La rivoluzione sessantottina contro l’autoritarismo e il moralismo imperanti

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Gli anni sessanta del XX secolo in Italia, ma anche in quasi tutti i paesi del mondo, furono caratterizzati dal movimento sessantottino, un movimento rivoluzionario socio-politico-culturale, pacifico, che coinvolse soprattutto gli studenti ma anche gli operai e gli intellettuali nei confronti dell’autoritarismo e del moralismo imperanti. Sorto negli USA (Università di Berkeley) nel 1964, transitò in Francia nel 1968 e poi in Europa e nel resto del mondo, e fu caratterizzato da un’evoluzione sociale, politica e tecnologica che stravolse con una rapidità eccezionale le consuetudini acquisite nel tempo nella società, nella scuola e nel mondo del lavoro. Cambiarono in Italia, infatti, le forme e gli atteggiamenti socio-politici nei confronti del lavoro (Statuto dei lavoratori 1970), del diritto allo studio (Presalario universitario per gli studenti più meritevoli), della moda (la stilista Mary Quant inventò la minigonna che diventò subito, si fa per dire, un abito universale), del cinema (Per un pugno di dollari di Sergio Leone (1964),  Agente 007 – Licenza di uccidere  di Terence Young (1962), della musica  (The Beatles, 1960 – The Rolling Stones, 1962 – Pink Floid, 1965, ecc. . Celentano, 1956 – Mina, 1958 – Gino Paoli, 1959 – Fabrizio De André, 1961 – Festival di Woodstock, 1969,  ecc.), della società (da agricola a industriale, da rurale a urbana, ecc.),  dei trasporti (Fiat 500, che conferisce libertà di viaggiare), della cultura (Herbert Marcuse, Michel Foucault, ecc.),  ecc. L’intero decennio degli anni sessanta è rimasto indelebile nel mio intimo sentire in quanto, caratterizzato dal conseguimento della maturità classica e poi della laurea, mi diede le basi culturali e professionali che mi sono servite nella vita per la famiglia e per il lavoro, ed anche per ampliare, in senso socratico, il sapere personale negli ambiti più svariati al fine di poter leggere e fare fronte alla realtà in maniera analitica e critica.  Gli anni sessanta furono distinti, infatti, da una grande emancipazione giovanile che segnò uno stacco rapido e profondo con il passato, tant’è che i ventenni di oggi dovrebbero sapere che i ventenni di quel tempo, oggi nonni: – guardavano le belle ragazze in minigonne e stivali, o in pantaloni a zampa d’elefante, o in lunghi soprabiti che la sciavano intravedere le gambe; osannavano la libertà sessuale; – ascoltavano attraverso le audiocassette (1963) le canzoni di Gino Paoli, Bruno Martino, Gigliola Cinquetti, Fabrizio De Andrè, Rita Pavone, Milva, Ornella Vanoni, i Dik Dik, Lucio Battisti, Mina, Adriano Celentano, Caterina Caselli, Nada, Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Patty Pravo, Rino Gaetano, i Beatles, i Pink Floid, i Pooh, e tanti altri ancora: alcuni dei quali in auge tuttora; – usavano la Fiat 500, la Lambretta o la Vespa, o quelli sportivi la moto Gilera “Saturno” e andavano ai concerti all’aperto, talvolta nel fango, ballando e gridando in mezzo alla gente senza condizionamenti, in piena libertà; – sognavano l’amore e ripudiavano la guerra (make love, not war!!!!!): volevano amare e non morire per colpa di menti criminali al potere. Non c’era il pc, né internet, né il cellulare, né lo smartphone, ma c’era la TV di Stato in bianco e nero, che aveva un solo canale e che  non attraeva se non per un interessante spettacolo del sabato sera con Mina; lottavano il moralismo gretto e ottuso con i loro comportamenti libertari e progressisti.

La rivoluzione sessantottina contro l’autoritarismo e il moralismo imperanti, oggi dovrebbe essere da stimolo per frenare pacificamente la sfrenata corsa agli armamenti, per bloccare le invasioni di Stati sovrani, e per ritornare universalmente a parlare di pace e non di guerra facendo ritornare di moda lo slogan make love, not war! (fate l’amore, non fate la guerra!).

Francesco Giuliano

 


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Francesco Giuliano
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).