Lo storico armaiolo e commerciante di Latina Luigi Maione, leggendo un articolo on line sull’ultima composizione del pittore Osvaldo Martufi Bausani – intitolata “Gigi Meroni, l’ultimo menestrello (tempera su tela, 60 x 70 cm.)” – rivolta al funambolico talento granata degli Anni Sessanta, così lo ricorda con affetto e stima, con una vena di nostalgia: «Amici appassionati di calcio, quante volte abbiamo ricordato Vittorio Calvani, Franco Tacelli, Federico Caputi, Mario Faccenda, Tentoni ed altri, mai ci siamo ricordati di Jair. Per fortuna Paolo Iannuccelli rimedia ai nostri errori. Ve lo racconterà lui chi è il giocatore pontino».
Non parliamo della celebre ala destra brasiliana della Grande Inter di Helenio Herrera – la Freccia Nera – idolo dei tifosi di San Siro nella Milano degli anni Sessanta, scomparso lo scorso 26 aprile ad ottantaquattro anni, ma di un suo emulo nato in terra pontina: Osvaldo Martufi in arte Bausani.
Indigeno latinense, il calciatore ha calcato i campi della serie A e B, compagno di squadra del nostro ormai concittadino Maurizio Cavazzoni approdato nel mitico Latina di Lamberti nel lontano 1972-73, in serie D.
Luigi, tornando a parlare con estremo rispetto e stima di Martufi, si stupisce ancora della sua sorprendente e gradita parabola professionale: «Non sapevo della vena artistica di Osvaldo, sono estremamente contento che abbia voluto omaggiare un autentico fuoriclasse quale è stato Gigi Meroni (altro che Best)».
Il ricordo di Maione va poi ai trascorsi giovanili di Osvaldo, alle sue amicizie che illuminano lo sguardo dell’ammiratore dell’ex docente di discipline grafico-pittoriche: «Posso pensare che il maestro di spensierata allegria del giovane attaccante pontino, che in seguito si rivelò un talento eccezionale nella pittura, sia stato Gian Piero Fanelli».
Negli anni 1966-67, prima di approdare nelle file della Reggiana e del Catania, Osvaldo Martufi, giocando nel Latina calcio giovanile insieme a Caputi, Lissandro, Sibilia ed altri giovani talenti, aveva realizzato ben trentasette reti.
Dopo la parentesi catanese, il mediano Paolo Carosi – suo ex compagno di squadra nelle file rossazzurre etnee – andando ad allenare la Lazio al tempo di Maestrelli, accompagnò il talentuoso attaccante pontino nella squadra capitolina per cercare di recuperarlo dal punto di vista psico-fisico. Era la Lazio di Chinaglia e Vincenzino D’Amico, che avrebbe vinto lo scudetto.
Maione rammenta: «Nei suoi anni giovanili, Martufi fu segnalato alla Lazio dal suo osservatore Guenza ma, purtroppo, non se ne fece nulla perché il presidente del Latina calcio Sante Palumbo pose il veto alla cessione dell’estrosa promessa al club biancoceleste».
Sempre alla fine degli anni Sessanta, il Jair latinense fu richiesto dal mister delle giovanili della Roma, De Angelis, dopo un provino brillantemente superato sul campo, ma anche in questo caso restò nel club d’origine.
Questa era la Vecchia Latina, “immortale” per l’amico di sempre Maione che, nel ricordare anche il compianto ed amato Gian Piero Fanelli, mostra tanto affetto verso un personaggio sfortunato nella breve vita. Così poi saluta l’estroso artista: «Ciao Osvaldo. Complimenti».
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