Toscana: Covid-19 infetta l’economia, produzioni industriali giù del 17%

Crisi per la moda nel manifatturiero e il settore terziario, reggono l'alimentare, il farmaceutico e l'informatica.

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Assessore Marras, foto de Il Tirreno

FIRENZE – 10 dicembre 2020

La regione Toscana ci informa del forte calo delle produzioni industriali, crollate del 17% a causa dell’epidemia in corso; si tratta di un’altra delle conseguenze del virus, che non ha soltanto minato il benessere e la vita dei cittadini ma anche la salute dell’economia nel nostro territorio.
Come emerso nel corso dellaudizione dellassessore Marras e del direttore dellIrpet Stefano Casini Benvenuti, che si è svolta nella commissione Sviluppo economico e rurale, “La crisi attuale è ben più grave di quella del 2008 2009, perché allora si trattava di una crisi interna, mentre oggi le cause non sono dipendenti dagli operatori economici, bensì da un elemento esterno, la pandemia, che ha prodotto fin da subito il crollo delle importazioni di componenti dalla Cina a cui si è poi aggiunto il fermo forzato delle produzioni con il lockdown. “Secondo i dati in possesso di Irpet, in Toscana il crollo delle produzioni industriali è pari al -17% (in Italia il dato è -13%), per effetto del crollo delle esportazioni e del turismo. Il settore manifatturiero più colpito è quello della moda, mentre hanno retto lalimentare e il farmaceutico. La novità assoluta è la contemporanea caduta del settore terziario (commercio, ristorazione, ecc.), dove gli unici comparti che hanno retto sono quello dellalimentare e dellinformatica.”
Tutto ciò avrà delle conseguenze drammatiche sul mondo del lavoro (sono stati stimati circa 53mila occupati in meno), come ha esposto il direttore di Irpet, non sono ancora evidenti nei dati, anche per effetto del blocco dei licenziamenti. Un ruolo fondamentale potranno giocarlo gli stanziamenti straordinari e ordinari europei, grazie ai quali poter raddoppiare gli investimenti pubblici, che negli ultimi anni si sono aggirati intorno a una cifra che oscilla tra i 2miliardi e i  2,5miliardi l’anno.”
Quali sono dunque le manovre da utilizzare per tentare di rianimare un’economia così gravemente lesa? Grandi speranze sono riposte nell’arrivo del vaccino e nella possibilità di osservare un’euforia simile a quella del periodo post bellico.
L’assessore Marras ha dichiarato: “La dimensione del fenomeno di crisi è così ampio che la Regione non riesce, da sola, a dare una risposta completa, nonostante questo, abbiamo messo in campo tutte le iniziative possibili e altre ne prevediamo per l’immediato futuro”
Secondo i dati di Bankitalia in relazione al decreto liquidità, alle imprese toscane sono stati erogati crediti per 8,5miliardi, e questo grazie anche al sistema di garanzie attivato dalla Regione. Al fabbisogno di liquidità delle imprese, rimodulando i Fondi europei, la Regione ha contribuito con stanziamenti per quasi 210milioni. “L’elemento critico – ha aggiunto – è che il 90% dei finanziamenti è stato richiesto da aziende che sono collocate in aree urbane o periurbane, mentre solo il 10% è stato richiesto da imprese che operano in zone periferiche”.
Il vicepresidente della commissione, Vittorio Fantozzi (FdI), ha condiviso la necessità “di dare una scossa al sistema economico toscano, ma a questo bisogna offrire le condizioni per poterla sfruttare al meglio, altrimenti sarà una scossa che non produce risultati”.
La consigliera Anna Paris (PD) invita a riflettere sull’utilità dei finanziamenti a fondo perduto, mentre Andrea Pieroni (PD)  suggerisce di non dimenticare il sostegno dovuto alle aree rurali e periferiche.


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