Chiesto il rinvio a giudizio per tentato omicidio nei confronti dell’ex pugile Morandi, che massacrò di botte il prof. Le Foche

22

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di tentato omicidio per Renato Mauro Morandi (classe 1987), l’ex pugile pregiudicato che lo scorso 5 ottobre aveva massacrato di botte il prof Francesco Le Foche, 66enne,(originario di Sezze ) responsabile del reparto di Immunoinfettivologia al Policlinico Umberto I e medico in prima linea durante la pandemia. L’udienza davanti al giudice dell’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 17 luglio.

Secondo quanto emerso da una perizia psichiatrica disposta dal tribunale, Morandi «può affrontare il processo» anche se è stata riscontrata una «diminuita capacità di intendere e di volere al momento del fatto». Le Foche, assistito dall’avvocato Giuseppe Belcastro, era stato colpito al volto con un fermacarte dal suo paziente. Questi lo aveva poi preso a calci e pugni, causando al medico gravi ferite a un occhio, tanto da essere stato operato più volte.

Senza che fosse stato concordato un appuntamento, Morandi si era presentato nell’ambulatorio dell’immunologo in via Po, nel quartiere Salario. «È entrato come una furia, senza dire nulla, e si è gettato contro il professore», aveva raccontato la segretaria agli agenti. Nello studio c’erano anche altri due pazienti, che avevano chiamato il 112. Ma il primo a intervenire era stato Manuel Basile, 39 anni, un poliziotto fuori servizio che, sentendo le urla della strada, era entrato nell’ambulatorio e aveva sorpreso l’aggressore mentre picchiava selvaggiamente Le Foche. «Quell’uomo voleva ucciderlo», ha poi raccontato l’agente scelto.

«Ho sentito delle grida di terrore provenire da un androne, mi sono precipitato all’interno e davanti ai miei occhi si è spalancata una scena molto forte: un energumeno era piegato su un uomo, il medico, a terra privo di sensi. Gli prendeva la testa e gliela sbatteva con forza contro il pavimento. Intorno c’erano la segretaria e degli altri pazienti, quasi tutti anziani».

Alla vista degli agenti in divisa, il 36enne aveva ricominciato ad agitarsi: «Adesso rientro e lo finisco». Poi era scattato l’arresto.

Il motivo di quella violenta aggressione non è mai stato chiarito fino in fondo. Il professore ha parlato di un’insistenza mostrata da Morandi perché visitasse anche il suo cane, molto malato.

” Gli risposi che non ero un veterinario – ha raccontato l’immunologo – ma lui insisteva: “Lei ha salvato me, deve salvare anche il cane, lo so che può fare tutto”. Mi ha mandato anche delle foto su WhatsApp».

Dopo essersi ripreso dal brutale pestaggio, Le Foche aveva telefonato al poliziotto eroe: «Se non ci fosse stato lei, sarei morto». «È una persona fantastica che mi ha salvato la vita, gli sarò sempre riconoscente», ha poi aggiunto il 66enne.

(Fonte Il Messaggero)


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.