Angela Maria Bianchini si laurea in Medicina nel 1960, nel ’65 si specializza in Neurologia e Psichiatria. Lavora presso i manicomi di Roma e di Ceccano, i quali chiuderanno a seguito della legge Basaglia , nel 1978.
Dottoressa Bianchini, chi era Franco Basaglia, l’autore della legge 180 che dispose la chiusura dei manicomi ?
Era la punta emergente di un iceberg. E quell’iceberg, quella parte sommersa, eravamo tutti noi che operavamo nel campo psichiatrico dell’epoca. Eravamo in uno stato di disagio e di malessere. Ho sentito in prima persona cosa volesse dire essere uno psichiatra e cioè prendersi cura dell’anima.
Basaglia scriveva che il manicomio era “un campo di concentramento, un campo di eliminazione, un carcere in cui l’internato non conosce il perché né la durata della condanna”. Era effettivamente così?
Per occuparsi della sofferenza umana Basaglia, che io ho conosciuto personalmente negli anni ’70-’80, pensava non occorressero strutture, contenimenti, camicie di forza, isolamenti ma, in primo luogo, restituire dignità ed umanità a chi in certi momenti della propria esistenza- e può capitare a chiunque- è soggetto a questa sofferenza dell’anima.
Io stessa, quando alcuni pazienti mi dicono: “Pensi come sono ridotto, ho bisogno dello psichiatra”, li rassicuro spiegandogli che non c’è da vergognarsi nel prendersi cura della propria anima.
Basaglia ha fatto uscire dai luoghi di reclusione, dove non c’era comunicazione alcuna tra la sofferenza e la struttura deputata a tale reclusione, tantissime persone. Ha voluto affrontare insieme a loro un cammino di sollievo.
Già da tempo, però, gli psichiatri più sensibili, s’erano resi conto che occorresse cambiare l’impostazione terapeutica. Voglio ricordare l’allora Direttore dell’ospedale psichiatrico di Lucca, il Dott. Mario Tobino che già nel 1950 scriveva, in uno dei suoi tanti libri, che i cosiddetti pazzi non sono malati, ma sono i cosiddetti sani che non capiscono il mondo e le leggi di tali persone.
Qualche esempio, in questo senso?
Mi piace ricordare l’esperienza di ricovero della poetessa Alda Merini, sottoposta ad elettroshock per disturbo bipolare. Ha lasciato scritto :” Ogni giorno cerco il filo della ragione ma forse non esiste, o mi ci sono aggrovigliata dentro”.
Oggi noi conosciamo numerose patologie psichiatriche che allora non avevano nome. Come si è evoluto il trattamento del paziente psichiatrico?
Le etichette della patologia psichiatrica sono state e sono in continua divisione. Per esempio, nella sfera sessuale, le cosiddette perversioni sessuali del passato, ora sono considerate devianze, cioè variabili della sfera sessuale. Per non parlare, poi, dell’omosessualità. A questo proposito ricordo genitori che negli anni ’50, ’60, ’70 trascinavano il figlio con tendenze omosessuali richiedendo di sottoporlo ad elettroshock.
Sono state acquisite nuove patologie, per esempio lo shopping compulsivo, la dipendenza dal gioco d’azzardo, i disturbi alimentari come anoressia e bulimia.
Il trattamento terapeutico attuale è ad indirizzo contemporaneamente psicologico e farmacologico, con prevalenza dell’uno o dell’altro secondo un programma che viene concordato con il paziente, come se fosse una libera scelta terapeutica.
La legge Basaglia ha avuto esiti positivi o sfavorevoli per la società italiana?

Esiti positivi, senza dubbio. Oltretutto è stata copiata ed applicata in tanti altri paesi, addirittura continenti. Come tutte le leggi, però, per poter ottenere al meglio i risultati sperati, occorre che sia applicata in modo adeguato. Le strutture sul territorio, i Csm ( Centri di salute mentale) dovrebbero essere in numero adeguato, aperti h24, con adeguato numero di operatori che possano formare una rete interdisciplinare (medico, psicologo, infermiere, assistente sociale) con programmi d’intervento anche a domicilio, se il caso lo richiede.
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