Ciò che gli studenti vogliono dalla Scuola, la didattica a distanza, o DaD, non glielo dà

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Nell’era della globalizzazione e di internet, la ricerca continua del sapere, che richiede un notevole sforzo per conoscere il mondo in tutti i suoi molteplici aspetti, fa uscire la mente dalla solitudine in quanto mette ogni individuo in relazione con gli altri relativamente ad un determinato campo della conoscenza, ma al tempo stesso lo libera dagli stereotipi e dalla schiavitù dell’omologazione sociale in una società, dove sono le banalità, le parole senza senso e le immagini televisive a primeggiare e non i fatti, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio e della mente. La ricerca continua del sapere, in definitiva, fa scoprire che l’uomo è spesso dominato dall’opinione, dall’inganno, dalla forza fine a se stessa, dal desiderio, dalla sopraffazione, dalla gelosia, dall’invidia ma, nel frattempo, fa cogliere anche l’essenza della vita e il refolo intimo profondo nascosto in tutti i fenomeni che ci circondano. La ricerca continua del sapere, a dirla semplicemente, crea conoscenza che a sua volta genera altra conoscenza e ci scansa dal trascorrere l’esistenza, sulla base di riflessioni soltanto soggettive, a discutere sugli uomini come se fossero fantocci, e sulle cose come se fossero prive di anima e si esaurissero in ciò che di esse si può dire. Considerazioni queste su questioni che la didattica a distanza, o DaD, non può permettere di trattare perché non risolve il problema didattico connesso con la diatriba relativa al rapporto razionalismo-empirismo. Il filosofo Emanuele Severino, in un suo saggio (La filosofia dai Greci al nostro tempo, vol. II, Rizzoli), sostiene che “il razionalismo sottolinea il carattere occultante della sensazione” e “l’empirismo sottolinea il carattere rivelativo della sensazione”: “due modi diversi, che non hanno tuttavia in comune soltanto il problema, ma anche quelle fondamentali convinzioni teoriche che consentono il costituirsi del problema: l’indubitabilità delle nostre rappresentazioni e l’esistenza della realtà a esse esterna”, … “… due modi … di risolvere il problema della capacità del nostro pensiero di cogliere la realtà esterna.” “Il problema comune al razionalismo e all’empirismo può essere illustrato con una metafora. Supponiamo di voler sapere che cosa ci sia al di là di un muro. Possiamo allora seguire due vie. La prima è quella di tentare di scavalcare il muro: è la via del razionalismo. La seconda via consiste nel raggiungere la conoscenza di ciò che sta al di là del muro, basandosi (perché è difficile scavalcarlo) proprio sull’ispezione della sua superficie visibile: è la via dell’empirismo”.

Ovviamente, un’integrazione ben ponderata delle due vie può dare efficacia a quella che è la didattica attiva,  metodologia connessa con il lavoro cooperativo degli studenti. Essa, basata sulla problematizzazione delle conoscenze e sulla pratica euristica, è relativa all’attivazione di processi di intuizione/invenzione/scoperta delle conoscenze, che ne facilitino la concettualizzazione e sviluppino, nel contempo, l’interesse e la motivazione. La didattica attiva richiede la presenza fisica dello studente, e permette di fargli acquisire consapevolezza e conseguire abilità autonome e capacità critiche. In sintesi, partendo da situazioni concrete e pratiche, mediante l’intuizione, il confronto, la cooperazione e la scoperta, permette di elaborare i concetti e, nel contempo, di acquisire o potenziare la capacità di astrazione. Lo studente, dopo una discussione in classe e sotto la guida dell’insegnante, è indotto ad individuare gli obiettivi da raggiungere e a utilizzare gli strumenti e le modalità operative per la risoluzione del problema posto collettivamente. Così egli passa, gradualmente, per le tre fasi piagetiane dell’apprendimento che sono in ordine: la memorizzazione, l’assimilazione, l’accomodamento e, infine, la concettualizzazione. Lo studente, in sintesi, perviene autonomamente, sulla base del lavoro svolto e dei risultati ottenuti, alla formulazione di una proposizione generale che individua e definisce il concetto (che farà suo per sempre).

