Non è possibile procedere per dictat tipo “No a politici in giunta, altolà a Coletta”, perché l’esito, lungi dall’esser favorevole, complica i rapporti tra le forze in gioco. Dovrebbe essere chiaro che la rilevanza dei problemi richiede un’attenta riflessione senza indulgere in battute polemiche che fanno perdere il senso profondo della posta in gioco. Infatti, quando si pone il dictat di non ricorrere a personale eminentemente politico, si perde del tutto la contestualità temporale della posta in gioco che esige la massima rapidità possibile delle soluzioni da adottare, nonché la rimozione delle difficoltà incontrate. Non è l’inclinazione politica personale che deve prevalere, ma l’accertata acquisizione delle soluzioni riconosciute più idonee. Lo spaventapasseri di una soluzione già preordinata, deve lasciare il posto alle verifiche della traduzione in fatti concreti. Se alle scelte politiche, motivate e determinanti, si sostituiscono i bilancini delle spartizioni, l’esito tremendo potrebbe essere arrivare fuori tempo massimo per adempimenti come quelli europei che richiedono “camice di forza” nei tempi e nelle soluzioni attuative. Non sarebbe l’una o l’altra delle parti in gioco ad uscire ridimensionata, ma la paralisi, la sconfitta delle mete auspicate!
Rodolfo Carelli
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