Un Teatro che si Chiama Desiderio

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Il titolo ricalca un famoso film di Elia Kazan  (era un tram!)  eppure si addice al caso nostro davvero uno strano caso che ha dell’assurdo in senso inversamente sproporzionato al “teatro dell’assurdo” tutt’altra faccenda. Ci riferiamo al teatro cittadino improvvidamente denominato “D’Annunzio”(personalmente mai accettata detta denominazione) tornato clamorosamente alla ribalta dopo il risanamento delle non poche magagne strutturali,di manutenzione,gestione e funzionamento al quale oggi si guarda come a una salvifica reincarnazione della cultura e del prestigio locale, più pedestremente come a un contenitore da riempire di contenuti e magari sia o fosse. La scorsa settimana presso il Circolo Cittadino il cui Presidente alias Maecenas atavis (!) motu proprio supplisce provvidenzialmente (musica e altro) all’inerzia di un’amministrazione comunale a dir poco “in-becille”(da lat. baculum= senza bastone) ha avuto luogo un incontro sulla oramai annosa e grottesca questione di codesto teatro, a tutt’oggi un oscuro oggetto del desiderio della comunità. Al tavolo la Prof.ssa Roberta Scaglione docente RM3 (Creazione imprese e cultura),Marta Leonori capogruppo PD Regione Lazio, il valido giovane Leonardo Magliocchi consigliere comunale (PD) con la partecipazione straordinaria (a latere) di Enrico Forte direi non “fortissimo” come la benemerita sorella Maria(!) comunque energetico nel suo puntuale intervento (mi permetto divagare data la fraterna amicizia),moderatrice la inarrestabile, sempre presente  Anna Eugenia Morini in arte <M La figlia del secolo a venire>!. Salvo le impeccabili relatrici moderatrice compresa il tema della discussione <Quale teatro?> purtroppo e prevedibilmente è sfumato in una doxa (in greco chiacchiera) sui massimi sistemi, se si vuole una “critica della ragion pura” cioè un’astrazione non configurandosi a tutt’oggi una “ragion pratica” pertanto così è se vi piace. Almeno due “assiomi” vivaddio sono stati enunciati gestione e ufficio promozione, settori nevralgici per un teatro che si rispetti finora bellamente ignorati o fraintesi comunque estranei  all’idea di teatro naufragata,purtroppo, in una farsa anziché nel più nobile modello di “commedia” l’essenza del vero teatro,l’archetipo del teatro moderno cioè la “commedia dell’arte”detta anche “all’improvviso”, nel caso locale una squallida improvvisazione mescolata a improntitudine. Finora si è vergognosamente rimosso che cosa sia un ufficio promozione,un direttore, il senso e il concetto di teatro nell’antica grecia e da sempre una liturgia laica cioè un momento assembleare (gr.>laitourghìa), un polmone vitale della città per la sua valenza democratica e culturale. Ora che il “contenitore” è stato restaurato e riabilitato è d’uopo riempirlo di contenuti, in quale modo o maniera non  è dato per ora conoscere. E’ incontestabile che si richieda una progettualità, un concorso di idee oltre che il debito coinvolgimento degli addetti ai lavori e soggetti collaterali competenti le competenze, appunto, considerato che gestire e sorreggere un teatro ha dei costi comunque elevati quindi abbisognano sovvenzioni pubbliche e/o private nonché uno staff qualificato all’uopo dal direttore artistico e non a una squadra di maestranze tra “attori”, “comparse”, “figuranti” preposti ad allestire una commedia che non sia degli errori o del pressappoco! Solerti peraltro a riattivare lo spazio-teatro ad ampio raggio ossia in termini multifunzionali: rappresentazioni/spettacoli, attività laboratoriali tenute da professionisti del mestiere concernenti 1)storia del teatro 2)rapporto e complementarità teatro e cinema 3) rudimenti di tecnica della recitazione 4) scrittura di testi e/o sceneggiature 5) rudimenti di dizione ed esercizi di letture interpretative 6) ipotesi circa la formazione di una compagnia stabile impegnando prevalentemente soggetti giovani e meno giovani del luogo/territorio 7) coinvolgimento degli interessati alla cosa teatrale e non precipuamente le scolaresche. Si auspica altresì che la riapertura del teatro/sipario possa significare finalmente la fine di quell’ingannevole illusione che ci ha mortificato per troppi anni, al tempo stesso l‘accensione di quella provvida ed esaltante illusione che soprattutto il teatro sollecita per essere di fatto l’illusione delle illusioni, l’illusione per eccellenza lasciandoci felicemente sedurre da essa. Soprattutto la presa d’atto che il teatro è una finzione sul palcoscenico, un’entità concreta e visibile nella città (il termine greco théatron deriva dal verbo theàomai= vedere),dunque, un teatro chiamato desiderio finalmente esaudito!

(gimaul)

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