PESCARA- Mai si era visto un ministro dell’Interno dar fiato alle trombe della propaganda, anche il giorno del voto. Colui che dovrebbe garantire, a tutti, la correttezza delle operazioni di voto viola il silenzio. E con esso, non è una novità, viola una antica prassi istituzionale, nel fragore di un posticipo di comizio sulla “bestia”, la potente macchina social di Matteo Salvini. Un tweet prima che si aprano le urne, poi uno a urne aperte, quando i dati mostrano un lieve calo dell’affluenza. Perché l’affluenza è cruciale in Abruzzo. Non è un mistero che più è bassa – e dunque più è basso il voto di opinione – più ha da perdere proprio la Lega, il cui voto, appunto, è più di opinione che di radicamento. A vantaggio del centrosinistra invece molto forte sulle liste.
Anche questa violazione racconta di una spasmodica attenzione all’Abruzzo, perché ogni voto è politico e le urne di stasera rappresentano il primo test politico reale dell’era sovranista. Voti veri, dopo mesi di sondaggi, che misurano la temperatura del paese. E anche il consenso “del” governo e “nel governo”. Come lo racconta una campagna elettorale in cui Salvini si è precipitato in Abruzzo la media di una volta alla settimana, Di Maio anche, col rinforzo di Di Battista, Berlusconi due volte, la Meloni che esprime il candidato presidente tutte le settimane. E poi un esercito di ministri, portaborse, autoblu. Tutti a parlare di tutto fuorché di Abruzzo. Tav, reddito di cittadinanza, caso Diciotti, Macron: nella prima campagna elettorale dell’era sovranista l’unico ad aver messo al centro della sua campagna i problemi reali della regione è stato il candidato del centrosinistra Giovanni Legnini, uno che la sua regione la conosce bene.
Alle politiche dello scorso anno fu un plebiscito per i Cinque Stelle, che raggiunsero il 40 per cento. E che ora temono davvero, perché una debacle in Abruzzo, dopo aver varato una misura simbolo come il reddito di cittadinanza renderebbe pressoché annunciata quella alle europee. Il centrodestra, nel suo insieme, il 35 (con Forza Italia al 15 e la Lega al 14); il Pd al 14 (e il centrosinistra nel suo insieme al 17). Ecco, è questo il punto di partenza per misurare la dinamica nuova in atto: la crisi dei Cinque Stelle, che in questi mesi secondo i sondaggi hanno perso un punto al mese, l’avanzata di Salvini, lo stato di salute del centrosinistra. Dinamica piuttosto evidente in questa competizione partita a due e diventata a “tre”, col centrosinistra dato per morto un mese fa e rientrato in partita.( Fonte HUFFINGPOST)
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