Le potenzialità degli esseri umani – di condurre una vita buona, di essere contenti e felici, di essere liberi – sono molto maggiori di quanto riusciamo concretamente a realizzare. (Amartya Sen)
Il libro autobiografico La mia casa è il mondo. Un’autobiografia (editore Mondadori) di Amartya Sen, economista indiano Premio Nobel dell’Economia (1998), fin dalla Prefazione si sofferma, in maniera sintetica, sui primi ricordi dell’infanzia e adolescenza trascorse a Santiniketan (la dimora della pace), nel Bengala occidentale, in India, legati ai viaggi, agli anni affascinanti vissuti nella scuola sperimentale e progressista, fondata dal poeta visionario Tagore, il «grande mistico», Premio Nobel della Letteratura (ottenuto nel 1913 per il lavoro analitico nel campo della teoria delle scelte sociali basato sulle carestie, sulla disuguaglianze e la disparità di genere) che ebbe una notevole influenza sulla sua iniziale formazione scolastica e una profonda influenza sul suo pensiero.
L’autore, originario di Dacca, la capitale del Bangladesh, dopo aver accennato alla sua istruzione universitaria prima a Calcutta, capitale del Bengala, e poi a Cambridge (1953), presso il Trinity College (in Inghilterra), e al periodo del suo insegnamento presso l’università di Delhi, dichiara che la sua autobiografia è un piccolo tentativo di parlare di cose che conosce, che ha acquisito e di cui ha avuto direttamente esperienza.
La ricca e articolata autobiografia di Amartya Sen, considerato un «intellettuale globale», personalità di altissimo profilo e uno dei più grandi pensatori contemporanei, scritta nel corso di oltre un decennio, per la maggior parte in estate all’Hotel “Le Dune” di Sabaudia, in Italia, e al Trinity College di Cambridge, in Inghilterra, è composta da cinque parti, ventisei capitoli e 531 preziose e illuminanti pagine.
Nelle parti iniziali del testo l’autore ripercorre i primi tre decenni della propria vita, trascorsi soprattutto tra il Bengala e l’Inghilterra. Rievoca gli anni felici e allegri trascorsi in famiglia a Dacca, dove il padre insegnava chimica presso il campus dell’Università e dove il nonno paterno, noto studioso di sanscrito e di filosofia indiana, era giudice nei tribunali. Un periodo esaltante, ricolmo di sensazioni di gioia, provate a Mandalay (in Birmania), di esperienze ed emozioni, di viaggi ricchi di storia e di stimolazioni familiari tra genitori e nonni paterni e materni, tra zii, cugini e amici.
Le donne, i viaggi nei fiumi navigabili del Bengala e le vacanze stagionali sono stati un punto fermo dei ricordi infantili, spesso accostati a poesie e romanzi letti in quel periodo. Nel ripensare ai felici giorni di scuola l’autore ricorda di aver potuto godere di una buona istruzione scolastica e della costante compagnia di bravi compagni di classe e di amici straordinari, con i quali visse esaltanti esperienze culturali.
Un ricordo particolare viene dedicato al poeta Tagore, morto nel 1941, un amico di famiglia, fondatore della prestigiosa scuola a Santiniketan, una persona importante per le idee particolarmente stimolanti per l’ampiezza culturale sul mondo contemporaneo, che ebbe per la formazione di Amartya una significativa rilevanza, fin dall’infanzia. L’autore fu allievo di Tagore nella scuola innovativa e progressista di belle arti, senza muri, dove si tenevano, da parte di bravi insegnanti lezioni all’aperto, sotto un albero, promovendo una conoscenza universale e utilizzando la libertà e il ragionamento.
Una particolare attenzione Amartya Sen la rivolge ai saggi nonni materni e alla loro grande cultura classica e scritturistica, alla loro formidabile competenza di sanscrito e delle tradizioni indù, alle cugine e ai cugini con i quali ha trascorso lunghi e piacevoli periodi estivi insieme, durante le vacanze scolastiche a Gurupalli nel «villaggio degli insegnanti».
Amartya Sen ricorda con lucida precisione luoghi, case e persone con le quali ha convissuto momenti gratificanti e produttivi discutendo su vari argomenti, inerenti anche le ingiustizie presenti nella società indiana, come le diseguaglianze di casta e di genere, e la storia dei rapporti in India fra le tradizioni indù e musulmane. Tra le prestigiose persone incontrate durante gli anni dell’adolescenza, l’autore tratteggia la straordinaria personalità di Gandhi, il grande leader dell’India vicino, nella lotta contro le diseguaglianze del sistema castale e della disparità economica, ai diseredati della società.
Nell’ultimo capitolo della prima parte dell’Autobiografia Amartya Sen si sofferma sull’importanza che ha avuto nella sua formazione lo studio del sanscrito (la lingua ufficiale dell’India) e della letteratura antica indiana, l’approccio del pensiero e dell’etica di Buddha e l’interesse della filosofia della matematica e del ragionamento matematico.
News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.



















