II palazzo Malvaso va demolito entro 60 giorni. Lo ha deciso la Procura Generale di Roma

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L’imprenditore Vincenzo Malvaso dovrà demolire l’edificio di Borgo Piave, come stabilito dal Tribunale di Latina nel luglio del 2017 e poi confermato lo scorso anno dalla Corte d’Appello di Roma che hanno riconosciuto l’ex Consigliere comunale colpevole delle violazioni urbanistiche commesse realizzando lo stabile finito al centro di un’inchiesta del 2013. L’ordine di ripristinare i luoghi entro sessanta giorni, quindi, è scattato per effetto del primo procedimento penale che aveva interessato l’area di Borgo Piave e non riguarda la nuova inchiesta, quella avviata due anni fa, quando l’impresa di Malvaso aveva ripreso i lavori per il completamento del palazzo, sequestrato di nuovo il 30 marzo del 2024. Anzi, la demolizione stabilita dai giudici conferma che la riapertura dei cantieri era illegittima.
L’ingiunzione a demolire è stata notificata nei giorni scorsi a Vincenzo Malvaso, in qualità di amministratore unico della Piave Costruzioni srl, proprietaria del terreno e quindi beneficiaria del permesso di costruire, su mandato dell’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma.
In ogni caso la sentenza di secondo grado ha confermato anche la demolizione dell’edificio decisa dal giudice del Tribunale di Latina, ma solo lo scorso febbraio la sentenza è diventata irrevocabile per il mancato ricorso in Cassazione. Per questo la Procura Generale di Roma ha ordinato ora la demolizione, entro il termine perentorio di sessanta giorni, una volta ottenuto il dissequestro nell’ambito dell’ultima inchiesta. E nel caso in cui non venisse rispettata la scadenza di legge, l’edificio verrebbe demolito dall’autorità giudiziaria con le spese che saranno addebitate a Malvaso, mentre il terreno passerebbe al patrimonio comunale.


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