LATINA – Un’altra vittoria delle istituzioni nell’opera di contrasto alla criminalità locale si è registrata a Latina, dove un appartamento popolare è stato sottratto alle attività illecite e sarà destinato all’emergenza abitativa per chi ne ha effettivamente diritto. Il Comune di Latina ha ratificato la decadenza dell’assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica alla famiglia De Rosa, che aveva abusato dell’appartamento, utilizzandolo come base logistica per l’attività di spaccio di droga.
L’operazione di sgombero è stata possibile grazie alle indagini svolte dai Carabinieri di Latina, che hanno avuto origine un anno fa con l’apertura di un fascicolo sul gruppo criminale. L’abitazione popolare, situata al civico 11 di via Londra, era stata affidata alla famiglia De Rosa, ma era in realtà abitata da Giulia, soprannominata Cipolla, insieme ai suoi figli. Questi ultimi erano stati coinvolti in un’operazione antidroga, durante la quale uno di loro aveva ferito con un colpo di pistola un nordafricano che occupava un altro stabile abbandonato in via Londra.
Le indagini dei Carabinieri hanno dimostrato che l’appartamento popolare era stato trasformato in una base di spaccio, dove la famiglia De Rosa gestiva la vendita di cocaina. Il gruppo criminale si era dimostrato particolarmente organizzato, riuscendo a fornire dosi di droga a qualsiasi ora del giorno e coinvolgendo anche le donne della famiglia nelle attività illecite.
La legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica prevede la decadenza dell’assegnazione di un alloggio quando l’autorità giudiziaria documenta il suo utilizzo per attività illegali. Sulla base di queste informazioni, l’Ater di Latina ha chiesto al Comune di esaminare la pratica della famiglia De Rosa, scoprendo anche una consistente morosità nei pagamenti dei canoni mensili e delle spese condominiali, pari a quasi 5.000 euro.
La vicenda ha inoltre evidenziato la connessione tra diverse famiglie rom che gestiscono attività illecite in città. La casa di via Londra, inizialmente assegnata a Laura De Rosa, parente della famiglia coinvolta, era stata trasferita a un altro luogo, consentendo al gruppo di Giulia Cipolla di occuparla. Questa intricata commistione tra famiglie criminali mette in luce la complessità della lotta contro la criminalità organizzata.
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