Quell’esistenzialismo magico nel nuovo romanzo di Gian Luca Campagna

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“Questo romanzo è figlio di una scommessa etilica e di una follia narrativa”. È questo il primo commento dello scrittore Gian Luca Campagna che il 15 ottobre, in concomitanza col Salone del Libro di Torino, ha brindato all’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo fortemente simbolico.
Avete presente ‘Paura e disgusto a Las Vegas’? Quel film psichedelico con uno straordinario Johnny Depp accompagnato da Benicio Del Toro è un cult per chi ama la vita (e i suoi eccessi). Quella pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Hunter Thompson, il giornalista fuori di zucca che coniò il ‘giornalismo gonzo’, cioè il giornalismo paraculo, quello che vive non solo del fatto di cronaca in sé, ma infarcito delle emozioni dei protagonisti, dei commenti a caldo del cronista stesso, dei colori degli ambienti in cui il fatto si svolge. Esatto, è la sinestesia il grande protagonista di quel romanzo (e di quel film). Beh, che c’entra tutto questo con la presentazione de ‘Il teorema dei vagabondi pitagorici’? Questo romanzo è una docufiction, fonde cioè alcuni elementi reali e fatti di cronaca con la creatività della trama. Partiamo da un assunto fondamentale: in quel romanzo, il protagonista doveva assistere come cronista alla mitica Mint 400, una corsa per motociclisti nel deserto del Nevada, qui invece il protagonista letterario è José Cavalcanti, un detective privato che viene incaricato di seguire il pilota Nicola Dutto (personaggio reale) durante la Dakar che si svolge in Perù dal 7 al 17 gennaio 2019, accompagnato da un altro personaggio reale, lo scrittore Andrea G. Pinketts (deceduto il 20 dicembre 2018).
Certo, Nicola Dutto è reale, è un motociclista professionista di cross italiano, corre come un cavaliere in sella al suo destriero meccanico, ma lo fa senza l’uso delle gambe, perché un dannato incidente nel 2010 lo trasforma in paraplegico e lo costringe a vivere sulla sedia a rotelle. La sua voglia di vivere e di riscattarsi però lo anima per una sfida umana e sportiva che fa tremare anche i normodotati: correre la Dakar, la gara motoristica più massacrante al mondo. Riuscirà nel suo intento, poiché sarà il primo disabile su moto a competere nel deserto peruviano (la Dakar sono ormai 11 anni che si svolge in Sudamerica), corre sulla sua Ktm con tutte le difficoltà del caso ma verrà squalificato dalla direzione di gara per un equivoco del regolamento alla quarta tappa, suscitando le proteste dei mass media italiani e stranieri oltre che degli altri team per un marchiano errore tra direttore e commissario di gara.
E veniamo all’altro personaggio reale. Andrea G. Pinketts è stato un grande scrittore italiano, campione delle frasi non sense, grande investigatore nella cronaca nera reale, ha legato la sua fortuna letteraria a personaggi surreali e a trame apparentemente strampalate. Poi, a marzo 2018 un maledetto cancro lo attacca e lo costringe sulla sedia a rotelle (come Nicola Dutto), lui lotta, dapprima –come suo costume- dal bar lanciando la sfida al male incurabile, poi da un lettino dell’ospedale Niguarda di Milano, infine dal divano di casa. Ma poi s’arrende, il tumore gli mina il fisico ma non lo spirito tant’è che l’anima ancora oggi s’aggira tra di noi.
L’altro personaggio di questo romanzo è José Cavalcanti, nelle vesti di io narrante. Ed è puramente letterario. Lui vive a Buenos Aires, è di origini italiane, è un ex giornalista di nera che ora sfanga la vita come detective, tanto che gestisce negli orari d’ufficio un’agenzia investigativa che negli orari di pranzo e cena diventa un’alcova per gourmet. Il romanzo infatti vede il ritorno di José Cavalcanti, detective italoargentino politicamente scorretto, nichilista animato da idee progressiste, affetto da anoressia sentimentale. Un personaggio capace di slanci romantici ma anche di azioni ciniche che dopo gli esordi in “Il profumo dell’ultimo tango” (Historica, pp 347, 2017) e “La scelta della pecora nera” (Historica, pp 296, 2020) torna con una storia che si sposa con il territorio in cui vive le sue avventure, coniando il termine di esistenzialismo magico.
