Tragedia e Letteratura

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A fronte dei disastri cui stiamo assistendo, naturali e non(!), parlare o alludere alla letteratura fa sorridere eppure… la letteratura che roba è ?! Può essere un salutevole antidoto, un balsamo a perdere! Tuttavia non meritano neppure uno “sputo” le esternazioni cialtronesche di una Tamaro (Tamaro chi era costei ?!) piuttosto il nostro pensiero va all’immenso MANZONI padre assoluto della lingua italiana, emblema della stessa per essere il suo romanzo “storico” nel senso che la scrittura-lingua riflette l’identità di un popolo di qui la classificazione (non sempre alla domanda sul significato di ‘storico’ gli studenti ci azzeccano!). La nostra lingua, appunto, che non abbisogna davvero di andare a pigione di quella inglese a confronto disossata e senza anima (non ho simpatia per gli inglesi!) pertanto mi disturba sentirla “inquinata” dagli inglesismi per di più considerato il nostro “volgare illustre”, dunque, i padri Dante e Manzoni. Ho già avuto modo di dichiarare essere linguisticamente “nazionalista”, con Arbasino -e non con la Meloni- uno dei tanti “Fratelli d’Italia”(Arbasino, romanzo) concordando con l’autore :” Il vero fondo: la polemica aspra e faziosa, distruttiva, senz’altri entusiasmi se non per la polemica stessa. Ma intanto perpetuando se stessa, perpetua come sottoprodotto, l’Ordine Stabilito: con la medesima efficacia della ciacola veneziana più smorfiosa e ironica” (Arbasino). “Una lingua è un tutto o non è. Certo, e inevitabilmente, a una lingua mancano de’ vocaboli, l’equivalente dei quali si trova in altre lingue; ma perché? perché gli uomini di quella lingua non hanno le cose corrispondenti a quei” vocaboli, e non hanno nemmeno l’occasione di parlarne. […] E che cos’è che costituisce una lingua? Cosa intende per questo nome il senso lingua comune? Forse è un a quantità qualunque di vocaboli? No davvero […] e per chiamar la cosa col suo nome , sono molte le lingue: la lingua di Milano, quella di Torino […]. Lingue? mi par di sentirli esclamare: lingue codeste? La lingua è quelle che è comune a tutta l’Italia: codesti non sono altro che dialetti. <Chiamateli come più vi piace, rispondo: ma vediamo un pò cosa sono in effetto, e che cos’è quell’altra cosa che chiamate lingua>”. […]. (A. Manzoni, Sulla lingua italiana. Lettera al Sig. Cavaliere Consigliere Giacinto Carena, Milano 1868). < La lingua italiana non la sapremo maneggiare con bella maniera né io né tu: perché tu sei un ragazzotto, ed io un vecchio dabbene e nulla più. Ma fà che ella trovi un artefice destro, ed è materia da cavarne ogni costrutto.[…] >.(Lettera semiseria di G. Berchet, Lettera semiseria al figlio Grisostomo 1816-18 in F. De Sanctis, Saggi e scritti). (gimaul)


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