L’Eterno ritorno del fango : Il Fallimento della Foce del Duca

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L’Eterno Ritorno del Fango: Il Fallimento della Foce del Duca

Quella che si staglia oggi davanti agli occhi di cittadini e turisti non è semplicemente una duna costiera o un accumulo naturale di detriti. È il monumento all’incapacità cronica di una serie di amministrazioni ed enti pubblici che, negli anni, hanno dimostrato una maestria invidiabile solo in una cosa: lo spreco di risorse collettive.

La Foce del Duca è di nuovo completamente ostruita. È il simbolo di promesse volate via col vento e di soldi — i soldi di noi contribuenti — letteralmente “insabbiati”. Nonostante i proclami trionfali, i fiumi di parole versati su progetti di ripristino e riqualificazione, la realtà è nuda e cruda: un canale soffocato che mette nuovamente a rischio la vita biologica del lago di Fogliano e l’immagine stessa del nostro territorio.

Non si tratta di una fatalità meteorologica o di un evento eccezionale. È un fallimento annunciato. Solo pochi mesi fa, le autorità competenti avevano assicurato che i lavori avrebbero rappresentato una soluzione definitiva, non il solito “intervento tampone” destinato a durare quanto un castello di sabbia davanti alla marea.

Eppure, eccoci di nuovo qui. Il quesito che sorge spontaneo, e che richiede una risposta urgente e trasparente, è uno solo:

Com’è possibile che i 70.000 euro spesi meno di un anno fa non abbiano prodotto alcun risultato duraturo?

Settantamila euro sono evaporati tra le draghe e i verbali di fine lavori, lasciando dietro di sé il nulla. Quei fondi, che avrebbero dovuto garantire la circolazione delle acque e la salute dell’ecosistema, sembrano essere stati gettati direttamente in mare, insieme alle speranze di chi credeva in una gestione oculata della cosa pubblica.

Il blocco della Foce del Duca non è solo un problema estetico o un disagio per la navigazione. È un attentato ecologico silenzioso. Il lago di Fogliano, gioiello della nostra biodiversità, dipende vitalmente dallo scambio idrico con il mare. Senza questo sbocco:

L’ossigenazione cala drasticamente, mettendo a rischio la fauna ittica.
La salinità si altera, compromettendo l’equilibrio della flora locale.
Il ristagno delle acque trasforma un paradiso naturale in una potenziale palude insalubre.
Ciò che fa più rabbia non è solo l’inefficacia tecnica degli interventi, ma il muro di silenzio e incuria che circonda la vicenda. Dove sono finiti i responsabili della vigilanza? Perché non è stata prevista una manutenzione ordinaria costante, preferendo invece interventi d’urgenza costosi e, a quanto pare, totalmente inutili?

Il territorio non può più permettersi di essere governato da “proclami stagionali”. La Foce del Duca necessita di una visione ingegneristica seria e di una responsabilità politica che vada oltre il taglio del nastro. Così Maurizio Guercio in un suo post.

La politica degli interventi “una tantum” ha fallito. Ogni metro di sabbia che oggi chiude la foce è un atto d’accusa contro chi non ha saputo — o voluto — pianificare. Non servono altre parole, né altri stanziamenti a fondo perduto senza un piano di gestione pluriennale.

I cittadini chiedono conto di ogni singolo euro speso e pretendono che la Foce del Duca torni a respirare, non per una stagione, ma per sempre. È ora che chi ha sbagliato ne tragga le conseguenze e che si smetta di trattare il nostro patrimonio naturale come un cantiere elettorale a cielo aperto. La sabbia ha coperto il canale, ma non può coprire la verità.

Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)


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