Ma torniamo al romanzo. Siamo ancora una volta in Sudamerica, ma se nelle avventure precedenti i personaggi dovevano fare i conti con un passato mai sopito negli echi della tragedia della dittatura militare argentina e di quella civico-militare in Uruguay, stavolta il teatro della storia si dipana nel deserto del Perù, in una narrazione intrisa di fortissimi legami con l’esistenzialismo e col realismo magico proprio degli autori più amati da Campagna, da Luis Sepúlveda a Osvaldo Soriano passando per Eduardo Galeano fino ad Albert Camus.
José Cavalcanti viene ingaggiato per scortare al rally della Dakar in Perù il motociclista paraplegico Nicola Dutto, minacciato addirittura dal redivivo Quetzalcóatl, il sanguinario dio delle civiltà precolombiane. Sospettoso che si tratti di una trovata pubblicitaria, Cavalcanti accetta il caso perché si lascia convincere ad esaudire l’ultimo desiderio dello scrittore Pink, malato terminale: correre la massacrante gara motoristica.
Un caso intricato e impossibile da gestire senza la bizzarra squadra investigativa di Cavalcanti che di certo non si fa pregare per andare in soccorso del detective più scalcinato del Sudamerica, un’autentica armata personale composta dallo chef astemio Cholo, dall’ottuagenario procuratore calcistico Franco Vernaglione, dagli immancabili dogo argentini Clan & Destino, senza dimenticare la sua fidanzata al minutaggio Catalina, prostituta per scelta e dotata di laurea in filosofia, determinata a fare breccia nell’anoressia sentimentale del suo José.
Così comincia nel deserto peruviano una straordinaria corsa verso il traguardo, dove il limite da superare non sta nell’impresa quanto nelle illusioni perdute dei protagonisti. Ma nella variabile del tempo e dello spazio, qual è il confine tra epica, cronaca, ambizioni, finzione, follia suicida? E la Dakar, considerata a ragione la gara più dura, non assomiglia forse alla vita con le sue corse a perdifiato, le sue soste, i suoi cronometri, i suoi limiti, i suoi incidenti, le sue storie infarcite di amore, amicizia e morte?
Tra new e advocacy journalism, metanarrazione, surrealismo letterario, simbolismo a buon mercato, ironia in saldo e suggestioni da bar comincia il racconto a tappe della centopercentoperù Dakar 2019, con una narrazione che ricorda i viaggi metaforici degli antichi eroi, il cui stile accattivante e visionario, si adagia comodo su una patina di fasulli buoni sentimenti, fusi tra rock ‘n roll e cumbia.
“Il romanzo è una genuflessione narrativa a due straordinari personaggi reali come Nicola Dutto, il primo pilota paraplegico a correre il massacrante rally della Dakar in moto, e ad Andrea G. Pinketts, che ci ha lasciati troppo presto per un bastardo tumore. Ma è anche un omaggio a due altri grandi sportivi: l’alpinista Daniele Nardi, scomparso nel marzo 2019 durante la scalata al Nanga Parbat, e Luca Zavatti, che ha saputo reagire alle avversità della vita con straordinario coraggio e ironia. Soprattutto ho cercato di scrivere e restituire la peregrinazione epica degli eroi, come protagonisti omerici in lotta contro il destino avverso” continua Campagna.
Gian Luca Campagna, che nella realtà ha partecipato nello staff di Nicola Dutto alla Dakar in Perù nel 2019 seguendo le sue imprese nelle varie tappe, in queste pagine si pone diverse domande, rivolgendole ai protagonisti e ai lettori: gli eroi sono orfani? O per affrontare la vita devono avere una donna accanto, un’eroina capace di tollerare le spacconate degli uomini eterni bambini? E soprattutto, il tempo quante seconde opportunità di vita ci concede?

L’AUTORE – Gian Luca Campagna (Latina, 1970), giornalista e comunicatore d’azienda, scrive per rendere straordinario l’ordinario. E viceversa. Ha pubblicato i romanzi ‘Molto prima del calcio di rigore’ (Draw Up, 2014), ‘Finis terrae’ (Oltre, 2016), vincitore del Premio Romiti e secondo classificato al Premio Giallo Indipendente del Salone del Libro di Torino, ‘Il profumo dell’ultimo tango’ (Historica, 2017), premio giuria al Premio Barliario di Salerno,‘L’estate del mirto selvatico’ (Frilli, 2019), ‘La scelta della pecora nera’ (Historica, 2020). Con Mursia ha pubblicato nella collana Giungla Gialla ‘Mediterraneo nero’ (aprile 2021).


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