“Siccità del Cuore” Una Roma “Disarticolata”

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Bel film quello di Virzì, una grande metafora della “sécheresse du coeur” di cui Proust nella sua Recherche, una aridità socioculturale che imbriglia le midolla sia nella sfera pubblica sia privata e/o intellettuale. Il sottotitolo del film potrebbe ben essere “Angoscia” tipo film con la Bergman “Gaslight”(Luce a gas), un’angoscia che che ti attanaglia fino a renderti disumano. Uno scandaglio psicologico e psicoanalitico della città nella fattispecie Roma, una fossa dei leoni i cui domatori sono impotenti, una introspezione dolente e al tempo stesso spietata di “anime morte” alla Gogol, se si vuole una “memoria dal sottosuolo” (Dostoievskij) di persone semanticamente “maschere” (il latino persona=maschera). A confronto la “Roma” di Fellini è un sontuoso affresco tra il pompeiano e il barocco quella di Virzì un “circo massimo” dove gladiatori e cialtroni impazzano come fantasmi, una Roma asfittica e assetata nient’affatto “imperiale” piuttosto un …pitale! Una siccità che incombe minacciosa rendendo la fruizione dell’acqua una conquista disperata: nel film si muore letteralmente di sete, quando l’arsura ti attanaglia ci si imbestia. Una Roma antitetica a quella rappresentata da Fellini nel film omonimo opulenta, barocca immaginata come “una gran mignotta” ma anche una donna senza tempo di cui la Ekberg che risciacqua nelle acque della fontana di Trevi le sue vistose membra è il celebrato emblema. Un film decisamente attuale dunque anch’esso necessario per essere la spia di un malessere collettivo, di una politica prosciugata, afasica e asfittica in primis un PD dei mei coco a proposito del quale tengo a precisare non da oggi ho mosso severe critiche quando non improperi rivelandosi ahinoi smidollato e sfilacciato: lo sottolineo per segnalare che non mi assimilo alla voce del coro attuale bensì ribadisco antichi rancori o rimpianti (il vecchio PCI), un PD oggi causa prima del malcontento, della delusione di una disfatta a tutto campo di cui il disfattista Renzi mai insultato abbastanza è una delle cause distruttive, vi aggiungo anche il Calenda una sorta di suo compare di merenda a mio modesto giudizio infido, inaffidabile, spocchioso e quant’altro di cui davvero la politica italiana non avrebbe bisogno ,entrambi andrebbero “recisi” dall’albero genealogico della politica italiana senza ombra di danno alcuno per la collettività. Nella metaforica siccità rientra pure lei LA Meloni, a proposito mi piace far notare che generalmente la donna a differenza dell’uomo comunque “disarticolato” usualmente viene “articolata” anche a scuola: LA Cusano e non, ad esempio, IL Maulucci disparità di genere? Probabilmente sì! Nota a latere: generalmente in ambito artistico il LA designa la fama, l’eccellenza vedi LA Garbo, LA Callas, LA Loren etc. mentre non si dice IL Mastroianni (notate egregie femministe!), vorrà significare che la creatura femminile per antonomasia “tanto gentile e onesta pare” laddove quell’animale del maschio un bruto e villano sempre va a rassomigliare ?! Per concludere, visti i quarti di luna nera io proporrei a botta secca: “Meloni” assolutamente bellamente “disarticolata” magari pure nella lingua: strillasse meno e mettesse un paio d’occhiali salva pupille dovessero a mo’ di biglie schizzarle fuori dell’orbita! Al Governo come Presidente del Consiglio? per celia: “Venghino venghino deputati e consiglieri, prego a sedere ve raccomando de pararve er culo!
(gimaul)


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