Alba Pontina, gli arresti nel clan Di Silvio

LATINA – Repubblica contro la Lega per i presunti legami con i clan rom a Latina: Pd e Coletta all’attacco, Durigon: «Partito estraneo». Tripodi: «Ricostruzioni fantasiose, nulla da temere». Zicchieri: «Porto Zingaretti e giornalisti in tribunale». Si surriscalda la campagna elettorale dopo le rivelazioni di Repubblica che, riprendendo alcuni passaggi dell’inchiesta Alba Pontina e aggiungendo alcune presunte rivelazioni di pentiti come Renato Pugliese e Agostino Riccardo, mena fendenti pesanti all’indirizzo della Lega in provincia di Latina, puntando il dito contro i presunti legami con i clan rom dei Di Silvio durante la campagna elettorale del 2016 sia nel capoluogo che a Terracina.

La conferenza stampa dell’operazione Alba Pontina in cui si parlò per la prima volta dei presunti legami tra politica e clan Rom a Latina

Nel mirino del quotidiano nazionale il coordinatore regionale Francesco Zicchieri, il capogruppo alla Pisana Angelo Tripodi e il coordinatore provinciale Matteo Adinolfi. Un bel macigno sulla marcia trionfale che il partito di Salvini stava portando avanti verso l’appuntamento elettorale del 26 maggio, dove i sondaggi, anche i meno favorevoli, lo accreditano comunque di almeno un 31% dei voti degli italiani.
Un assist per chi in provincia di Latina e nel capoluogo vede la Lega come il fumo negli occhi, ad iniziare dal sindaco Damiano Coletta di Latina Bene Comune e dal Pd su sponde politiche diametralmente opposte a quelle dei leghisti.

Il segretario del Pd Claudio Moscardelli e il consigliere Regionale, Salvatore La Penna durante l’ultimo incontro al circolo cittadino che ha ospitato la deputata europea Simona Bonafé

«Se le anticipazioni giornalistiche fossero confermate sarebbe un fatto gravissimo. Al clan è stato contestato di recente il reato di associazione di stampo mafioso. Occorre chiarezza trattandosi dei vertici della Lega, il partito del Ministro dell’Interno». Lo scrivono in un comunicato il segretario provinciale del PD di Latina Claudio Moscardelli e i Consiglieri Regionali del PD Salvatore La Penna ed Enrico Forte. «Le Procure indaghino- proseguono – siamo garantisti, pero’ chiediamo venga fatta chiarezza al piu’ presto, soprattutto perche’ la Lega e’ il partito di Matteo Salvini, il ministro dell’Interno. Il carattere di criminalità organizzata era noto da tempo a Latina grazie all’azione delle forze dell’ordine e della magistratura e grazie all’attenzione della Commissione Antimafia più volte intervenuta».

Il sindaco di Latina, Damiano Coletta, durante l’incontro con il sottosegretario della Lega, Claudio Durigon

Anche il primo cittadino del capoluogo pontino Damiano Coletta non perde occasione per stigmatizzare i presunti rapporti pericolosi del partito di Salvini.
«Gli articoli di giornale usciti oggi – scrive il sindaco di Latina, sulla relazione tra clan criminali e politica, non fanno che confermare le nostre preoccupazioni. L’azione meritoria della magistratura e delle forze dell’ordine ha portato a importanti arresti e all’emergere di verità che hanno permesso alla nostra città di voltare pagina e iniziare a scrivere una nuova storia. Non va abbassata la guardia, le collusioni e contaminazioni vanno combattute sempre perché non mettono a rischio soltanto il principio di legalità ma producono un danno alla vita civile della nostra comunità».

Le consigliere di Latina Bene Comune, Marigrazia Ciolfi e Valeria Campagna

Una tesi supportata anche dalle parole del gruppo consiliare di Lbc al comune di Latina. «Il passato può ripresentarsi, cambiando veste – scrivono i consiglieri di maggioranza del capoluogo -. Ce lo ricordano gli articoli di giornale usciti oggi in merito ai rapporti tra politica e mafia che a Latina, negli anni scorsi, si sono resi evidenti e di cui si vede ancora oggi lo strascico. Sono ricordi recenti, che ancora bruciano, ma che con questa amministrazione possiamo dirci lasciati alle spalle. Dice bene però il sindaco Damiano Coletta, è bene non abbassare mai la guardia.