Solo chi è rimasto tra i banchi di scuola a condividere con passione, giorno dopo giorno, con gli studenti le loro gioie, le loro sofferenze e le loro ispirazioni, può comprendere che la didattica a distanza non può soddisfare quel che la professione più bella del mondo procura e genera in presenza. Con la didattica a distanza non può instaurarsi quel che il teologo olandese Erasmo da Rotterdam, vissuto a cavallo tra il XV e il XVI secolo, sosteneva:«il reciproco amore tra chi apprende e tra chi insegna è il primo e il più importante gradino verso la conoscenza». Non può esserci apprendimento, infatti, se viene a mancare il primo cardine dell’insegnamento: l’empatia, che esprime la capacità di percepire, reciprocamente e in sintonia, i sentimenti, le emozioni, le esigenze e gli stati d’animo tra il docente e il discente. Il secondo cardine che l’insegnante deve esplicitare, contemporaneamente al primo, è il suo buon umore, che permette allo studente di liberare lo stato d’animo da uno stato di attesa e di ansia che potrebbe impedirgli di apprendere proficuamente. Nel mio primo romanzo “I sassi di Kasmenai” (ed. Il foglio, 2008), il racconto “Do ut des” riporta la seguente considerazione:« “Do ut des – dicevano i Latini! – affermava spesso il Professore di lettere di scuola media, quando voleva sottolineare che il suo insegnamento doveva tramutarsi negli studenti in apprendimento e questo avrebbe permesso loro, mediante un’elaborazione mentale ed una conseguente trasposizione critica delle conoscenze acquisite, di apprendere altre cose ed altre ancora». Una verità indiscutibilmente fondamentale!

Senza dubbio la didattica a distanza può permettere all’insegnante di dimostrare la sua competenza disciplinare, ma non gli può consentire di esprimere a fondo la sua abilità didattica che, in genere, si esplicita non solo attraverso la metodologia adottata, come quella attiva brevemente accennata prima, ma anche attraverso la gestualità, la metafora, le espressioni figurate, ecc., corroborate anche da ricorrenti battute di spirito che risultano utili a stimolare l’attenzione e a superare l’affaticamento mentale. Senza dubbio con la didattica a distanza non si possono eseguire certi esperimenti di chimica, di fisica, di matematica, ecc., che soltanto i laboratori scolastici permettono di mettere in atto. In sostanza, la didattica a distanza è un uso virtuale offerto dalla moderna tecnologia telematica, che non può sostituire integralmente l’insegnamento, che non può fare mettere in pratica alcune metodologie, come quella attiva, realizzabili solo in presenza, e che non consente di discutere in pieno e da tutti i punti di vista sul profondo significato della realtà.

Francesco Giuliano


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Francesco Giuliano
Giuliano Francesco, siciliano d’origine ma latinense d’adozione, ha una laurea magistrale in Chimica conseguita all’Università di Catania dopo la maturità classica presso il Liceo Gorgia di Lentini. Già docente di Chimica e Tecnologie Chimiche negli istituti statali, Supervisore di tirocinio e docente a contratto di Didattica della chimica presso la SSIS dell’Università RomaTre, cogliendo i “difetti” della scuola italiana, si fa fautore della Terza cultura, movimento internazionale che tende ad unificare la cultura umanistica con quella scientifica. È autore di diversi romanzi: I sassi di Kasmenai (Ed. Il foglio,2008), Come fumo nell’aria (Prospettiva ed.,2010), Il cercatore di tramonti (Ed. Il foglio,2011), L’intrepido alchimista (romanzo storico - Sensoinverso ed.,2014), Sulle ali dell’immaginazione (NarrativAracne, 2016, per il quale ottiene il Premio Internazionale Magna Grecia 2017), La ricerca (NarrativAracne – ContempoRagni,2018), Sul sentiero dell’origano selvatico (NarrativAracne – Ragno Riflesso, 2020). È anche autore di libri di poesie: M’accorsi d’amarti (2014), Quando bellezza m’appare (2015), Ragione e Sentimento (2016), Voglio lasciare traccia (2017), Tra albori e crepuscoli (2018), Parlar vorrei con te (2019), Migra il pensiero mio (2020), selezionati ed editi tutti dalla Libreria Editrice Urso. Pubblica recensioni di film e articoli scientifici in riviste cartacee CnS-La Chimica nella Scuola (SCI), in la Chimica e l’Industria (SCI) e in Scienze e Ricerche (A. I. L.). Membro del Comitato Scientifico del Primo Premio Nazionale di Editoria Universitaria, è anche componente della Giuria di Sala del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2018 e 2019/Giacarlo Dosi. Ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia 2017 (Letteratura scientifica) per il romanzo Sulle ali dell’immaginazione, Aracne – NarrativAracne (2016).