Gli slogan al tempo del Coronavirus

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Andrà tutto bene

       Durante il periodo della pandemia sono stati inventati e utilizzati, oltre a parole e locuzioni completamente nuove (italiane e straniere), frasi brevi ed efficaci e anche slogan per esprimere sensazioni, emozioni, sentimenti, stati d’animo avvertiti per lo straordinario evento epidemico che, improvvisamente e senza precedenti per la rapidità e vastità, è catapultato nella vita quotidiana di intere popolazioni, italiane, europee e mondiali.

A seconda delle diverse fasi temporali, che hanno caratterizzato l’emergenza sanitaria dell’improvvisa diffusione della malattia infettiva, si sono creati e prodotti slogan adatti alle differenti situazioni mediche e sociali, politiche e culturali.

Secondo il Grande Dizionario italiano dell’uso di Tullio De Mauro (Utet editore), slogan è «la formula sintetica espressiva e facile da ricordarsi usata a fini pubblicitari e di propaganda». Gli slogan messi in circolazione in questo periodo sono stati studiati per colpire l’immaginazione individuale e collettiva e per rimanere impressi  nella memoria di ogni individuo. Gli slogan, creati per debellare il coronavirus, contengono messaggi  incisivi che hanno un ruolo primario nell’indirizzare contegni idonei ad evitare e allontanare contagi.                                                                                             Con gli slogan coniati, come formula orecchiabile e suggestiva destinata a rimanere impressa nella mente, si è cercato di diffondere un concetto e nello stesso tempo di persuadere le persone ad assumere atteggiamenti e comportamenti in linea con i pericoli del contagio e della diffusione della malattia.

Gli slogan sono frasi sintetiche, icastiche, scritte su striscioni appesi sui palazzi, sui muri, nelle piazze, negli edifici pubblici e privati. In pochi giorni sono diventati modi di dire entrati nel linguaggio comune e nell’uso linguistico di intere comunità assumendo valori di massime.

Nell’ambito della comunicazione sociale gli argomenti utilizzati dagli slogan hanno tentato di convincere i destinatari ad assumere atteggiamenti di precauzione, di prudenza e di difesa verso il virus. Gli slogan, messi in circolazione dai mass media in maniera insistente e martellante, hanno agito sulla struttura psicologica degli individui suscitando reazioni che hanno operato anche sulla psiche di ogni essere umano.

Oltre ad essere informativi gli slogan cercavano di fare assumere modelli di vita idonei alle circostanze della realtà e hanno mirato a influenzare il modo di pensare e agire di intere popolazioni. Tenendo conto del target, del pubblico, a cui gli slogan erano rivolti, è stato adoperato un linguaggio misto perché ha utilizzato codici diversi: verbali, visivi, musicali e grafici. Dal punto di vista strettamente linguistico gli slogan di utilità sociale, per attirare l’attenzione individuale e collettiva, sono stati ideati e realizzati mediante figure semantiche: metafore, assonanze, metonimie, sinestesi, onomatopee, assonanze e allitterazioni                                                                                              Tra i più diffusi slogan scritti o scanditi a gran voce da singoli individuai e dai più importanti mezzi di comunicazione di massa, o disegnati sui balconi e sulle terrazze delle varie città d’Italia, e non solo, segnaliamo quello più diffuso: Andrà tutto bene.         Questo slogan, ripetuto fin dai primi giorni insistentemente e tra i primi ad essere diffuso con estrema energia, aveva lo scopo principale di rassicurare e di esprimere fiducia e speranza per l’avvenire. È servito per non aver paura, per arginare forme di ansia generalizzata e arrestare comportamenti irrazionali e, forse, distruttivi.

Le circostanze legate all’epidemia di questi lunghi mesi hanno dato vita ad altri slogan che miravano a far assumere corretti atteggiamenti di condotta individuale e comunitaria e sono stati di grande aiuto per vivere e affrontare situazioni di emergenza.

Rimani a casa, Io resto a casa sono stati slogan messi in circolazione da autorità politiche, da esperti ricercatori e scienziati e da singoli cittadini, molto utili per non contagiare i propri cari e gli amici soprattutto durante il periodo della quarantena, del lockdown, dell’isolamento forzato, della chiusura nelle abitazioni private, nel territorio circoscritto delle città, regioni e nazioni. In questo modo la prudenza è stata l’atteggiamento fondamentale per governare se stessi e gestire la situazione pandemica.

Strettamente legato a questa condizione è l’altro slogan Tocca a noi fermarlo (sottintendendo il virus) richiamando  così alla responsabilità personale per sconfiggere il virus invisibile, subdolo che colpisce indiscriminatamente ogni individuo, uomo, donna, bambino, adulto, giovane, anziano.

Nel lungo periodo d’isolamento uno slogan fortemente ripetuto spesso dai responsabili della vita pubblica è stato Italia, insieme possiamo. Parole incoraggianti, rassicuranti che intendevano richiamare e far leva sul senso patriottico, sul senso di appartenenza ad una comunità coesa ad affrontare nell’unità un comune pericolo e un “nemico” da sconfiggere.

Unitamente a questo slogan e nel contesto delle difficoltà sociali, sopraggiunte in maniera devastante nel tessuto della popolazione, è stato coniato un altro slogan Chi può metta e chi non può prenda; un invito ad affrontare con forte spirito di solidarietà situazioni di disagio economico e forse anche di disperazione umana e sociale.

Anche lo slogan Nessuno si salva da solo ha richiamato l’attenzione a superare atteggiamenti e comportamenti individualistici, che isolano e impediscono di trovare soluzioni comuni, e ha incitato a trovare forti vincoli di unione, di cooperazione e di aiuto reciproco.

Slogan martellante di incoraggiamento individuale e sociale certamente è stato ed è La scuola non si ferma per continuare a tener alta la bandiera dell’importanza di una istituzione fondamentale della vita comunitaria e per non danneggiare le nuove e innocenti generazioni future.

 


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