Primo, Francesco, Benito. Nel giro di 24 ore la nera signora se li è portati via.

Tre personaggi conosciuti e stimati, tre perle della storia di una Sabaudia che pian piano perde pezzi significativi della sua memoria.

Il tempo passa, c’est la vie, ma sarà difficile dimenticare Primo, tratti da burbero a fare a pugni con un’indole dolcissima e generosa. Da oltre 50 anni custode del cimitero comunale, aveva sempre una parola di conforto per tutti e non badava agli orari di apertura e chiusura per venire incontro alle dolorose esigenze di quanti avanzavano richieste. Scorrendo pagine social, leggiamo che c’è anche chi, grazie alla sua profonda sensibilità, ha visto riaprirsi a mezzanotte i cancelli del luogo sacro per soddisfare il proprio desiderio di fermarsi in preghiera sulla tomba di un congiunto. Non leggende metropolitane, ma pura realtà, assistita da testimonianze dirette.

Come la simpatia e la gentilezza di Francesco, mitico barman conteso da tutte le migliori caffetterie di Sabaudia, a partire dai tempi del Cico Bar, il famoso locale con la scala esterna che portava direttamente alla terrazza che domina Piazza del Comune. Ti accoglieva sempre con quel sorriso sincero, quella disponibilità e quell’affabilità che ben si coniugavano con l’aroma e il gusto del caffè servito. Un atteggiamento che, buon sangue non mente, oggi si evidenzia nel figlio Mario, instradatosi con lo stesso inappuntabile stile sulle orme lavorative del padre.

E poi c’è Benito, che fino ai primissimi anni settanta svolgeva il lavoro di sarto. Il suo laboratorio si apriva nelle adiacenze dell’allora Scuola di Artiglieria Controaerei e tantissime furono le uniformi confezionate ad ufficiali e sottufficiali, sempre calzanti a pennello. Poi si reinventò ristoratore e al posto della sartoria, nacque “La Folaga” che per i militari della Caserma Santa Barbara, e non solo, diventò ben presto un cult, prima di spostare al centro cittadino l’attività con inalterato successo, grazie anche al buonumore che suscitavano l’ironia coinvolgente e la battuta pronta che si ritrovava. Ma tra una pizza margherita e uno spaghetto alle vongole rimediava anche il tempo per dedicarsi alle sue passioni: il canto e il calcio giocato. Le canzoni napoletane e il ruolo da portiere. Quella maglia numero 1 indossata in tanti tornei amatoriali.

Ciao, ragazzi


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