Al Circolo Cittadino si ricorda l’architetto Italo Ranieri

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Appuntamento venerdì 4 luglio, alle ore 17, con “In ricordo di Italo Ranieri. 1935-2022”. “Per chi vorrà intervenire è un’occasione per raccontare, confrontarsi e riconoscere Italo: l’uomo, l’architetto, l’amico – spiegano gli organizzatori -. Per chi vuole, o non potrà partecipare, si può inviare un ricordo, un episodio, un tratto nascosto, inviando una e-mail a [email protected]“.
Interverranno il dott. Saverio Corasaniti, ex Magistrato già Presidente del TAR, il prof. arch. Carlo Severati, Galleria Embrice – già Ordinario di Storia dell’Architettura all’Università Roma Tre, l’arch. Francesco Becherucci, Professionista – Studio Ranieri, Celina Mattei, Architetto, Pietro Cefaly, Direttore Scientifico Casa dell’Archiettura, e Stefano Gori, Capo di Gabinetto del Sindaco A. Finestra.
«Posso dire che (a parte la famiglia Taviano) Italo è stata la prima persona che ho conosciuto appena arrivato a Latina da Messina, nel settembre 1970 – scrive Antonio Magaudda -.  Ricordo, che un paio di giorni dopo il mio arrivo, passeggiavo in Piazza della Libertà con Martino Taviano quando, di fronte alla Caserma dei Carabinieri, incontrammo Italo; Martino ci presentò e, chiacchierando, seppi che era Segretario dell’Ordine degli Architetti, costituito a Latina, poco più di un anno prima (25 luglio 1969). Seppi anche che Italo era stato il maggior promotore della fondazione, una volta raggiunto il numero minimo (25) per la costituzione di un Ordine Provinciale (fino ad allora gli Architetti di Latina erano iscritti all’Ordine di Roma). Quando gli dissi che mi sarei iscritto anch’io, con la sua innata disponibilità, mi diede un appuntamento per il giorno successivo, alla sede dell’Ordine (che a quel tempo era in Via E. Filiberto, nel palazzo della Banca Nazionale del Lavoro). E così, espletate tutte le formalità, mi iscrissi all’Ordine di Latina, con il n.36. Ovviamente restammo in contatto, in seguito consolidato in sincera amicizia, nel periodo della pubblicazione e approvazione del PRG di Sabaudia, per il quale io redassi le tavole pubblicate (riportando le centinaia di osservazioni giunte); in seguito, insieme, ricevemmo dal Comune l’incarico di redigere i Comprensori, nei quali era suddiviso il territorio comunale. In quell’occasione ebbi la possibilità di constatare il rigore che metteva nel prendere le decisioni necessarie; penso che, a parte qualche abitante di Sabaudia (come Nello Ialongo, geologo, oltre che Sindaco del tempo), Italo fosse il maggior conoscitore del territorio di Sabaudia, oltre che, ovviamente, di Latina. Era il periodo del “mitico” Studio Tecnico S. Marco (STSM), con Elio La Rocca e Massimo Panini, e più di recente, dell’Assessorato alla Pianificazione,con la Giunta Comunale Finestra, durante il quale Italo continuò a lavorare col massimo rigore, la massima competenza, la massima disponibilità nei confronti dei colleghi, ed il massimo impegno nel sociale, che lo hanno sempre contraddistinto. In conclusione, per quanto mi riguarda (e, sono convinto, per molti altri colleghi), mi sembra di poter affermare che, prescindendo dai vari Consigli succedutisi nel tempo, Italo verrà sempre identificato con l’Ordine degli Architetti di Latina».
