Daspo urbano per i barboni. Il nuovo regolamento della Polizia urbana accende le polemiche

207

Vietato bivaccare a Latina, pena allontanamento temporaneo o in caso di reiterazione del comportamento, emissione del “daspo urbano”; e ora ci sono le strade e le aree in cui tutto ciò è proibito. È la novità delle modifiche al regolamento di Polizia urbana del Comune di Latina, approdata oggi in commissione Pianificazione e illustrata dall’assessore Gianluca Di Cocco su delega del sindaco, Matilde Celentano, e dalla vice comandante della Polizia locale, Sabrina Brancato.

Il regolamento già prevedeva alcuni divieti in passato, recependo fin dal 2020 decreti leggi e normative nazionali; ora come si legge nel documento allegato alla proposta di delibera, si inseriscono nuove aree, strade e vie, identificate una per una, su cui sarà impossibile, per i senzatetto, trovare rifugio. Tra queste, l’area del centro storico (da via Neghelli a via Lago Ascianghi, da via Cesare Battisti a via Don Morosini, da corso della Repubblica a piazza San Marco, oltre a siti universitari, complessi monumentali, luoghi di culto e scuole, verde pubblico); le vicinanze dell’ospedale Goretti; parchi e giardini; quartiere Nicolosi (via Marchiafava, via Corridoni, viale Gorizia, via Emanuele Filiberto); via Isonzo (dove ci sono circoli culturali, luoghi di culto, centri commerciali e luoghi di aggregazione). Vengono inoltre richiamati anche altri divieti, peraltro già presenti in passato, dall’imbrattare o danneggiare monumenti o edifici pubblici, percorrere i portici con qualsiasi tipo di veicolo, lavarsi o immergersi nelle fontane, spostare o manomettere i contenitori per i rifiuti, contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento, compiere atti sessuali in pubblico.

Ma il problema che ha scatenato le polemiche dell’opposizione è quello dei senzatetto. La Brancato ha premesso che si tratta di azioni concordate con Questura e Prefettura nei tavoli tecnici e come queste comunque siano con intento inclusivo e non esclusivo, per tentare di far cambiare abitudini e stili di vita ai senzatetto, ad esempio usufruendo dei dormitori. Anche per Di Cocco, “si va a ristabilire la normalità del vivere civile in città sotto il punto di vista del decoro pubblico”.

Secondo Maria Grazia Ciolfi (M5S) però, “si parla del daspo come di una misura preventiva per ‘eliminare fattori di marginalità e di esclusione sociale’ e come se il fenomeno degli homeless fosse un problema di ordine pubblico prima che sociale, soprattutto come se la soluzione fosse allontanarli da determinate aree. Così applicato il daspo, da misura istituita per prevenire la violenza negli stadi, diventa strumento per spostare i senza tetto da un quartiere all’altro della città. Ma la prevenzione non si fa con provvedimenti repressivi. Nessun allontanamento risolverà il problema, toglierà semplicemente queste persone dalla vista di chi vomita odio nascondendolo dietro a parole come decoro e sicurezza”. Anche Dario Bellini (Lbc) evidenzia che “non si comprende la ratio di voler indicare una per una le strade. Ed è un’anomalia portare in commissione una proposta di delibera già pronta su un tema così delicato che avrebbe dovuto interessare anche la commissione Servizi sociali”.

 


News-24.it è una testata giornalistica indipendente che non riceve alcun finanziamento pubblico. Se ti piace il nostro lavoro e vuoi aiutarci nella nostra missione puoi offrici un caffè facendo una donazione, te ne saremo estremamente grati.