Latina Bene Comune esprime preoccupazione per le derive che ancora oggi dopo anni riescono a macchiare l’immagine della città, ma siamo anche fiduciosi perché Latina già una volta ha saputo reagire e voltare pagina. La manifestazione spontanea sotto la questura, nel 2015, è stata la prova che i cittadini sanno distinguere certe dinamiche e sappiamo che questa voglia di legalità non è sopita. Ci è stato dimostrato con il voto del 2016 e siamo fieri che l’allora candidato sindaco, oggi primo cittadino eletto e al terzo anno di mandato, nonché presidente di LBC, abbia avuto la forza di ribellarsi a certe dinamiche prima come candidato e, da amministratore, attraverso l’attuazione di un programma che come faro ha la legalità.

È ancora oggi un percorso arduo e Latina Bene Comune è sempre in prima linea sui temi di partecipazione e cittadinanza attiva, a nostro avviso strumenti indispensabili in una gestione condivisa della città, senza mai venire meno alle proprie responsabilità nel compimento delle scelte politiche ed amministrative. È e continuerà ad essere importante, però, scavare un solco tra un certo modo di fare politica – a prescindere dai colori di appartenenza – e la gente per bene».

Il capogruppo della Lega alla Regione Lazio, Angelo Tripodi, in compagnai di Matteo Salvini

Dall’altra parte invece gli esponenti della Lega ribattono in maniera perentoria. Per il sottosegretario Claudio Durigon il partito è estraneo a tutta la vicenda, mentre il capogruppo alla Pisana, Angelo Tripodi, spiega: «Non mi vergogno nel rivelare che nel 2015-2017 ho avuto problemi lavorativi. Si smontano così queste ricostruzioni fantasiose». Lo dichiara, in una nota, il capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Lazio Orlando Angelo Tripodi, che aggiunge: «Non ho nulla da temere e tutti sono a conoscenza: la mafia mi fa schifo; ho combattuto sempre e sono distante anni luce dal modus operandi degli zingari di Latina; ho militato sin da ragazzo con onestà, tanti sacrifici e soprattutto senza risorse economiche; in più non ho mai conosciuto e avuto rapporti con questi personaggi né con i delinquenti! Non c’è nessun avviso di garanzia, ma abbiamo fiducia nella magistratura e siamo convinti debba andare fino in fondo! Ci lascia basiti – sostiene Tripodi – la faccia tosta degli esponenti del Pd: Nicola Zingaretti e altri, ad esempio, dovrebbero spiegare come mai sono stati finanziati dal ras delle coop di Mafia Capitale Salvatore Buzzi, il quale esultava per la vittoria del governatore nel 2013 e sosteneva che ‘con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga’. Per non parlare – continua – dei molti esponenti dem arrestati e a processo per gravi reati, a partire dal caso rimborsopoli in Consiglio regionale del Lazioconclude Tripodi -. Il garantismo è uno stile di vita, sono e resto un uomo pulito come anche i miei avversari hanno sempre riconosciuto!».

Il coordinatore regionale della Lega, onorevole Francesco Zicchieri

Minaccia invece di portare in tribunale il Pd, Zingaretti e i giornalisti che sarebbero in malafede il coordinatore regionale della Lega, Francesco Zicchieri. «Sono stufo che giornalisti male informati o peggio ancora in totale malafede infanghino il mio nome e quello della Lega e che Zingaretti e Pd cavalchino questo schifo falso per racimolare qualche consenso. Come già detto ripetutamente parecchi mesi fa non ho mai avuto il minimo contatto con questi sconosciuti mafiosi. Queste persone non le ho mai viste né conosciute, lo ripeto. Basterebbe infatti che il Pd prima di sparlare si informasse con i questori e i commissari di Polizia che hanno svolto le indagini per capire la meschina figura che stanno facendo. Ma a tutto c’è un limite. Da oggi i giornalisti e i benpensanti del Pd che continueranno a farsi pubblicità inventandosi simili assurdità saranno portati in tribunale».

Se c’era bisogno di un antipasto di campagna elettorale che si preannuncia più infuocata che, mai eccovi serviti.

 

 


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