ROMA – Un allarme lanciato senza usare giri di parole quello del presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, che ha parlato ieri di rischio collasso per la sanità regionale, annunciando scelte dolorose a stretto giro di posta e sottolineando, come se la cosa non fosse palese, le differenze, definite profonde, che ci sono nella sanità tra Roma e le province di Frosinone e di Latina.
«Paghiamo lo scotto di una disattenzione verso la sanità laziale che dura da molti anni e chi ci rimette di più sono, come sempre, le persone fragili – ha detto il presidente intervenendo agli stati generali della professione farmaceutica ospedaliera e territoriale – L’accesso alla salute non è universale in questo territorio. Non si può dire che a Latina o a Frosinone ci sia lo stesso sistema di cure rispetto a Roma».
E ancora: «Per risolvere questo problema sono chiamato a scelte dolorose: ciò significa operare una riorganizzazione profonda. Occorre instaurare un nuovo rapporto con le aziende ospedaliere. Bisogna ripensare tutto in maniera organica. Voi professionisti della farmaceutica ospedaliera, in questo, giocate una partita importante. La mancanza di personale sanitario non si curerà a breve. I benefici si vedranno fra diversi anni. Il mio impegno è quello di riconsegnare ai cittadini del Lazio una sanità che dia dignità a ogni singolo abitante, ovunque si trovi. Dobbiamo riportare nei contesti ospedalieri la centralità del ruolo della farmacia che spesso è il primo interlocutore e un importante punto di accesso. È mancata la visione. Questa è una regione delle eccellenze che ha dato tantissimo alla scienza e alla ricerca clinica e quanto vediamo oggi è molto doloroso. Ma cambieremo e sarò al vostro fianco in questo percorso perché, come sapete, ci ho messo la faccia».
Ma Rocca ha sottolineato la delicatezza della situazione in maniera ancor più stringente: «La Regione intera rischia il collasso, lo dico con franchezza. Nei prossimi giorni farò una conferenza stampa per tirare le somme dei miei primi 100 giorni. Vedere oggi questa sofferenza sul piano clinico e scientifico della nostra sanità è un dolore che si accompagna alla responsabilità di quei 22,3 miliardi che gravano sul nostro bilancio, sul debito consolidato rispetto al quale c’è una interlocuzione importante avviata con il Governo per individuare una soluzione. La proiezione sul 2023 è di 700 milioni. Non possiamo creare nuovo debito. Molti si sono sorpresi, anche se qualcuno se lo aspettava, del fatto che ho tenuto la delega alla sanità per me, ma l’ho detto dall’inizio: è uno dei temi difficili e irrisolti nella nostra regione, o ci mettevo la faccia o non valeva la pena». Contestualmente Rocca ha comunque parlato dei programmi per rilanciare la sanità laziale. Notando: «Dobbiamo avere il coraggio di osare. Se non si affronta questa problematica in maniera sistemica, come abbiamo iniziato a fare, la Regione intera rischia il collasso. La situazione dei Pronto Soccorso è inaccettabile. Annuncio che la stagione dei fax è destinata a chiudersi per sempre entro la metà del mese di giugno. E le liste di attesa saranno abbattute entro il 31 dicembre di quest’anno, grazie a un reale ed effettivo ingresso nel Recup delle strutture private accreditate, come da contratto. C’è un cronoprogramma in questo senso, che sarà rispettato. Esiste, inoltre, un grosso problema di carenza di personale sanitario che stiamo affrontando. I benefici, tuttavia, si vedranno soltanto nei prossimi anni». Le dichiarazioni di ieri fanno emergere una forte preoccupazione da parte del presidente Francesco Rocca. Intanto Angelo Tripodi, vicepresidente della commissione sanità in consiglio regionale, rileva: «Condivido la riorganizzazione profonda della sanità, partendo dalla ricostruzione della medicina del territorio nelle province del Lazio e dell’Ares 118. Una grande sfida che merita la massima attenzione e collaborazione delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, riprogrammando anche gli interventi pianificati e finanziati con il Piano di ripresa e resilienza e il bilancio regionale. Le province meritano un’inversione di rotta».


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