Il Parlamento appeso ad un click. Sui palazzi splende il sole, il Governo s’ha da fare

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ROMA- Chissà cosa ne pensa il Prof. Sergio Mattarella, già docente di Diritto Parlamentare e Giudice della Consulta, della piattaforma Rousseau. Hanno un bel dire i grillini, nel derubricare questa pagliacciata online della Casaleggio Associati ad una mera discussione interna. A ciascuno il suo, dicono Gigino ed i suoi. Noi decidiamo con i click, il Pd con le direzioni, le mozioni, le linee politiche discusse e poi votate. I dem strabuzzano gli occhi, non sanno bene come spiegarglielo, agli amici grillini che no, la Democrazia rappresentativa non funziona così.

La forza delle cose, la “realtà effettuale della cosa”, per dirla con Machiavelli, suggeriscono questa stramba alleanza “giallorossa”. Mettici anche la follia estiva del Salvini furioso al Papeete , ottenebrato com’era un po’ dal Mojito ed un po’ dalla giovane fidanzata Francesca Verdini, impegnativa come soltanto una ventiseienne sa esserlo.

Salvini cercava il voto, le urne, la consacrazione popolare ed invece il senatore semplice di Rignano, al secolo Matteo Renzi, ha arato il sentiero del “governo di responsabilità”, leggi impedire al lumbard di fare asso pigliatutto nel Paese e nel Centrodestra.

E poi, e poi, la politica estera ed internazionale condotta come fosse un gioco di società la domenica pomeriggio. L’alleanza Atlantica mai così in bilico per le goffaggini di  personaggi da osteria a cui venivano affidati i rapporti con la Russia , brillantemente discussi presso la hall del Metropol.

Il ciuffo di Trump pare ne abbia risentito assai, tanto da cinguettare in favore di Giuseppi, fino a pochi mesi fa professore di Volturara Appula.

Potenza del sovranismo al Governo. Da quando al Viminale sono scomparse le felpe e i rosari branditi come fossero un’arma politica, lo spread e i mercati hanno stappato casse di Dom Perignon.

Zinga avrebbe preferito andare dritto alle elezioni, lo sappiamo. Così facendo avrebbe tolto di mezzo un po’ di renziani (dici niente) e plasmato il partito a sua immagine e somiglianza (quale sia l’immagine de “er saponetta”, poi, rimane un mistero!).

Epperò il partito, i consiglieri, le diplomazie, il sempre caro Goffredo (Bettini), l’abile ed astuto Dario Franceschini, nume tutelare di quella specialità tutta democristiana del “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”, do you remeber Giulio?, hanno spinto il Segretario a crederci, ad entusiasmarsi per il “Governo di svolta” con i Cinque Stelle.

Il partito di Bibbiano, su cui il buon Dibbah aveva già pronto il libretto, immaginiamo scritto sotto i buoni uffici di Marco Travaglio, improvvisamente diventa partner affidabile per “cambiare il Paese”,  per “dare un futuro ai giovani” ed altre sciocchezze simili.

Sarà, l’obiettivo è quello di durare il più possibile. Varare una legge elettorale che freghi Salvini ed eleggere un Capo dello Stato non estraneo ai princìpi della Democrazia liberale. Vasto programma. Le mine che cospargono il terreno della legislatura sono molteplici: tav, ilva, giustizia.

Il toto-governo da per scontata la riconferma dell’ottimo Bonafede a via Arenula. Sua l’idiozia dello stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Davvero il Pd, dopo l’infausta parentesi dipietrista, è disposto a cedere ai manettari che mai hanno letto, che so, Cesare Beccaria?

Primum vivere, diceva Craxi. Altri tempi, allora c’era la Politica. Oggi siamo appesi alla piattaforma online Rousseau, che dovrebbe confermare o meno l’accordo con i “Pidioti”. Ora, noi di informatica non capiamo un tubo, ma chi ne sa di più ci conferma che quel voto è una patacca chiaramente incostituzionale.

Sotto il cielo della politica, nei vicoli che circondano i palazzi del potere, splende il sole nel cielo sereno. I deputati ed i senatori, specie quelli che perderebbero il seggio dalla sera alla mattina, son più rilassati . Lo vedi dai trolley pieni di vestiti che trascinano lungo i sanpietrini. Si dura, si spera, si prega, si impreca.

Mangeremo il panettone? Paiono chiedersi gli onorevoli e tutto l’indotto. Chi può dirlo, si naviga a vista.

Aspettiamo Rousseau. Il Parlamento appeso ad una piattaforma privata.


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