Un altro pezzo… se ne è andato.

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Un altro pezzo… se ne è andato

Omaggio a Franco Frabboni

Le caratteristiche di un buon maestro sono: la passione per la conoscenza, la competenza, l’esperienza professionale, le doti umane che uniscono empatia e autorevolezza. (Polan)

Svegliarsi una mattina e avere la notizia che Franco Frabboni è morto, significa prendere atto con immensa tristezza che una delle architravi della mia vita culturale e professionale è crollata, se ne è andata. Ho avvertito immediatamente nel mio animo di essere più solo, di essere più fragile e insicuro nella mia mente e nella vita.

D’istinto ho aperto uno degli armadi della mia biblioteca, dove sono collocati i libri  preziosi di pedagogia e di didattica di Franco, sui quali ho costruito la mia formazione professionale. Il Manuale di didattica generale e il Manuale di Pedagogia generale sono stati, infatti, le pietre miliari che hanno accompagnato per decenni il mio percorso di insegnante di scuola elementare e di direttore didattico.

Alla notizia della scomparsa inaspettata di Franco una moltitudine di ricordi mi ha assalito: la sua lettera, i suoi libri  ormai ingialliti, le sue parole, il suo linguaggio, le sue riviste molto attese per “rifornirmi” di novità, i nostri incontri nei mega-convegni a Roma, a Firenze e a Bologna.

Nella mia memoria questi oggetti ed episodi sono  indelebilmente legati e fanno parte della mia vita professionale del passato e ancora del presente.

Qualcuno si chiederà, alla maniera manzoniana, chi era costui? Per me Franco è stato  “tutto”, insieme a molti altri, Giovanni Maria Bertin, Raffaele Laporta, Piero Bertolini, Andrea Canevaro, Loris Malagutti, Sergio Neri, Alberto Alberti, un vero maestro che ha formato, sostenuto, incoraggiato la mia lunga vita di «uomo di scuola».

Franco è  stato uno dei più noti e fecondi pedagogisti italiani della seconda metà del Novecento, una figura di spicco, un innovatore  e sperimentatore nel panorama scolastico del nostro Paese. Sul piano personale è stato una persona di straordinaria intelligenza, di grande sensibilità e generosità, era sempre a disposizione di tutti.

In occasione della mia preparazione al concorso, per diventare direttore didattico, nel sostenere la prova orale e nel presentare le opere di Giovanni Maria Bertin, uno degli autori e rappresentanti della pedagogia laica italiana, negli anni Settanta scrissi una lettera a Franco che, nella sua cortese risposta, mi fornì con chiarezza e competenza le coordinate culturali e pedagogiche del pensiero del pedagogista Bertin, docente presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna, sostenitore del razionalismo critico di impostazione fenomenologica e problematicista.

Questa gratuita e disinteressata disponibilità mi ha portato in seguito a seguire costantemente i suoi stimolanti insegnamenti, le sue ricerche, i suoi studi e le sue pubblicazioni sulla base delle sue attente analisi teoriche e operative del «fare scuola».         Franco Frabboni con il suo magistero ha suggerito a me, e a molti altri docenti, le procedure e le strategie didattiche metodologicamente più fondate e gli strumenti per costruire la mia professionalità di docente e di dirigente scolastico.

Nella preparazione al concorso magistrale di Marcella, mia moglie, e di molte altre insegnanti, negli anni Ottanta, ebbi il coraggio di far presentare agli esami orali un testo, allora molto innovativo, La scuola dell’infanzia. Una nuova frontiera dell’educazione, che rappresentava una proposta organica e strutturata dei nuovi Orientamenti per la scuola materna.

Franco Frabboni è stato un amico fraterno che ho avuto la gioia e la soddisfazione di ospitare nelle scuole di Aprilia (come dimostra la foto allegata), che ho seguito nel suo impegno di direttore di riviste di pedagogia e didattica come Scuola se e Infanzia.

Da Franco ho imparato a tenere in alta considerazione l’importanza della didattica come «arte del fare scuola», come scienza dell’organizzazione scolastica e del curricolo formativo per le nuove generazioni. Da lui ho  appreso che la didattica, impostata scientificamente, deve tener conto della struttura delle discipline e della psicologia degli allievi di ogni età.

Dal suo insegnamento ho compreso anche l’estrema importanza del rapporto tra scuola e territorio, del valore della reciprocità e complementarietà tra l’istituzione scolastica e l’ambiente per costruire, per una società complessa e in continua trasformazione come quella della nostra «contrada storica», un sistema formativo integrato, scolastico ed extrascolastico.

Nutrendomi del suo verbum pedagogico e didattico, presente nei suoi articoli e saggi, ho sempre ammirato il suo linguaggio figurato, particolare, il suo stile di scrittura pieno di immagini concrete.

Condivido convintamente, rispetto al suo modo di presentare le idee pedagogiche di Franco, le parole riportate in una intervista rilasciata al collega Luigi Guerra: «il suo era un linguaggio molto elaborato, denso di metafore, a volte forse anche troppo ma quello era anche un suo modo di vivere e di ragionare. Cioè lui lavorava e pensava per metafore».                                                                                                     Franco Frabboni per me, oltre che una persona affidabile e rispettabile per la sua profonda saggezza e raffinata conoscenza del mondo dell’educazione e della scuola, è stato un maestro di vita, un modello di comportamento e una guida autorevole, morale e spirituale, capace di aprire nuovi e luminosi orizzonti di vita personale e comunitaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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