La curiosità non invecchia

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La curiosità non invecchia                                                         Elogio della quarta età                                                                                               di Massimo Ammaniti

           La vecchiaia  può essere guardata e considerata come una fase di declino triste e                            disperato oppure, al contrario, come una nuova stagione dell’esistenza                               da attraversare con ugual curiosità o interesse.                            (Massimo Ammaniti)       

Nell’Introduzione del libro La curiosità non invecchia. Elogio della quarta età (Edizione Mondadori) l’autore, Massimo Ammaniti, illustre psicanalista italiano, sostiene che l’argomento centrale del saggio è la vecchiaia e la difficoltà a invecchiare e anche le insospettate e grandi opportunità che questa stagione della vita offre all’essere umano.

La vecchiaia, ultima stagione dell’esistenza umana, è un evento geneticamente annunciato; pertanto viverla serenamente è importante soprattutto continuando ad essere curiosi, a non avere paura del nuovo, ad avere interesse per quello che accade nel mondo, ad essere ancora attivi nel trasmettere alle nuove generazioni conoscenze e competenze, ed essere desiderosi di viaggiare, conservare efficienza cognitiva e imparare a riflettere sui grandi interrogativi della vita. L’autore spera con questo libro, con i racconti delle persone  incontrate e conosciute nella sua vita di poter sfatare alcuni luoghi comuni sull’invecchiamento.

Il libro è composto da tredici capitoli dai titoli evocativi e dai diversi   argomenti come l’antico tema del desiderio inesaudibile di conoscere sé stessi e gli altri che orienta l’esistenza umana. Un altro desiderio è quello di invecchiare affrontando in modo attivo l’inevitabile declino del corpo e della mente raccogliendo e rielaborando i ricordi personali.

Altro importante tema è il tempo che passa, dimensione interiore personale, che può cambiare nel corso della vita anche nella vecchiaia, quando il senso del tempo è più lento, più lungo, più pieno. Pertanto si può invecchiare passivamente o attivamente.

Il prolungamento della vita è importante curando la propria integrità psicofisica, coltivando i propri interessi e accettando i cambiamenti dell’età. Il tempo che scorre, come parte del flusso della vita, caratterizza l’esistenza umana che ha bisogno dello «slancio vitale» per essere attivi, operosi e dinamici.

Durante la vecchiaia riaffiorano i ricordi indelebili del passato e si prova rimpianto per gli amori, le amicizie e gli interessi coltivati in un mondo scomparso. E l’autore, nel soffermarsi sulla rilettura del tempo passato, fa riferimento ai racconti e alle esperienze vissute da Marcel Proust, Thomas Mann, Tomaso di Lampedusa, Raffaele La Capria, Andrea Camilleri e da molti altri scrittori nelle cui opere il passato riemerge sotto varie forme.

Quando si è fortunatamente nonni, si guarda anche al domani, al futuro, si nutrono interessi e affetti per i nipoti con i quali si stabiliscono relazioni intense, compiacendosi di rivivere, tramite loro, una seconda infanzia.

In età avanzata della vita il corpo, fedele compagno dell’anima, fa sentire, improvvisamente e imperiosamente, con i suoi acciacchi, la sua voce. Il suo ruolo, parte integrante della nostra identità, è importante nell’invecchiamento per la qualità dell’esistenza, perché non ci asseconda più e perché l’equilibrio e la coordinazione sono più limitati creando problemi e questo  richiede maggior attenzione. È necessario, con  l’incedere degli anni, cogliere tutto ciò che di positivo la vita quotidiana offre nonostante le inevitabili rinunce e limitazioni.

La triste decadenza della vecchiaia, fase finale dell’esistenza, ci induce ad avere rimpianti e sogni perduti, a recuperare il tempo perduto per quello che non si è potuto o voluto fare. I rimpianti ci legano a doppio filo al passato e congelano la nostra vita.  

