Terracina, 7 luglio 2025. Una serata estiva come tante nel cuore del litorale pontino si trasforma in un incubo di polvere e detriti. Il ristorante Essenza, fiore all’occhiello della gastronomia locale e insignito della prestigiosa Stella Michelin, è nel pieno dell’attività. Lo chef Simone Nardoni e la sua brigata si muovono con la solita precisione millimetrica tra i tavoli di via Cavour.
Intorno alle 22:30, il silenzio della cena viene squarciato da due boati sordi. Non è il vento, che pure soffiava forte quella sera, ma la struttura stessa che cede. Il solaio del locale piomba improvvisamente sulla sala, travolgendo clienti e personale. In pochi secondi, l’eccellenza culinaria viene sepolta sotto tonnellate di macerie.
Il bilancio è drammatico: dieci feriti, tre dei quali in condizioni critiche. Ma la notizia più dolorosa arriva poco dopo il ricovero d’urgenza: Mara Severin, 31 anni, sommelier e anima della sala, non ce la fa. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile non solo nella squadra di Nardoni, ma in tutta la comunità di Terracina. Testimoni oculari descrivono scene di panico, con detriti finiti fin sul marciapiede esterno e i soccorritori che, in un silenzio irreale, scavano a mani nude tra la polvere di quello che era considerato un tempio del gusto.
Con il sequestro immediato dell’area, la Procura di Latina apre un fascicolo per omicidio colposo e lesioni gravi contro ignoti. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, finisce la tenuta strutturale dell’immobile. Un dettaglio emerge subito con forza: appena sei mesi prima del crollo, nel gennaio 2025, il tetto era stato oggetto di importanti lavori di ristrutturazione e impermeabilizzazione.
La domanda che ha guidato i periti, per quasi un anno, è stata semplice quanto terribile: perché un solaio appena ristrutturato ha ceduto di schianto?
La consulenza tecnica affidata all’ingegner, Claudio De Angelis, ex comandante dei Vigili del Fuoco di Roma, ha rappresentato il punto di svolta. La perizia ha analizzato minuziosamente:
I materiali impiegati: Verificando la conformità e il peso dei nuovi strati di impermeabilizzazione.
I carichi strutturali: Valutando se il solaio originale fosse in grado di reggere le modifiche apportate.
La sequenza degli eventi: Ricostruendo i “segnali” che l’edificio potrebbe aver dato prima del collasso definitivo.
Le indagini hanno evidenziato come l’accumulo di materiali o un’errata valutazione dei pesi durante la ristrutturazione invernale potrebbero aver compromesso la stabilità del solaio, rendendolo vulnerabile alle sollecitazioni esterne, incluso il forte vento registrato quella sera.
Maggio 2026. A quasi un anno dal disastro, l’indagine è ormai in dirittura d’arrivo. Negli ultimi giorni, i tre soci del ristorante hanno ottenuto il dissequestro parziale dei beni all’interno della struttura. Un’operazione delicatissima, coordinata dal Commissariato di Terracina, che ha permesso di recuperare attrezzature da cucina, arredi e una preziosa collezione di vini, sopravvissuta miracolosamente al crollo.
Tuttavia, il recupero dei beni è solo l’anticamera dell’atto finale della magistratura. Entro la fine del mese è atteso l’avviso di conclusione delle indagini. Questo atto formale trasformerà il fascicolo, finora a carico di ignoti, in una lista di nomi che dovranno rispondere, a vario titolo, della sicurezza del locale e della corretta esecuzione dei lavori edilizi.
La chiusura dell’inchiesta non restituirà alla città il suo ristorante stellato, né alla famiglia, Mara Severin. Tuttavia, i risultati della perizia De Angelis promettono di fare luce sulle responsabilità tecniche, chiudendo un cerchio di dubbi e speculazioni che ha segnato l’ultimo anno della cronaca pontina. Per Terracina e per il mondo della ristorazione italiana, la fine di questa indagine rappresenta il primo passo necessario per provare a superare un trauma che ha dimostrato quanto possa essere fragile, a volte, l’essenza stessa della bellezza.
Alessandra Trotta (Giornalista e scrittrice)
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