ROMA – Aggressione al vigilante nel supermercato: annullata la condanna a Ciaravino. Accolto il ricorso presentato dal legale di Matteo Ciaravino: la quinta Sezione penale della Corte di Cassazione ha dunque, nella giornata di ieri, annullato la sentenza di condanna a due anni e dieci mesi di reclusione maturata nei precedenti gradi di giudizio nei confronti del trentenne di Latina.

Tutto nasce dall’aggressione perpetrata nei confronti di una guardia giurata presso un noto supermercato in zona Piccarello, avvenuta il 28 gennaio del 2018: i responsabili delle gravi lesioni riportate dal vigilante erano stati da subito identificati, appunto, nelle persone di Matteo Ciaravino e di Roberto e Valentina Ciarelli, gli ultimi due già condannati per questi avvenimenti. Da quel 28 gennaio Ciaravino è rimasto recluso fino a luglio del 2019.

Ieri la decisione della Cassazione di annullare con rinvio la sentenza di colpevolezza pronunciata in primo grado e confermata in appello: nei precedenti gradi di giudizio i magistrati avevano infatti ritenuto che la presenza del Ciaravino, così come il suo atteggiamento minaccioso, avessero di fatto rafforzato i propositi violenti del Ciarelli.

Il legale di Ciaravino aveva da subito provato ad incentrare la difesa sul fatto che i nastri delle videocamere di sorveglianza non mostrassero atteggiamenti del suo assistito volti ad agevolare l’intento criminoso del Ciarelli: la Cassazione ha sposato questa linea, ritenendo che la condotta inerte ed, anzi, i tentativi dell’imputato di impedire che il suo amico colpisse la guardia giurata, debbano essere valutati nuovamente, così da stabilire le effettive ed eventuali responsabilità penali del Ciaravino. Queste le parole del suo legale: “Sebbene ben due giudici siano stati sordi a qualsiasi nostro tentativo di ristabilire una verità di fatto, prima ancora che giuridica, non possiamo che ritenerci soddisfatti che la Corte di Cassazione abbia finalmente ristabilito e riconosciuto quel principio di diritto per cui non basta essere presenti sul luogo di un evento criminoso, anche se insieme all’aggressore, per essere automaticamente giudicati colpevoli di quello che l’altro possa compiere, senza averlo potuto in alcun modo prevedere”.


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