Regionali in Toscana; una partita mai stata aperta

Analisi di un voto atipico e non così inaspettato in una regione spesso semplificata nelle idee

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Il nuovo governatore della Toscana Eugenio Giani

In Toscana si è votato chiaramente, come in un referendum, no alla Lega e a Susanna Ceccardi presidente.
Questo è il primo messaggio che emerge dalle urne. I toscani hanno fatto quadrato intorno al nome di Eugenio Giani, nonostante le critiche esterne, ma soprattutto interne al partito. Non tutti infatti si sono ritrovati nel nome scelto alla presidenza, ma tutti lo hanno appoggiato per evitare quello che era considerato il male maggiore.

La rossa toscana non è più tale da anni, da quando la coalizione Lega e Fratelli d’Italia, nel 2015, totalizzò il 20.02%.

Ma è una Toscana ancora fortemente moderata, che non si sbilancia, con una forte impostazione di centro sinistra, ma non più quella sinistra pura intesa come tale. Questo è evidente nelle percentuali, se 5 anni fa Tommaso Fattori con la sua Sì Toscana a Sinistra totalizzava 83.187 voti, pari al 6.27%, oggi esce ampiamente al di sotto delle aspettative, un grande sconfitto di cui non si parla. Alle urne ha totalizzato 46.270 voti, pari solamente al 2.86%. Insieme alla Ceccardi è lui ad accomodarsi al banco degli sconfitti, dei due seggi al passato consiglio non restano che lacrime amare per non essere stati in grado di convincere che vi fosse un’alternativa di vera sinistra. Sulla stessa lunghezza d’onda la sconfitta della sinistra più a sinistra della sinistra (eloquenti i risultati dei due partiti comunisti che totalizzano l’1,05% e lo 0.96%). I toscani non hanno premiato questa linea, ed hanno preferito mettere da parte alcune divergenze in nome di un candidato comune, che fosse un buon compromesso. proprio in questo la Toscana, non più rossa, si potrebbe considerare moderata. Una Toscana che riesce a fare un compromesso con la sua storia per non stravolgerla del tutto.

Eugenio Giani ha convinto tutti di essere la buona soluzione, non la migliore, ma sicuramente la più ragionevole. Il numero di cittadini mobilitati è eloquente, oltre 200.000 voti in più rispetto al collega Rossi 5 anni prima (863.611 contro i 656.920).

Il candidato dell’ampia coalizione di Csx ha saputo vendersi come la soluzione ottimale in una situazione non ottimale, con la sua toscanità viscerale, con il suo entusiasmo e il suo smodato amore per i 273 comuni toscani che conosce e visita costantemente. C’è chi l’ha considerato un politico poco serio e chi l’ha accusato di conoscere meglio le sagre che non i problemi della gente, fa sorridere, al livello nazionale sembra di aver già sentito queste accuse, ma a parti invertite.
Eppure, parlando con la gente, sono queste le caratteristiche che hanno convinto i Giani’s lovers, mentre per molti altri si è trattato di un no secco alla presidenza di Susanna Ceccardi.

La verità è che in Toscana non è mai esistita nessuna partita contendibile, le elezioni amministrative di due anni fa avevano messo in luce una gran voglia di cambiamento (con giunte di destra a Massa, Siena e Pisa), ma lo scorso anno, quando si è votato a Firenze e Livorno (per citare i due maggiori appuntamenti elettorali), la Toscana ha dimostrato di non cercare così spasmodicamente il cambiamento.

Poi c’è il capitolo Ceccardi; per quanto la scelta di una giovane donna (classe 1987) abbia dato grande lustro alla Lega Toscana, non è un personaggio in grado di convincere gli indecisi.
La Ceccardi è contemporaneamente frutto e motore del radicamento leghista in Toscana, Lega che 5 anni fa candidava alla presidenza un milanese e che in questi anni è stata in grado di creare un fitta rete territoriale di simpatizzanti e militanti. Partito che trova i suoi albori con il miracolo proprio della Ceccardi a Cascina ma che vede in lei un personaggio controverso. C”è chi l’ama nel profondo e chi la odia, ecco perché la Susanna cascinese non può convincere chi sta nel mezzo.
Il popolo Toscano si divide fra chi la considera un faro illuminante la via e chi l’accusa di aver usato tutte le proprie posizioni di rilievo come trampolino di lancio (vedi il mandato da sindaco interrotto dopo l’elezione in europarlamento).

Che La Susanna, come la chiamano dalle sue parti, sia stata oberata di incarichi è evidente e lo ammettono pure i suoi Uomini. Un consigliere di maggioranza a Cascina ha ammesso:
Ce l’hanno portata via, prima a Roma e poi a Bruxelles

Perché lo sanno anche loro che La Susanna si è fatta un po’ prendere la mano con la scalata ai palazzi del potere. Dapprima eletta sindaca nel 2016, poi entrata nello staff dell’allora Ministro Salvini nel 2018 ed infine eletta al Parlamento europeo nel 2019.

La Lega avrebbe dovuto puntare su un personaggio meno divisivo, uno che sia convinto a restare in Toscana anche all’opposizione, senza ricalcare l’errore fatto con la Borgonzoni (non eletta alla presidenza dell’Emilia-Romagna è tornata a fare la senatrice). Se un elettore vota per mettere al primo posto i toscani, non tollera che il suo candidato abbia già, in caso di sconfitta, il volo per Bruxelles o il treno per Roma.

Ecco perché, con una lucida analisi ex-post, possiamo sapere con certezza che la partita in Toscana non è mai stata contendibile.

Opportuno ragionare anche sul terzo sconfitto della sfida, il M5s, che dalle scorse elezioni, nonostante la più alta affluenza (+14.32%), ha perso quasi 100.000 voti, passando dal soddisfacente 15.13% al disastroso 7.02% utile appena ad eleggere la candidata presidente Irene Galletti.

Così come è opportuno sottolineare chi è il grande vincitore della coalizione di Cdx; Fratelli d’Italia. Ha ragione la Meloni a dirsi soddisfatta, perché effettivamente sta raddoppiando i voti elezione dopo elezione. In Toscana ha fatto di più, dal 3.85% del 2015, ha collezionato un entusiasmante 13.5% che le consente di eleggere 4 consiglieri (era 1 soltanto).

Eugenio Giani è il nuovo presidente della Toscana e questo, era prevedibile.


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