commediola più o meno garbata e avrebbe descritto lo sceriffo in preda al virus dello zelo che si batte per far rispettare la legge sanzionando arzilli vecchietti che posseggono il vizio di sbirciare le donne del paese.

Grazie agli strumenti come gli smartphone durante la restrizione sociale per Covid-19 abbiamo conosciuto soprusi e abusi di qualche rappresentante delle forze dell’ordine ma anche momenti di autentica imbecillità da parte dei ‘normali’ cittadini. E ci sono stati anche diversi casi in cui gli agenti hanno mostrato il lato nobile della divisa e sono stati capaci di chiedere scusa e di annullare sanzioni elevate per eccesso di zelo o per ignoranza della norma o per un comprensibile nervosismo dato il momento delicato. Beh, non è questo il caso, considerato che Michele Spirito, figlio di Salvatore, a distanza di due mesi torna sull’accaduto e si interroga se tutto ciò sia naturale e se l’ammenda sanzionata possa essere annullata.

O se invece siamo ancora di fronte all’emergenza, che non richiama né il buon senso né il ritorno alla normalità.


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