«Mio cugino Emilio Ranieri mi chiede di raccontare del papà – per me  zio Italo – di come l’ho conosciuto e di come gli ho voluto bene» ricorda invece Anna Guffanti. Io sono nata e cresciuta in Brianza dove vivo tuttora ma da sempre le vacanze le passavo a Latina dai nonni: era bellissimo! All’età di 14 anni sono venuta a Latina per studiare e lì ho passato quattro anni con la nonna, zia Maria e lo zio Italo. Lo zio aveva 14 anni più di me e man mano che io crescevo lui diventava per me sempre più giovane perché la differenza di età a poco a poco fra di noi si accorciava !! Era giovane anche per il suo lungo ciuffo di capelli neri che solo lui portava e per quell’abito di lino bianco che si era comprato con grande disappunto della nonna (tutti indossavano infatti abiti scuri !) ma che lo facevano sembrare un attore del cinema! Aveva, come architetto –  una cassettiera intoccabile ; e come tutte le cose proibite era per me oggetto di un grande desiderio : aprirla, toccare tutte quelle “cosine proibite” che c’erano dentro. Pastelli colorati, boccette di china di tutti i colori, righelli, pennelli e squadrette. Tutto in ordine, tutto preciso tanto che se io avessi toccato qualcosa lui sicuramente se ne sarebbe accorto e mi avrebbe sgridato ! Lo zio sapeva tutto !! O meglio ti convinceva di sapere tutto perché poi iniziava a spiegare e lui amava spiegarti ogni cosa di qualsiasi argomento si parlasse. Sarebbe stato un bravo “Professore” ! Crescendo però  mi infastidiva questo modo di essere :  lo contestavo e da adolescente sostenevo sempre  il contrario di quello che sosteneva lui. Io – definita dai miei compagni “ rigorista del c….” ( erano gli anni 67-68 e il linguaggio era questo ! ) – avevo vent’anni, notavo sempre di più le sue incoerenze, mettevo in risalto le cose che diceva, quello che si riprometteva di fare , le soluzioni affascinanti che descriveva ma poi : nulla di fatto, erano tutti sogni mai realizzati . Ma intanto faceva sognare anche me !! Superata l’adolescenza mi sono ritrovata a poca distanza da lui: anch’io ero adulta, ero moglie, ero mamma e lo zio procedeva davanti a me ma a poca distanza !! Con la maturità rivedevo in lui il ricordo dei nonni di cui lui era stato l’erede. I nonni e la fede per esempio, la frequentazione della chiesa, la messa quotidiana e ho scoperto anche nello zio questo aspetto religioso e di fede che nella casa dei nonni di Latina abbiamo sempre respirato. Ultimamente ci sentivamo spesso e mi aveva promesso di farmi avere i risultati di un lavoro di riordino delle sue carte che stava facendo. E così mi mandò l’”albero genealogico” della nostra famiglia , ma anche il “foglio matricolare” del nonno Emilio che era nato nel 1885 , era stato ferito in Guerra nel 1916 e poi congedato definitivamente perché amputato di una gamba. Ora che lo zio non c’è più mi rendo conto di essere rimasta l’unica ad aver conosciuto in vita il nonno Emilio. E quest’anno grazie alla documentazione dello zio siamo andati a vedere il paesino della Slovenia dove il nonno aveva combattuto e perso la gamba . Se avessimo potuto raccontarlo allo zio Italo sarebbe certamente stato molto contento !!».


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Paolo Iannuccelli
Paolo Iannuccelli è nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 2 ottobre 1953, risiede a Nettuno, dopo aver vissuto per oltre cinquant'anni a Latina. Attualmente si occupa di editoria, comunicazione e sport. Una parte fondamentale e importante della sua vita è dedicata allo sport, nelle vesti di atleta, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, promoter, consulente, nella pallacanestro. In carriera ha vinto sette campionati da coach, sette da presidente. Ha svolto attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà, cercando di aiutare sempre deboli e oppressi. É membro del Panathlon Club International, del Lions Club Terre Pontine e della Unione Nazionale Veterani dello Sport. Nel basket è stato allievo di Asa Nikolic, il più grande allenatore europeo di tutti i tempi. Nel giornalismo sportivo è stato seguito da Aldo Giordani, storico telecronista Rai, fondatore e direttore della rivista Superbasket. Attualmente è presidente della Associazione Basket Latina 1968. Ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali, pubblicato libri tecnici di basket e di storia, costumi e tradizioni locali Ama profondamente Latina e Ponza, la patria del cuore.