L’amore e l’amicizia, sentimenti importanti e indispensabili della vita delle persone, sono parte di quel patrimonio di affetti e consuetudini che arricchisce l’esistenza di ogni individuo. Con gli amici, con i quali si rimane legati idealmente e affettivamente, si condividono idee e progetti che si vogliono realizzare. Quando si è vecchi, l’aver avuto forti e solidi legami, è essenziale e necessario per rapportarsi nella società e affrontare la complessità delle situazioni e delle dinamiche relazionali.                                         Durante l’invecchiamento l’amore assume il volto della tenerezza e della protezione reciproca e si affievolisce il desiderio di intimità sessuale che non scompare ma si esprime in modi diversi.

Quando si invecchia i sogni, che aprono una finestra sul nostro inconscio, provvedono ad alimentare e arricchire il nostro mondo interiore.   I sogni sono «una sorta di termometro personale dei nostri stati d’animo, dei nostri timori, delle nostre ansie e delle nostre aspettative».

Con il progredire dell’età i sogni ricorrenti, soprattutto quelli legati alla morte di persone care, diventano più importanti anche se, secondo la letteratura psicanalitica, vengono ricordati di meno.

La perdita di persone care e di amici, e conseguentemente della  elaborazione del lutto, è una esperienza triste e dolorosa creando, oltre che angoscia, un forte senso di incolmabile disperazione, di vuoto e solitudine.

Ogni essere umano nel corso delle varie fasi della vita vive emozioni di paura e di ansia. come risposta emotiva di fronte a un pericolo reale, come stato di tensione, venata di timore, per un pericolo imminente, reale o immaginario. Quando si invecchia le paure e le ansie riguardano prevalentemente la salute e il decadimento fisico, psicologico e cognitivo. Si vive costantemente in uno stato di stress, di tensione emotiva, di iper-vigilanza che incidono negativamente, procurando disturbi di ansia.

Argomento principale del saggio è la curiosità e desiderio di conoscere. Durante l’intera vita esistono diverse forme di curiosità (epistemica, percettiva…) che spingono le persone ad apprendere e a esplorare per allargare i confini della loro esperienza e del loro sapere.  La curiosità, oltre che sete di conoscere, amplia e arricchisce la capacità di guardare, con occhi pieni di stupore e di meraviglia, la vita e il mondo, ma anche se stessi e gli altri. Lo stupore, unitamente all’entusiasmo, obbliga a esplorare, a fare ipotesi, a istituire connessioni e a non accontentarsi di spiegazioni semplici.

Quando si invecchia la curiosità può continuare a mantenerci vivi per agire e per elaborare progetti per il futuro. Con l’avanzare degli anni, quando si è anziani, si può raccontare e raccontarsi, rileggere la propria vita, le nostre esperienze e le nostre conoscenze.

Il pensiero della morte, che è sempre difficile da concettualizzare, è il banco di prova della propria vita. La morte è un “enigma doloroso” per il quale siamo soliti usare perifrasi eufemistiche come  “si è addormentato”, “è salito al cielo” o “se n’è andato”.

La nostra vita è punteggiata anche dell’interrogativo  «Tutto finisce con la morte oppure esiste un Principio Superiore?». Per chi crede e ha una fede religiosa, la vita sulla terra finisce, ma prosegue e si  completa nell’aldilà, e  per chi non crede tutto finisce con la morte. Il tema dell’aldilà e dell’esistenza di un Principio Superiore suscita interpretazioni e interrogativi  diversi in chi non ha una fede religiosa.

La curiosità non invecchia. Elogio della quarta età è un saggio che, con la sua prosa incalzante e con la finitezza analitica dei contenuti, suscita un grande e profondo interesse. Un libro denso e prezioso, stilisticamente rigoroso ed elegante, che lascia nel lettore un senso di dolce pienezza e offre interessanti spunti di riflessione per vivere serenamente e con maggior consapevolezza l’ultimo tratto della vita umana.


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