“E’ mai possibile….che si disprezzi una categoria di persone che dappertutto trovano una accoglienza cordiale,di cui si loda e s’incoraggia il talento,la cui arte fa accorrere a frotte,col denaro in mano,gente che desidera vederla,ascoltarla e ammirarla? Che contraddizione! Che assurdità! […] Si fidano ….delle mie capacità di curare l’amministrazione del teatro con saggezza e onestà…..noi speriamo in un ricco guadagno e il nostro desiderio più ardente è di poter soddisfare al più presto e del tutto il nostro generoso creditore”: così Goethe ne “La vocazione teatrale di Guglielmo Meister”(W.Meister theatraliche Sendung, in ted. Sendung= missione,vocazione). Goethe amava il teatro,si sentiva prima di tutto un uomo di teatro. Dedico l citazione a Massimo Popolizio grato per il suo puntuale e critico intervento sul teatro,di riflesso sulla scuola (ieri sera,tv) lamentando la disattenzione -io aggiungo l’incuria e insipienza- dello Stato complice la politica verso gli artisti,attori e con loro (aggiungo) gli insegnanti, anch’essi attori spesso offesi e vilipesi. Massimo ha messo bene in chiaro se non l’assurdità senz’altro il limite della “visione a distanza” o teletrasmessa/guidata,quindi, della stessa didattica. Come l’attore così pure l’insegnante ha bisogno del diretto contatto o abbraccio con il pubblico-alunni (ho già ricordato un lapidario lied di Goethe: “Pubblico,pubblico mio/ che sarei senza di te?”). E intanto si va blaterando dei miracolosi mezzi di ultra e alta comunicazione per e nella scuola laddove di essa si è sempre pensato come di un bene-vuoto a perdere tra tagli materiali (economici), danni morali (la dignità dei docenti), sociali( le strutture e contorni tra cui la/le riforme). Per anni si è proceduto con le pur salutevoli, benemerite sperimentazioni pur sempre però delle pezze sia pure a colori (ne parlo nel mio libro), egregiamente rattoppate dagli “artigiani”(docenti). Dove le stesse discipline elette -Latino,Greco,Storia dell’arte- sono considerate ancora un lusso anziché pane quotidiano: N.B. nella metà del ‘700 i tedeschi parlavano in latino e greco; W.von Humbolt nel 1800 s’inventò il Gymnasium indi liceo (classico) come fucina di idee e di lingue (antiche-moderne) non già come mero contenitore etc. Insomma la scuola come effettivo bene culturale,dunque,pubblico. Non una scuola del di tutto un po’, bensì come SERVIZIO di pubblica utilità. A suo tempo,ministro L.Moratti, mi chiesi stupito il motivo (intuibile) della soppressione dell’aggettivo Pubblica (Istruzione),per protesta decisi di mettermi un minuscolo orecchino; alla domanda comprensibilmente stupita di un alunno risposi: “Un dispetto a una donna diversamente pubblica”! E’ questa la scuola del domani?! Parafrasando Saffo: M. Ministra,ministra mi sfuggi,dove vai? G. Vado giù,sempre più giù /mai più risalirò!

(gimaul)


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