Girolamo Siciolante: pittore di Sermoneta

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Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà.          Paul Valéry

Nel nostro territorio un pittore di rilievo, nella storia dell’arte, è senza alcun dubbio Girolamo Siciolante, detto il Sermonetano, che nacque a Sermoneta nel 1521 e morì a Roma nel 1580. In occasione del quinto centenario della nascita dell’illustre artista rinascimentale, in terra lepina si sta predisponendo un vasto programma di iniziative storico-culturali per ricordarlo e onorare la sua eccellente produzione artistica.

La formazione artistica di Girolamo Siciolante avvenne nell’ambito del Manierismo di scuola romana. Fu allievo di Leonardo, detto il Pistoia, e poi di Perin del Vaga. Con quest’ultimo collaborò in varie occasioni soprattutto negli affreschi a Castel Sant’Angelo e a Santa Maria della Pace. Scrisse Giorgio Vasari (1550) che tra «i molti giovani» allievi di Perino, il più dotato era Siciolante, «di cui egli si servì più di tutti».

Con Perin del Vaga, il Beccafumi e altri, Siciolante fu, nel 1543, tra i fondatori della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, ideata da Raffaello. La prima opera nota è legata alla sua città natale, nell’ambito di una serie di restauri promossi da Camillo Caetani, cugino di papa Paolo III Farnese, nel proprio feudo. Si tratta della Madonna col Bambino e San Giovannino fra i santi Pietro e Stefano (datata da una iscrizione al 1541) per l’abbazia a Valvisciolo, oggi nel castello Caetani a Sermoneta.

 Come pittore Girolamo Siciolante fu un protagonista del Manierismo, di quella tendenza degli artisti della seconda metà del Cinquecento (i cui maggiori rappresentanti furono Pontormo, Rosso Fiorentino, il Parmigianino, Giulio Romano e Domenico Beccafumi) che abbandonò lo studio della natura per una nuova concezione della  imitazione artistica (imitazione non più delle opere della natura, ma di quelle dei maestri) e una nuova poetica eminentemente formalistica. Nella sua feconda attività artistica Siciolante risentì anche dell’arte di Michelangelo e di Sebastiano del Piombo.

Il pittore sermonetano visse e partecipò attivamente alla felice stagione artistica della Roma dei papi che sostennero il rinnovamento dell’arte e della città “eterna”. Oltre che a Roma, il nostro pittore conterraneo lavorò a Piacenza e a Bologna.

Alcune importanti creazioni di Siciolante, grazie agli stretti legami con la famiglia dei Caetani, furono espresse, realizzate e conservate non soltanto nel territorio lepino, in particolare a Sermoneta, a Bassiano e a Cori.  Nella sua città natale, infatti, il Museo diocesano accoglie la Incoronazione della Vergine (1560), e presso il Castello Caetani la Pala di Valvisciolo (1541); a Bassiano un Cristo benedicente (1565) e a Cori un altro Cristo benedicente attribuito a Siciolante.

Intensa fu l’attività di Siciolante come pittore di pale di altare, in particolare nell’ultimo decennio di vita. Le sue opere sono esposte presso le grandi collezioni nazionali, in particolare presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, il museo Louvre di Parigi e il British Museum di Londra.

Tra le altre opere sono da segnalare la Sacra Famiglia con San Michele, dipinta a Piacenza (1545-1546), La Madonna con sei santi (1548) a Bologna, nella basilica di San Martino Maggiore,  La nascita di Venere (1565) a Roma nella chiesa di San Tommaso dei Cenci e una Crocifissione nella basilica di San Giovanni in Laterano. Sempre a Roma nel 1563 collaborò agli affreschi della Sala Regia in Vaticano, dove lasciò uno dei suoi maggiori capolavori, La donazione di Pipino, re dei Franchi alla Chiesa.

Dipinse, inoltre, una Trasfigurazione per la basilica di Santa Maria in Ara Coeli, una Natività nella chiesa di Santa Maria della Pace, una Crocifissione per la chiesa di Santa Maria in Monserrato, Storie della Vergine, cappella Fugger in S. Maria dell’Anima, e un Martirio di Santa Caterina per la cappella familiare dei Cesi, nella basilica di Santa Maria Maggiore nel 1568.

Di particolare rilievo fu anche la produzione ritrattistica di Girolamo Siciolante, meno conosciuta, di cui oggi l’unico esemplare che può essergli attribuito con certezza, è il ritratto di Francesco II Colonna, firmato e datato 1561, ed esposto nella Galleria Nazionale d’arte antica di palazzo Barberini.


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